Fenomenologia del logo comune

Il logo di Italia.it, progettato dalla Landor, è costato ben 100.000 euro – o forse 80.000, ancora non si sa.

I requisiti per partecipare al concorso erano assolutamente folli e tagliavano fuori praticamente tutto il fandom dei creativi italiani che, sfortunatamente, possono essere bravi ma sicuramente squattrinati.
Ma avere un fatturato di 1.000.000 di euro negli ultimi tre anni determina per forza un risultato degno di nota?

Mi sono messa a riflettere e ho rispolverato le linee guida che a suo tempo avevo imparato. Per fare un logo non esistono standard come per fare un sito web ma, di sicuro, ci sono dei punti che sarebbe bene aver presenti prima di partire con la progettazione. Poi tutto è affidato alla creatività e all’estro del progettista.

1) Un logo deve rappresentare le caratteristiche del prodotto che andrà a rappresentare o, comunque, non andare in contrasto con l’immagine che si vuole dare di tale prodotto.

Il logo di Italia.it non rappresenta l’italia. Inserire il verde e il rosso (peraltro invertiti, il tricolore è verde/bianco/rosso e non rosso/bianco/verde) non basta, la “t” ha una forma inassociabile sia alla forma globale del nostro territorio sia a una delle regioni. Potrebbe essere la Puglia ma sono solo supposizioni. E se l’intento era di creare una cosa del genere il fatto che si debba andare per supposizioni determina già che c’è qualcosa di profondamente sbagliato.

Dopotutto non solo l’Italia ha il rosso e il verde nella bandiera. In più qui si tratta del logo per il portale dedicato al turismo. Invece di scadere nell’istituzionalità più efferata non era meglio cercare qualcosa che evocasse immagini più artistiche? I turisti che vengono in Italia lo fanno principalmente per il patrimonio storico presente. Quanti spunti possono nascere da una semplice affermazione come questa? Troppi probabilmente.

2) Deve essere una sintesi estrema di ciò che si rappresenta, una forma semplice e di facile impatto.

Ma il logo di Italia.it non è una sintesi. Cercare una sintesi significava innanzitutto non scrivere obbligatoriamente Italia (un payoff non era meglio?). Non si capisce perchè si debba sempre scadere nel luogo comune, nel dover mettere subito sul piatto quello che si vuol vendere. C’era veramente bisogno di scrivere Italia per intero? C’era bisogno di usare 4 font diversi nella sua versione estesa (dopotutto ne esistono due di versioni).
Questo significa ignorare una delle regole più semplici: non inserire troppi elementi che possano confondere il fruitore. O semplicemente, e questa è cosa arcinota, non usare più di due font diversi in un logo. Che non è una legge (di leggi non ne esistono fortunatamente), ma dovrebbe nascere spontaneo se si matura un pò di esperienza e buongusto.

Altra nota dolente è il peso, sia nella versione “it” che in quella estesa. Nel momento in cui si crea un logo bisogna prestare attenzione al peso dei vari elementi. Più il risultato è equilibrato più l’utente finale lo troverà piacevole da guardare e, ovviamente, sarà più corretto da un punto di vista meramente tecnico. Qui il peso cade tutto a sinistra e l’inversione del tricolore forse è stata una scelta per evitare che diventasse del tutto squilibrato.

3) Deve essere adattabile a qualsiasi supporto, dalla stampa al web.

Ci siamo? Nì.

La leggibilità è abbastanza buona anche in ridotte dimensioni, anche se la “t” si perde e diventa solo una macchia verde. Stessa cosa nella versione in bianco e nero.

Anche a livello di trasposizioni sui vari formati non dovrebbero esserci particolarti problemi, anche se resta il fatto che in bianco e nero poi la resa grafica è totalmente impotente. E purtroppo finirà sicuramente su quotidiani et similia.

4) Deve colpire e non deve essere banale.

Vi colpisce?
Personalmente no.

E’ banale?
Sì.

E’ come ostinarsi a pubblicizzare Roma con il colosseo.
Bisogna mettere i colori istituzionali? Ok, ma perchè non rendere il tutto meno superfluo? Perchè non impegnarsi a trovare un’immagine che non fosse così vecchia e polverosa? Che non sembrasse la pubblicità del prestito personale della finanziaria tal de tali?
Siamo a questi livelli, senza nessun interesse per una ricerca visiva più mirata.

E’ vero che tutto è soggettivo. Magari qualcuno potrà argomentare in modo diverso e magari illuminare chi, come me, non è affatto convinto che questo sia un logo da 100.000 o 80.000 euro.

Le 4 regole illustrate prima non sono un obbligo. Ma solo delle linee guida che dovrebbero portare un creativo a un risultato finale che sia valevole da un punto di vista commerciale che estetico.
E che chi fa questo lavoro dovrebbe aver ben presente.

E gli altri? (Piccola addenda di benchmarking)

Provate a dare un’occhiata ai portali dedicati al turismo sparsi per il mondo.

Francia: http://us.franceguide.com/
Giappone: http://www.jnto.go.jp/eng/
Scozia: http://www.visitscotland.com/
Irlanda: http://www.ireland.ie/
Germania: http://www.germany-tourism.de/
Austria: http://www.austriatourism.com/xxl/_site/us/home.html
Danimarca: http://www.danimarca.dt.dk/
Norvegia: http://www.visitnorway.com/
Egitto: http://www.egypt.travel/?flashinstalled=2

Tirate da soli le conclusioni.

3 comments so far

  1. franzina on

    Sempre più d’accordo con la vostra analisi e iniziativa, vi segnalo l’altro fronte della grafica italiana che si sta muovendo in particolare contro lo scempio del logo: trattasi del Ministero della Grafica. Sul loro sito http://www.ministerodellagrafica.org/ hanno redatto un’analisi interessante (peccato sia un’immagine non zoommabile), hanno evidenziato le somiglianze con il logo della Logitech e hanno segnalato i giurati che qui riporto:
    “Laura Biagiotti
    Gianpaolo Fabris
    Anna Martina
    Andrea Pininfarina
    Umberto Paolucci”
    Infine, esprimono con una lunga missiva la vergogna per “la pochezza culturale della Presidenza del Consiglio”. Basta subire queste umiliazioni…

  2. giorgia bimbatti on

    altre motivazioni competenti, dall’associazione italiana per la comunicazione visiva AIAP.
    Interessante il blog SocialDesignZign.

    e non perdetevi l’occasione di firmare la petizione!

    http://sdz.aiap.it/news.php?t=e&ID=7311

  3. caloggero ignazio on

    ho realizzato due siti con migliaia di immagini ad alta risoluzione e schede sul patrimonio culturale della Sicilia. A vedere quanto è stato speso per Italia.it mi sento orgoglioso di quanto ho fatto con pochi soldi e, forse, molto più amore per la mia terra

    http://www.sentieridelbarocco.it

    http://www.patrimoniounesco.it


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