Storia di uno scandalo italiano #2: bandi, appalti, leggi e prenotazioni

Se non l’avete fatto, leggetevi la puntata precedente.

Riprendiamo il filo del nostro discorso.

Il 16 marzo 2004 nasce l’iniziativa del portale turistico nazionale italia.it (che va anche sotto il nome burocratico “Scegli Italia”) grazie all’attivismo del Ministro per l’innovazione Lucio Stanca.

Per due anni, vige una certa incertezza sull’entità economica programmata dell’operazione: sul sito del ministero la scheda del progetto riporta fino al dicembre 2005 140 milioni di euro, il ministro stesso, in un comunicato stampa del marzo 2005 in risposta alle associazioni degli operatori turistici imbufaliti dall’operazione (perchè? questo è un particolare interessante, e lo vedremo dopo), parla di 25 milioni, infine, verso la fine del 2005, si arriva ai 45 milioni di cui parliamo oggi.

Questi i soldi di cui si ciancia. E i soldi veri?

I soldi veri di cui c’è traccia sono effettivamente i 45 milioni famigerati (anzi, con un’aggiunta di una decina di milioni, come vedremo). Di questi, al momento possiamo seguire soltanto quelli in teoria destinati alla realizzazione della piattaforma tecnologica del portale.

Vediamo.

Il 14 giugno 2004, quindi pochi mesi dopo l’inizio della vicenda italia.it, l’industrioso Stanca, con un decreto ministeriale, attinge ai fondi per l’ammodernamento “digitale” del paese stanziati all’uopo da una precedente legge (vedi art. 27), e si cucca per il portale 45 milioni, di cui ben 25 da spendersi nel 2004: 10 perl’infrastruttura del portale, e 15 nei benedetti contenuti digitali.

La cosa notevole però che si evince dall’ultimo documento linkato (prime due righe) è che i soldi previsti per il fabbisogno del progetto non sono 45 milioni, bensì la bellezza di 90 milioni (40 per il portale e 50 per i contenuti digitali!! un dettaglio piuttosto clamoroso la cui scoperta va tutta a Francesco). Evidentemente l’operoso Stanca contava di cuccarsi i restanti 45 con qualche mossa successiva mai arrivata a buon fine. Un vero peccato: un sito sfigato per la cifra di novantamilionidieuro sarebbe stato un record che avrebbe dato lustro all’Italia probabilmente per secoli.

Ora, si sono poi spesi questi 25 milioni di euro nostri nel 2004? E se sì, come? Chissà: quel che è certo è che nel 2004 di italia.it non s’ha nessun segno di esistenza, né conosciamo alcun resoconto d’attività avviate.

Se li hanno usati, non è certo comunque per la piattaforma tecnologica, visto che il bando di gara per l’appalto dei lavori è del 28.2.2005. Lo promuove, come ormai già sappiamo, Innovazione Italia Spa, baracca parastatale travestita da moderna Spa, a sua volta controllata dal baraccone Sviluppo Italia, sorta di oscura e labirintica agenzia governativa dalle attività imperscrutabili, ma ufficialmente adibita allo sviluppo economico del paese. Con gli eccellenti risultati che tutti conosciamo.

Dunque, marzo 2004 italia.it parte, giugno 2004 ci sono già i milioni disponibili, eppure per arrivare al bando bisogna aspettare fino a febbraio 2005, cioè 8 mesi. E quando il bando esce, le aziende interessate hanno tempo 15 giorni per presentare la domanda (bando 28/2/2005, scadenza per le domande: 15/3/2005)! Magie dei ministeri.
Le aziende che hanno fatto in tempo a presentare la domanda, sono tenute poi a presentare la loro offerta entro il 16 maggio 2005: dopodiché non resta loro che attendere l’esito della gara.

Vediamo velocemente alcuni aspetti interessanti del bando.

Per prima cosa, l’oggetto:

Realizzazione dell’infrastruttura ICT del Portale Nazionale per il Turismo Italia.it, acquisizione contenuti e servizi per il caricamento dei medesimi e la traduzione nelle lingue di riferimento, la conduzione del sistema e dei servizi applicativi, inclusa la piattaforma di booking in ASP.

Piattaforma di booking? Già. Tenetela a mente.

Che requisiti economici devono avere gli aspiranti facitori di portali?

un fatturato globale per forniture di tipologia analoga a quella oggetto della presente gara per un importo complessivo realizzato nel triennio antecedente non inferiore a 12.000.000 EUR

Zut. Se consideriamo che il bando per la realizzazione del misero loghetto-cetriolo richiedeva al designer un fatturato di 1 milione di euro, 12 milioni per quel popo’ di piattaforma son perfino pochi.

Importante: “durata dell’appalto 24 mesi”.

Infine, per non rischiare di annoiarci troppo, l’immancabile gag:

La piattaforma tecnologica dovrà essere disponibile on-line entro tre mesi dall’aggiudicazione ed i servizi e le attività accessorie di sviluppo, personalizzazione, manutenzione e gestione dovranno essere assicurati per l’intera durata del contratto. (VI.4)

Finito di ridere? Bene, continuiamo.

Nel mentre che si svolge la gara, nel maggio 2005 esce una delle tipiche, nostrali leggi-monstre, quelle leggi che s’occupano di tutto, dalla circonferenza degli pneumatici alle tecniche colturali della barbabietola nana. Questa legge ha anche un articolo, il 12, che nei commi 8-11 si occupa del nostro portale: in pratica vi si ribadiscono i 45 milioni stanziati dal decreto ministeriale di Stanca dell’anno precedente, e si aggiungono sul piatto 9 milioni di nostri euro (4,5 l’anno per il 2005 e il 2006: dunque si parla di un totale di 54 milioni effettivamente stanziati!) bizzarramente sottratti agli accantonamenti riservati al Ministero per l’Ambiente. Insomma, morirà qualche stambecco, ma che l’Italia abbia il suo portalone!

Torniamo al bando per l’appalto. Il 16 settembre 2005, la spasmodica attesa finisce. Curiosamente, la gara risulta conclusa il 16 settembre, ma già due mesi prima, il 4 luglio, in un comunicato stampa Sviluppo Italia annuncia i vincitori. Boh.

Vediamo il succo dell’avviso di conclusione della gara (datato 18 novembre 2005, quindi due mesi dopo l’effettiva assegnazione dell’appalto).

Importo totale degli appalti: 9 milioni di euro (sui 20 disponibili per il portale: e gli altri 11? Mistero).

Vincitori: “associazione temporanea imprese tra IBM Spa (capogruppo) con I.T.S. Spa e Tiscover AG (mandanti)“.

(Nota a margine: dall’avviso apprendiamo che i partecipanti alla gara erano 6. Conosciamo i vincitori, ma degli altri 5 nulla sappiamo. Sarebbe molto interessante sapere chi sono e contattarli, per avere la loro opinione sull’andamento dell’appalto)

Ora, poichè la durata dell’appalto era di 24 mesi, e queste aziende hanno ricevuto l’incarico il 16 settembre 2005, significa che il prossimo settembre 2007 luglio 2007* cesseranno di occuparsi del portale. Le immancabili schiere di co.co.pro sono avvertite (per inciso: hanno nove milioni di euro per fare un sito, e usano contratti co.co.pro. Incredibile quanto possa far schifo un essere umano, no?).

*Contrordine! In questo articolo di Repubblica l’AD di Innovazione Italia, Falavolti, ci informa che il consorzio terminerà il suo appalto non a settembre ma a luglio 2007. Il che combacia alla perfezione con quanto scrittoci da un collaboratore di italia.it che chiede comprensibilmente di restare anonimo, il quale per l’appunto ci ha detto che il suo co.co.pro terminerà allegramente proprio a luglio 2007.

Poi, per dire: il bando di appalto prevedeva la clausola di messa on line della piattaforma a tre mesi dall’assegnazione dell’appalto: che significa settembre 2005 + 3 mesi = dicembre 2005. Italia.it, on-line, c’è andato nel febbraio 2007: 15 mesi dalla data di assegnazione! Ora questo anno di ritardo, questo non rispetto di una clausola del bando di gara, oltre a dimostrare di non saper lavorare, non dovrebbe comportare per le dette aziende una bella penale, ergo un bel risparmio dei nostri soldi? Sempre che il ritardo non sia dovuto alla piattaforma, magari davvero pronta dopo tre mesi, ma ai famigerati contenuti da caricarci su. Ma di questo parleremo in apposito post.

E di queste aziende proveremo ad occuparci nella prossima puntata.

Ma prima, una piccola coda per riprendere gli spunti lasciati in sospeso.

Torniamo al comunicato stampa in cui il Ministro Lucio Stanca s’accapigliava con un rappresentante di un’associazione di categoria degli operatori turistici.

Vien spontaneo chiedersi: ma perchè gli operatori turistici dovevano imbufalirsi per un portale destinato a promuovere l’Italia nel mondo?

La risposta è semplice, e ce la dà l’oggetto del bando di gara:

Realizzazione dell’infrastruttura ICT del Portale Nazionale per il Turismo Italia.it, acquisizione contenuti e servizi per il caricamento dei medesimi e la traduzione nelle lingue di riferimento, la conduzione del sistema e dei servizi applicativi, inclusa la piattaforma di booking in ASP.

Già, già. Quelli delle agenzie turistiche temevano, con questa storia di un sistema centralizzato di prenotazioni on-line, di perdere il lavoro.

Chiaramente, solo un folle, o uno sprovveduto digitale, può pensare che uno sportello di prenotazioni on-line che intercetti il turismo di un’intera nazione sia un qualcosa di fattibile o di minimamente minaccioso. Il rappresentante degli operatori turistici era evidentemente uno sprovveduto digitale.
E il ministro Stanca, e i vertici di Innovazione Italia, che questa ideona l’hanno avuta e promossa finché hanno potuto, cosa sono? Folli no, la loro posizione sociale lo dimostra. Degli incompetenti: questo è decisamente più plausibile.

Comunicato di Stanca del 21 settembre 2004:

Già finanziato un Portale Nazionale, vetrina interattiva per turismo, cultura, “Made in Italy”, agro-alimentare e ambiente, ma anche porta telematica d’accesso diretto alle prenotazioni

Scheda progetto italia.it tenuta sul sito del ministero per tutto il 2005:

progettazione e realizzazione di un portale, denominato in via provvisoria “Scegli Italia”, con l’obiettivo di:

* promuovere e rilanciare l’ offerta turistica italiana
* convogliare le prenotazioni
* ridare competitività alla principale industria del Paese rappresentata dal turismo.

(…)
Per la realizzazione del sistema di prenotazione e del portale saranno necessari investimenti per 40 milioni di euro

Alla fine rimane una constatazione, e una domanda.

Il consorzio di aziende ha vinto la gara per realizzare una piattaforma tecnologica che comprendesse, come elemento tutt’altro che secondario (tanto da essere esplicitamente menzionato nel bando di gara), anche una piattaforma di booking. Per fare tutto ciò hanno ricevuto 9 milioni di euro nostri. La piattaforma di booking non l’hanno fatta.

La domanda è: i soldi (nostri) risparmiati da questa “mancata lavorazione” che diavolo di fine hanno fatto?

4 comments so far

  1. […] Documenti Ministeriali, Documenti di Innovazione Italia, Storia di uno scandalo italiano Parte I e Parte II. Davvero impressionante il lavoro che stanno facendo. Da leggere era anche un altro post che per […]

  2. […] Parte seconda […]

  3. frap1964 on

    Piano, piano … con la “mancata lavorazione” il testo del bando di gara parla chiaro: le varianti NON sono ammesse. La piattaforma di booking la DEVONO fare, non è un optional.

  4. […] Che poi sarebbe il ns. portalone. E’ chiaro ora a cosa doveva servire il mega-sistema centralizzato di prenotazioni, mai realizzato, e di cui s’è già parlato alla fine di questo post? […]


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