Italia.it : parla IBM

UPDATE 01/04/2007: in modo serio è un parolone !

Anna Masera de LaStampa.it, unica al momento, nel panorama giornalistico della stampa nazionale, ad occuparsi in modo serio dello stato [ penoso … ;-) ] del progetto www.italia.it, intervisterà molto presto IBM e ci chiede se abbiamo delle domande da porre.

Siete ancora qui ?

LaStampa.it

12 comments so far

  1. Fabrizio on

    Una domanda (quasi retorica): non è “singolare” che la gara per la fornitura dell’infrastruttura tecnologica del portale sia vinta proprio dall’azienda in cui il ministro Stanca era dipendente?

    (eh sì, c’è un sacco di gente maliziosa là fuori, meglio mettere a tacere quelle malelingue ;) …)

    Inoltre, per quale motivo sarebbero esattamente in contenzioso con Sviluppo Italia?

  2. Aristofele on

    ….fra poco i frangenti impetuosi e le folate violente di questa tempesta in un bicchier d’acqua si placheranno,…….e tutto tornerà a scorrere tranquillo .

  3. David Orban on

    Ecco un po’ di domande:

    – Chi erano i membri delle commissioni aggiudicanti per il logo? Ci sono notizie che la decisione finale non fosse fatta da grafici (e si vede)
    – Ci sono stati progetti alternativi che non sono stati poi utilizzati? Erano più interattivi? Se sì perché si è scelto una struttura di sito passiva?
    – Perché non è presente il modulo di prenotazioni (booking) di cui si era parlato agli inizi? E’ in fase di test, oppure è stato abbandonato?
    – Perché le regioni non hanno cominciato a produrre i contenuti necessari?

  4. Old Jacques on

    @fabrizio: “Una domanda (quasi retorica): non è “singolare” …”
    Mi sembra una domanda colo per polemicizzare: se non si trattasse di uno dei Big mondiali, appunto IBM, e invece dell’aziendina di campagna, magari sì. Ma l’IBM ha una struttura globale e esperienza decenale da leader per poter affrontare con serietà un progetto del genere, senza fare una piega.

    E no, non lavoro con IBM, ma non si può attaccarli solo perché grandi e importanti, qualche punto positivo hanno pure loro.

  5. Luca Carlucci on

    E’ molto probabile che finirà come tu dici, Aristofele. Tutti, qua, abbiamo messo in conto la cosa.

    Il che, però, non sposta di una virgola i termini del motivo radicale e fondante di questo blog: riaffermare il valore della coscienza e dell’iniziativa individuali verso la condotta del potere, uscendo da quel fatalismo e da quella passività che, ormai da troppi anni, hanno consegnato mani e piedi questo paese nelle mani di una classe di incompetenti e di inetti, nella più totale impunità.

  6. Old Jacques on

    @david “Chi erano i membri delle…” e “Ci sono stati progetti alternativi che non…”
    Basta fare un giro con technorati e si trovano le risposte. Quello che non ho ancora trovato, ma non è certamente da chiedere a chi gestisce il progetto portale, e di poter vedere le (199+) soluzioni alternative di logo.

    Per la seconda domanda non capisco io, che sono pure webmaster, cosa intendi: interattivi in che senso? Com’è che il sito attuale è “passivo”? Per quanto riguarda il progetto, occorre valutarlo come se tutti i pezzi “rotti” o “ancora da integrare” ci fossero (il progetto lo provvede, anche se non ho trovato nessuno con copia del “progetto esecutivo”).

  7. paolo on

    Io ho scritto questo commento, chissa’ se lo pubblicano ….

    ——————

    Suggerimento: dai una occhiata a tutti i blog post che linkano a italia.it, sono pieni di suggerimenti. Li trovi a
    http://technorati.com/search/italia.it

    Dovendo scegliere un solo punto, la mia riflessione potrebbe riferirsi alla cosidetta “wisdom of the crowds” (saggezza delle masse?!?) e al cosidetto Web2.0.
    E’ possibile imparare qualcosa dal successo di Wikipedia? Dal fatto che la migliore enciclopedia al mondo sia fatta da volontari? E’ pensabile che molti italiani siano desiderosi di contribuire gratuitamente per inserire e correggere tutte le meraviglie presenti in Italia, semplicemente perche’ amano l’Italia, a patto che siano immaginati e creati degli strumenti che rendano cio’ facile e gratificante? Ugualmente si puo’ imparare qualcosa dai successi di Flickr.com e YouTube.com? Io credo di si’ e che piuttosto che creare una cattedrale costosissima e rigida, l’IBM dovrebbe cercare di creare un bazaar in cui diverse persone possano contribuire con la loro conoscenza e passione. Un approccio dal basso, se vuoi.
    Ne ho scritto (in Inglese) piu’ lungamente qui: http://www.gnuband.org/2007/02/28/what_can_we_xss_inject_into_the_new_40_millions_euros_portal_italiait_better_help_in_redoing_it_ritaliacamp/

    Ah, e che ne dici del fatto che molte persone si stanno organizzando per ricreare Italia.it? Solo perche’ amano l’Italia e vogliono contribuire?
    Vedi rItaliaCamp a http://wiki.bzaar.net/RItaliaCamp

    Io chiederei a quelli dell’IBM: “cosa ne pensate? pensate che possano essere d’aiuto? andrete al rItaliaCamp?”.

    Stiamo assistendo ad un cambio di prospettiva: dall’etica protestante (del lavoro) all’etica hacker (del lavoro) ma qui in Italia tardiamo un po’ ad accorgercene ;-(

  8. ste on

    Io vorrei sapere perché nessuno di madrelingua tedesca ha dato una occhiata alle orribili traduzioni pieni di errori, e penso che vale lo stesso per l’inglese (Italy, she is …).

    Ma forse non è l’IBM il colpevole.

  9. Old Jacques on

    @ste
    abbiamo già cominciato commentare sulle lacune presenti nella sezione inglese di italia.it nella parte inglese di scandaloitaliano.
    Tra mettere a disposizione a chi l’italiano non capisce traduzioni di alcuni articoli, pubblicare spiegazioni/ceontestualizzazioni per rendere comprensibile a loro la fonte di tanto indignazione, non c’è ancora tanto contenuto originale in inglese (ma si sono lanciati entrambi i siti una settimana fa, e nessuno paga ormai ai betatester per il loro lavoro) ma stiamo cercando di raccogliere testimonianze. Se conosci qualcuno che vive all’estero (meglio ancora se straniero DOC) vorremmo pubblicare le osservazioni di potenziali utenti “veri” del portale a http://italianscandal.wordpress.com/feedback-on-italiait/

  10. ezekiel on

    io proporrei due domande semplici:

    1) quale è esattamente la tecnologia dietro la “piattaforma tecnologica” oggetto della mega-commessa

    2) quale struttura ha realmente progettato (?!) e realizzato il portale.
    Non per mettere alla gogna, anzi ho già espresso la mia solidarietà ai semplici lavoratori coinvolti in un tale pasticcio, ma per capire con quali competenze vengono gestiti progetti di una tale portata.

    riguardo alle numerose iniziative dal basso, lavori completi di analisi, restyling, rifacimenti non bisogna commettere l’errore di scambiare il (raro) senso civico con il business!!

    storiella a quiz zen:
    un uomo deve costruire un muro in casa sua, chiama un muratore e gli dà 200 euro, ma questo invece glielo costruisce storto, brutto, con i buchi, le scritte oscene e ci mette 6 mesi.
    cosa fa secondo voi l’uomo?

    a) gli insegna a costruire un muro?
    b) chiama i suoi amici e si fa aiutare per costruire un nuovo muro molto più bello e alla moda di quello pensato precedentemente?
    oppure
    c) insegue il muratore con la roncola, si fa ridare i 200 euro e chiama un muratore decente?

    considerate:
    uomo = noi cittadini
    casa = lo stato
    muratore = le imprese vincitrici
    soldi = i NOSTRI soldi

    insomma, idee belle e stimolanti ma lo scandalo in oggetto è un altro discorso…

  11. Fabrizio on

    @old jacques

    la mia domanda non vuole essere polemica nei confronti dell’azienda, ma nei confronti dei requisiti (del bando di concorso) che hanno di fatto consentito l’accesso a pochi e del fatto che non sappiamo nulla sulla sull’andamento del concorso in sè.

    In effetti vorrei rivolgerla a Stanca questa domanda…

  12. […] di cose. Oggi tocca al canale Tecnologia, a cura di Anna Masera. Già protagonista in passato nel seguire la vicenda di […]


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