Contenuti testuali: Caltanissetta e l’oscuro mistero di San Cataldo

Dopo Toscana, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria, Trentino Alto Adige e le Marche, continuiamo il nostro giro d’Italia sul portale sterzando bruscamente, e finalmente, verso sud in compagnia di Alberto, che, novello Martin Mystére, ci porta per mano a scoprire le bellezze di Caltanissetta e dei suoi transdimensionali dintorni.

Cosa fare in una soleggiata domenica siciliana? Come evadere dalla noia cittadina e sfruttare queste belle giornate quasi estive che l’Isola ci regala? Bene, con una bella gita fuori porta per i paesi della provincia di Caltanissetta, è la risposta che ci siamo dati.

Ma come fare per orientarci tra i numerosi siti di interesse storico e naturalistico che il territorio, generoso, ci offre? Anche in questo caso ci siamo dati una risposta ma, purtroppo, sembra proprio quella sbagliata!

In questi giorni, infatti, si è tanto parlato del portale Italiano del turismo, che abbiamo deciso di usufruirne per ottenere preziose informazioni sui punti di interesse della provincia. Abbiamo, così, iniziato la nostra ricerca leggendo attentamente e con avidità sempre crescente le numerose (ehm…) e dettagliatissime (koff koff…) informazioni disponibili per ogni comune.

Scopriamo, così, come il nome arabo di Caltanissetta, Q’al’at Nissa, voglia dire “Castello di Nissa“. Eppure è strano… Chi è mai questa fantomatica Nissa?
Documentandoci un poco, infatti, sembra che la traduzione corretta o, comunque, più accreditata sia quella di “Castello delle donne”, come conferma la relativa pagina di Wikipedia o la differenza nei risultati prodotti da google (637 contro 13).

Tra refusi, ripetizioni e “varia ortografia”, approdiamo alla pagina dedicata al comune di San Cataldo, un centro a circa 8Km dal capoluogo. La presentazione, però, è quantomeno strana. Recita, infatti:

È la frequentata spiaggia dei leccesi che, a pochi chilometri dalla città, possono godere di un buon arenile e dell´ombra della pineta.

Di massicce presenze di leccesi a San Cataldo, sinceramente raramente ne abbiamo sentito parlare; ma, ancor meno, eravamo a conoscenza del fatto che in paese vi fosse una spiaggia o, addirittura, il mare! C’è proprio qualcosa che non quadra… Cosa dovrebbe portare i leccesi tanto lontani dalla loro Puglia? E dove si nasconderà questa favolosa spiaggia? E, ancora, dov’è la pineta, la cui ombra tanto sollazzo sembra procurare?

Mah! Andiamo avanti nella lettura:

Sulla rada, a sud, si trovano i resti del Porto Adriano, costruzione che l’imperatore fece erigere nel sec. 130 d. C., i cui i grossi blocchi di pietra che formavano la banchina e il molo erano alla fine dell´`800 ancora presenti in grande quantità; furono purtroppo demoliti per dare spazio a una nuova sistemazione.

E qui ci troviamo veramente spaesati! Una rada, a sud di San Cataldo? L’Imperatore Adriano vi fece erigere… un porto?!
Ma per vedere il mare i Sancataldesi devono fare almeno una trentina di chilometri; qua, invece, si parla di banchine e di moli!! Vuoi vedere che anche questa volta Wikipedia potrà illuminarci?

Infatti, è così: cercando “San Cataldo”, ci appare una nota disambigua che ci avverte che, oltre ad essere stato un vescovo irlandese, essere il nome di un quartiere di Bari, di una frazione di Motta Camastra e del paese della provincia nissena, è anche una “località balneare in provincia di Lecce, situata a pochi chilometri dal capoluogo salentino”.

Ancora stentiamo a crederci… i realizzatori del sito hanno veramente scambiato un comune siciliano con la “frequentata spiaggia dei leccesi”?

Sembra proprio così e sembra anche che, per avere informazioni sulla provincia di Caltanissetta, non servissero quarantacinquemilioni di euro, ma bastasse farsi un giro sul Portale Sicilia che, per la verità, dà molte più informazioni!

6 comments so far

  1. Paolo Tramannoni on

    Insomma, a seguire le indicazioni del portalone si potrebbe finire a voler giocare a beach volley in montagna… Non ci sono più dubbi: gli autori del portalone sono Totò e Peppino!

  2. michele on

    mamma mia che figura di merda…sto male io per loro…avete controllato se hanno aggiustato il tiro sull’ANAS?

  3. Luca Carlucci on

    Io sto male per i loro capi. I ragazzi che lavorano là sono stati chiaramente messi nelle condizioni di lavorare malissimo, e la responsabilità ricade interamente su chi sta sopra di loro (non a caso si chiamano “responsabili” e guadagnano di più).

    Per il resto trovo buffo, e in fondo mi fa piacere, che i medesimi ragazzi usino assiduamente il blog per il debugging ;)

  4. europa on

    oggi aiete citati su europa, il quotidiano della margherita, andate su:

    http://www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it

  5. Luca Carlucci on

    Ho appena scritto ad Adinolfi il seguente commento – e Adinolfi, molto correttamente, l’ha recepito subito apportando le opportune correzioni:

    Buongiorno Mario,

    solo un paio di precisazioni per amor di verità.

    Com’è evidente leggendo il mio scambio di vedute con Zocchi, qui:

    http://britten.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1388052

    non mi pare d’aver lanciato alcuno strale: al contrario mi sono posto in modo tranquillo e dialettico, chiedendo a Zocchi chiarimenti su quanto da lui affermato.

    Per quanto riguarda il virgolettato che lei mi attribuisce, le preciso che la frase:

    “La invito a cercare sul dizionario la parola perfettibile. Avete messo online una cosa che è piena di macroscopici errori”

    non l’ho scritta io, che in questa vicenda, a scanso di equivoci, mi firmo nome e cognome, ma un certo Luca (4/3/2007, 14.4) che non ho il piacere né di conoscere né men che mai di essere.

    Se vorrà correggere l’articolo, lo apprezzerò moltissimo.

    Saluti e buon lavoro”

  6. […] Friuli Venezia Giulia Emilia-Romagna Liguria Trentino Alto Adige Marche il terribilerrimo e oscuro mistero di S. Cataldo Piemonte Sardegna Marche seconda […]


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