Storia di uno scandalo italiano #4. La guerra dei Comitati

Questa è la micidiale storia (intermini di prolissità legislativa e pesantezza burocratica) di un braccio di ferro fra il Governo centrale e le Regioni per il controllo decisionale sulle questioni del turismo. Un braccio di ferro che è una delle principali concause della penosa situazione del portale. Un braccio di ferro innescato dal chiaro disinteresse comune a far funzionare le cose. Proviamo a narrarla nel modo più sintetico e informale possibile, al prezzo di qualche imprecisione terminologica che spero ci perdonerete.

Lunedì 5 marzo 2007, lancio Ansa (ripreso poi da vari organi di informazione):

ROMA, 5 MAR – Nasce il Comitato nazionale per il portale Italia.it (…) Lo annuncia in una nota la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il comitato e’ composto dalle amministrazioni statali e regionali, e si occupera’ delle attivita’ di redazione, aggiornamento e arricchimento del portale.

Cos’è questo comitato, come funziona e a che serve?

Per capirci qualcosa, dobbiamo risalire il corso del tempo fino al 2005.

La guerra ha inizio: Berlusconi crea il Comitato Nazionale per il Turismo e fa incazzare le Regioni

Nell’estate 2005 la situazione è ancora abbastanza fluida, anche se la corda comincia a tirarsi.

Un anno prima ha preso avvio l’operazione italia.it, finanziata con un decreto del Ministro dell’innovazione Lucio Stanca con 45 milioni di euro.

Nella primavera 2005 Innovazione Italia, incaricata di gestire 20 milioni di euro per la realizzazione dell’infrastruttura tecnologica del portale, avvia il bando di gara dell’appalto e lo assegna, nel luglio 2005, al consorzio di imprese IBM/ITS/Tiscover.

Rimane aperta la questione dei 25 milioni da destinare alle regioni per la produzione dei contenuti. Chi li gestirà e li assegnerà? Con quali criteri?

Ed ecco che, l’8 settembre 2005, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dà avvio alle danze con un decreto che istituisce il Comitato Nazionale per il Turismo.

Questo comitato ha funzioni di indirizzo, orientamento e coordinamento sulle questioni del turismo: in sostanza, dà gli input e dice ai vari ministeri e organismi cosa fare e come in materia di turismo.

Questo supercomitato (che, badate bene, non è quello per il portale italia.it, è una roba superiore, più importante) è composto da un bel po’ di gente. Le due rappresentanze più nutrite sono quella del Governo (con un tot di ministri) e quella delle Regioni, con una lieve preponderanza del drappello governativo.

Sembra un particolare da nulla, ma invece è fondamentale: da subito le regioni, che per un oscuro, lontano, insignificante dispositivo normativo chiamato Costituzione (art. 117) hanno la “sovranità” sulle decisioni in merito di turismo, urlano, com’era assolutamente prevedibile, allo scandalo. Alcune di esse ricorrono alla Corte Costituzionale per chiedere l’annullamento del decreto – e, come vedremo poi, vinceranno, con tutta una serie di conseguenze.

Torniamo al nostro Comitato Nazionale per il Turismo. Il quale si dà subito da fare e, in una seduta del 20 dicembre 2005, affronta l’argomento italia.it e dà al Ministro dell’innovazione Lucio Stanca (che per altro è anche uno dei membri dello stesso Comitatone) i seguenti input:

– indicazioni per attribuire i 25 milioni di euro che Stanca ha in cassa per la produzione dei contenuti del portale.
– l’ordine di istituire un “Comitato nazionale per il portale italia.it”, avente tutta una serie di funzioni e competenze.

Il generale Stanca esegue: nasce il Comitato nazionale per il portale italia.it

Lucio Stanca non se lo fa ripetere due volte, e, il 7 marzo 2006, emana un decreto che prevede quanto segue:

1) viene istituito il “Comitato per il portale italia.it”, con sede a Roma.

2) il comitato per italia.it ha funzioni di indirizzo e controllo sul portale, e, attenzione, di attuazione di ciò che viene deciso a questo proposito dal supercomitato soprastante, cioè il Comitato Nazionale per il Turismo. In altre parole, il Governo mette le mani potentemente sul portale: chi decide, alla fin fine, è il supercomitato in cui la componente governativa è preponderante. Chiaro che le regioni s’incazzano ancora di più.

3) sulla composizione del comitato per italia.it, il decreto dice che deve essere mista etc etc, e rimanda l’esatta determinazione a un futuro accordo di programma fra lo stato e le regioni. Si dice anche che in quell’accordo si potranno costituire altri sottocomitati d’appoggio e di supporto. C’è di buono – almeno questo! – che chi partecipa a questo comitato e agli eventuali sottocomitati, non beccherà una lira di retribuzione.

4) il decreto decide anche sui 25 milioni per i contenuti: 21 alle regioni per la produzione di contenuti, e 4 “per l’acquisizione di contenuti digitali di interesse nazionale e di utilità comuni” presso “fornitori di contenuti digitali” (mah! chissà cosa avevano in mente esattamente).

5) sulla ripartizione dei 21 milioni di euro alle regioni, si dice che verrà decisa da un futuro accordo di programma tra Stato e Regioni.

6) sui 4 milioni di euro per comprare roba già fatta, e questo è interessante, si dice che saranno gestiti dal Dipartimento per l’Innovazione, cioè a dire dal governo, e nello specifico dal Ministro Stanca di concerto con la presidenza del Consiglio (Berlusconi e Letta). Si dice anche che il Dipartimento effettuerà gli acquisti “sentito” il comitato per italia.it. Quel “sentito”, ci sembra vada interpretato come una mera indicazione non vincolante: però su questo chiediamo lumi a voi, se ne sapete di più. Già che ci siamo riproponiamo la domanda: questi 4 milioni ci sono ancora tutti? O sono stati spesi?

Le Regioni fanno manovra diversiva: l’Accordo di Programma tra Stato e Regioni del 2006, ovvero della moltiplicazione dei Comitati

Bene, nemmeno un mese dopo questo importante decreto di Stanca, il 30 marzo 2006 c’è l’accordo di programma Stato/Regioni (.pdf) che recepisce e determina le seguenti cose:

1) sui soldi per la produzione dei contenuti si dice che, in breve, ogni regione dovrà contribuire di tasca propria per una cifra pari al 10% del contributo statale che riceve; sulla ripartizione dei 21 milioni tre le varie regioni, si rimanda la decisione in sede di Conferenza delle Regioni.

2) sul Comitato nazionale per il portale italia.it, se ne decide la composizione, ovvero: 3 uomini del governo, 3 delle regioni e provincie, 1 dell’ENIT, 1 delle associazioni di categoria (albergatori, tour operator etc.).

3) ovviamente, la clausola del decreto di Stanca che prevedeva la possibilità di istituire sottocomitati viene recepita con burocratica magnificenza, e si provvede a istituire la bellezza di 4 sottocomitati, ognuno dei quali è composto da una media di 12 membri con la solita logica: ministeri, regioni, enit, categorie. Vediamo brevemente nome e funzione di questi sottocomitati:

COMITATO DI REDAZIONE
: piani editoriali del portale, e rapporti coi fornitori di contenuti, sia pubblici (le regioni) che privati.
COMITATO TECNICO: deve vegliare affinché i duecento portali regionali, il portalone dell’ENIT e il portale europeo siano interoperabili e integrati con italia.it
COMITATO PROMOZIONE: deve promuovere in Italia e all’estero il portle italia.it
COMITATO PER LA COMMERCIALIZZAZIONE: deve gestire le “funzioni di prenotazione e commercializzazione delle disponibilità turistiche presenti sul portale”. Eheh, la famosa piattaforma di booking scomparsa! Eccola che riesce fuori anche qui, prevedendo addirittura la necessità di un comitato ad essa dedicato.

Regions Attacks! Ovvero: la Corte Costituzionale colpisce ancora, e contromosse di Rutelli

E con l’accordo di programma siamo arrivati al marzo 2006.

Leggi, decreti, comitati, sottocomitati, Ministeri, dipartimenti: e dal marzo 2004, l’unica cosa operativa davvero realizzata è l’assegnazione di 9.6 milioni di euro a IBM/ITS/Tiscover per la realizzazione della piattaforma tecnologica del portale (che, a questo punto, sono al lavoro già da 8 mesi nella totale assenza di contenuti per il portale).

Che succede poi?

Beh, nella tarda primavera 2006 ci sono le elezioni politiche e il cambio di governo. In occasione del quale, come ci ricorda Falavolti di Innovazione Italia nella ormai celebre intervista a LaStampa.it, anche il lavoro svolto sin lì delle aziende appaltatrici se ne va in malora, è necessaria una rimodulazione del progetto, e si apre un contenzioso con la committenza.

Poco dopo, all’inizio dell’estate 2006, il colpo di scena: la Corte Costituzionale dà ragione a quelle regioni (ricordate? lo abbiamo già anticipato ad inizio di post), per la precisione Toscana, Campania, Veneto e Abruzzo, che avevano presentato ricorso contro il decreto di Silvio Berlusconi che istituiva il Comitato Nazionale per il Turismo – qui un articolo di Turismo e Finanza che dà notizia della cosa e ripercorre la vicenda. E bravo il nostro Silvio! Sempre le cose a modino di legge fa lui!

L’evento è potenzialmente tragico: il Comitato Nazionale per il Turismo era, come abbiamo visto, la chiave di volta di tutto questo popo’ di organizzazione descritta sin qui. Venendo a decadere lui, a cascata tutte le robe susseguenti rischiavano di andare allegramente in malora. Insomma, c’era il rischio concreto di una tabula rasa.

Il neo vicepresidente del consiglio Francesco Rutelli, con delega ai beni culturali e al turismo, interviene per cercare di salvare la situazione. Con un decreto (pdf) di poco successivo, il Comitato viene ritirato su con una nuova denominazione, “Comitato per le Politiche Turistiche“, e con una composizione più equilibrata e a favore delle regioni: le quali paiono accettare la cosa.

Questo permette alla baracca di non crollare: ma, all’autunno 2006, ancora siamo in assenza di un accordo fra le regioni per spartirsi i soldi (e di conseguenza cominciare a produrre questi benedetti contenuti), e il “Comitato nazionale per il portale italia.it” non è stato istituito.

Tutto ciò si sblocca tra il dicembre 2006 e il gennaio 2007: le regioni si mettono d’accordo sui soldi, e nominano i loro rappresentanti all’interno del Comitato per il portale italia.it.

Per quanto riguarda la composizione del Comitato per italia.it – nonché dei vari sottocomitati, sempre che siano ancora previsti – non abbiamo trovato notizie complete e dirimenti: non sappiamo quanti siano i componenti in tutto (quindi governo + regioni + rappresentanti di categoria etc), né si sa se i vari sottocomitati a suo tempo decisi persistono e, se sì, con quale composizione e con quali funzioni.

Si sa che nel comitato nazionale per italia.it ci sono ben 9 rappresentanti delle regioni (fonte .doc) – laddove nel comitato di epoca berlusconiana, i rappresentanti erano 3:

– Dr.ssa Alba Grosso – Abruzzo
– Assessore al Turismo Donato Paolo Salvatore (o suo delegato) – Basilicata
– Dr.ssa Stefania Sani – Emilia-Romagna
– Prof. Josep Ejiarque – Friuli Venezia Giulia
– Assessore al Turismo Margherita Bozzano (o suo delegato) – Liguria
– Dott. Roberto Lambicchi – Lombardia
– Assessore al Turismo Luisanna De Pau (o suo delegato) – Sardegna
– Assessore al Turismo Salvatore Misuraca (o suo delegato) – Sicilia
– Assessore al Turismo Tiziano Mellarini (o suo delegato) – Prov. Autonoma di Trento

In realtà non è chiaro se questi nove rappresentano la componente regionale del solo Comitato nazionale per italia.it, oppure il computo completo dei rappresentanti delle regioni presenti nel Comitato nazionale più i vari sottocomitati (tecnico, di redazione etc). Boh. Magari prima o poi lo sapremo. Non che la cosa sia particolarmente appassionante, intendiamoci.

Quel che resta della battaglia

Il resto è storia di oggi: il 22 febbraio scorso il portale italia.it, nonostante la sua storia disastrata, va online nelle condizioni in cui era; i finanziamenti alle regioni per la produzione di contenuti dovrebbero essere in fase di distribuzione, e in relativi progetti in fase di attivazione; e ieri, come da nota ansa, il primo insediamento del “Comitato nazionale per il portale italia.it.

Merita, in chiusura, dare un occhio alla nota della Presidenza del Consiglio che è alla base del lancio Ansa:

05/03/2007 – Il Portale italiano del turismo ha fatto un altro passo avanti

Lo scorso 2 marzo si è infatti insediato, presso il Ministero delle Riforme e le Innovazioni, il Comitato nazionale per il portale Italia.it., che, formato pariteticamente dalle amministrazioni statali e regionali, ha il compito di curare:
• la redazione e l’approvazione dei piani editoriali del portale;
• l’individuazione delle redazioni centrali e distribuite, nonché il loro modello di funzionamento;
• il coordinamento delle iniziative regionali, interregionali e centrali;
• la redazione e l’approvazione del piano di promozione e dei piani commerciali dei contenuti del portale.
Durante la riunione il Ministro delle Riforme e le Innovazioni, Luigi Nicolais, (..) ha ricordato, inoltre, che il progetto ha sinora assorbito, per lo studio di fattibilità e la messa in linea della prima versione, circa 6 milioni di euro, ma che è dotato ancora di 35 milioni di euro, in parte destinati alle Regioni, per l’implementazione dei portali regionali e per l’organizzazione delle redazioni periferiche, in parte destinati alle attività di completamento, di promozione e di commercializzazione dei contenuti.

Eheheh, sono incredibili: non ce n’è uno che riesca a far di conto..
35+6=41 milioni. E i 4 che mancano per arrivare a 45?

E poi, un bel giorno, Ministro Nicolais, ci prenda sulle ginocchia e ci racconti, come fossimo suoi nipotini, la storia di questo studio di fattibilità: di chi lo scrisse, di chi lo pagò, di quanto costò e di che cosa narrava.

Puntate precedenti:
Storia di uno scandalo italiano #1: gli albori
Storia di uno scandalo italiano #2: bandi, appalti, leggi e prenotazioni
Storia di uno scandalo italiano #3. Le aziende: IBM/ITS/Tiscover

11 comments so far

  1. Chalda on

    Quei 4 sono quelli famosi “per l’acquisizione di contenuti digitali di interesse nazionale e di utilità comuni”. Io ho contenuti di interesse nazionale. Mi basta un milione e ve li concedo gratuitamente.
    A parte gli scherzi, tutta questa storia oltre che ad innoridirmi mi fa arrabbiare parecchio… E pensare che questo è “solo” per un sito… ho paura per il resto…

  2. jeneregretterien on

    è appena terminata l’interrogazione al Question Time alla Camera.
    L’on. Antonio Palmieri di F.I. ha chiesto al governo chiarimenti sull’inaccessibilità del portale Italia.it.
    Ha risposto Vannino Chiti. Il sito è in via di ottimizzazione, risponde al protocollo W3C e per ora solo 6 regioni stanno lavorando al progetto.
    E’ comico che F.I. faccia questa interrogazione, dopo che per 2 anni non hanno fatto un rigo per far partire il progetto del portale.
    Palmieri durante l’interrogazione ha chiarito che era venuto a conoscenza attraverso quello che era scritto sui blo e su alcuni quotidiani.

  3. Francesco on

    E naturalmente non è finita perchè a quanto pare due regioni hanno fatto un nuovo ricorso alla Corte Costituzionale per quanto stabilito dall’ultima Finanziaria, marcata Prodi, Rutelli & C. in termini di turismo. Ne parla Guido Improta nel post “Italia.it: se la patata è bollente…”.
    Troppi galli nel pollaio… :-)
    L’Italia devoluta e dei cento campanili non si smentisce mai ! Allegria…

  4. […] [per ulteriori informazioni sul braccio di ferro tra Governo e Regioni per il controllo sulle questioni del turismo, si legga anche Storia di uno scandalo italiano #4. La guerra dei Comitati] […]

  5. […] per italia.it, lo fecero in modo colpevolmente furbesco, le Regioni insorsero, e vinsero (questo post per saperne di […]

  6. […] per italia.it, lo fecero in modo colpevolmente furbesco, le Regioni insorsero, e vinsero (questo post per saperne di […]

  7. […] Infine un ristrettissimo comitato editoriale di sole trentanove diconsi trentanove persone garantirà sulla qualità dei contenuti: anche questa è una sequenza già vista da qualche parte. […]

  8. […] Questa mania dei ricorsi Regioni vs. Stato è un film già visto. […]

  9. […] Carlucci di scandaloitaliano ne discusse l’anno scorso con dovizia di particolari ne “La guerra dei comitati“. La prossima presentazione del progetto Italia.info potrebbe anche accendere la miccia e […]

  10. […] le solite Regioni guastafeste si […]


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