Italia.it e legge Stanca, analisi dell’intervento in parlamento

Ospitiamo volentieri quest’analisi dettagliata dell’ avvocato Lorenzo Spallino, che ha già contribuito a Scandaloitaliano, sull’intervento del Ministro Vannino Chiti al parlamento, il quale rassicurava tutti sul fatto che, in nessun modo, il portale Italia.it possa derogare ai requisiti della legge Stanca in materia di accessibilità.
Parola all’ avv. Spallino:

Cerco di spiegare per i lettori di Scandaloitaliano alcune delle espressioni usate dal Ministro per i Rapporti col Parlamento, Vannino Chiti, persona degnissima, nel corso del question time del 7 marzo scorso, in risposta all’interrogazione parlamentare a firma degli onorevoli Campa e Palmieri a proposito della inaccessibilità del portale Italia.it.

Afferma il Ministro:

Per quanto concerne il portale, in particolare per la previsione del rispetto dei requisiti di accessibilità di cui alla legge n. 4 del 2004, faccio presente che, nell’ambito delle convenzioni stipulate per la realizzazione del portale del turismo italiano, non è necessario che tale previsione sia espressamente e formalmente contenuta perché essa è già contemplata dalla legge del 2004. Tale legge, avendo natura di fonte primaria, non è derogabile da alcun strumento convenzionale. Il dipartimento per l’innovazione e le tecnologie ha informato che il portale è stato sviluppato secondo le direttive del protocollo internazionalmente denominato W3C, al fine di perseguire i massimi livelli di accessibilità che la tecnologia in questo momento consente.

Tradotto:

  1. negli accordi (dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri verso Innovazione Italia S.p.A.) e nei contratti sottoscritti (da Innovazione Italia S.p.A. con i fornitori) per la realizzazione del portale, non è stata inserita alcuna previsione relativa al rispetto della legge 4 gennaio 2004, n. 4, per l’accessibilità informatica, nota come legge Stanca;
  2. questa previsione non era necessaria perché, dice il Ministro, la legge opera indipendentemente dal suo recepimento nei contratti o comunque negli accordi intercorsi tra le parti;né le parti – Governo compreso – avrebbero potuto derogare alla legge;
  3. il portale è stato comunque sviluppato secondo gli standard internazionali.

Anche tradotto, il pensiero del Ministro Chiti presenta imprecisioni e punti poco chiari.

Vediamoli:

  • punto 1
    la legge Stanca dispone (all’articolo 4) che i soggetti obbligati (v. articolo 3) “non possono stipulare, a pena di nullità, contratti per la realizzazione e la modifica di siti INTERNET quando non è previsto che essi rispettino i requisiti di accessibilità stabiliti dal decreto di cui all’articolo 11”. Esiste una sola possibilità che giustifichi il mancato inserimento della previsione che l’articolo 4 della legge Stanca afferma come obbligatoria: ossia – nella più benevola delle ipotesi – che il contratto o l’accordo siano stati firmati dopo l’emanazione della legge ma prima del Decreto Ministeriale 8 luglio 2005 contenente i “Requisiti tecnici e i diversi livelli per l’accessibilità agli strumenti informatici”. Dico nella più benevola, perché si potrebbe anche affermare che a partire dal 17 gennaio 2004, giorno della pubblicazione della legge 4/2004 nella Gazzetta Ufficiale, i contratti dovessero comunque prevedere il rispetto dei requisiti;
  • punto 2
    purtroppo per il Ministro (o, meglio, per chi gli ha scritto la risposta), non è vero che questa previsione non era obbligatorio venisse inserita nel contratto, perché la legge Stanca non dice che i contratti che non prevedano l’obbligo del rispetto dei requisiti sono automaticamente integrati ma che i contratti sono sanzionati con la nullità;
  • punto 3
    per come è scritta la legge Stanca, non ha nessun senso affermare “che il portale è stato sviluppato secondo le direttive del protocollo internazionalmente denominato W3C” (che poi sarebbero le WCAG, ossia le Linee guida per l’accessibilità ai contenuti del Web), perché delle linee guida alla legge Stanca – detto in soldoni – importa poco o niente. E nemmeno la legge Stanca contiene una norma che dice che i siti delle pubbliche amministrazioni devono essere accessibili (quello lo dice il Codice dell’amministrazione Digitale all’articolo 53, ma senza sanzioni). Molto più prosaicamente la legge Stanca dice: nei contratti che hano per oggetto la realizzazione di siti internet deve essere previsto l’obbligo per il fornitore di realizzare il sito secondo i ventidue requisiti elencati nel Decreto Ministeriale 8 luglio 2005. Se così non è, nel senso che manca questa previsione, il contratto è nullo – ossia come se non fosse mai stato firmato – accessibile o meno che sia il sito. E siccome siamo in presenza di una nullità disposta per legge, non esiste possibilità di una sua, per così dire, sanatoria per accordo tra le parti. Con tutto quanto ne consegue: ossia che il committente si riprende i soldi e riconsegna il sito.

Ora: sarà facile per Innovazione Italia S.p.A. affermare che all’epoca delle convenzioni sottoscritte con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie, i ventidue requisiti non erano ancora stati rilasciati e, quindi, che la legge è formalmente rispettata. A parte che ci piacerebbe leggere queste convenzioni – previste dall’articolo 12 della legge 14 maggio 2005, n. 80 -, la domanda sorge spontanea: se all’epoca era già stata emanata, con il voto unanime delle Camere, la legge Stanca, come è possibile che il Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie non abbia ritenuto opportuno inserire la previsione del rispetto degli emanandi requisiti negli accordi per la realizzazione del più grande portale mai realizzato in Italia? E ancora, se – come si legge nella nota di IBM indirizzata al quotidiano La Stampa – l’aggiudicazione è avvenuta nel luglio 2005, come poteva Innovazione Italia S.p.A., società a capitale pubblico, ignorare il contenuto dei requisiti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 183 dell’8 agosto 2005, ma di cui ovviamente il Dipartimento era ampiamente al corrente?

Tutto ciò, ovviamente, per l’ipotesi in cui al legge Stanca si applichi solo a partire dall’8 agosto 2005, perché in caso contrario, per ammissione dell’onorevole Chiti, mancando la clausola relativa al rispetto dei requisiti di accessibilità il contratto o la convenzione (insomma, basta che il Ministro chiarisca cosa è stato firmato e lo renda pubblico) sono nulli. Circostanza, immagino, spiacevole per tutti ma non per i contribuenti, che vedono il sito restituito ai chi lo ha fatto e le imprese restituire i soldi che hanno ricevuto.

Lorenzo Spallino
www.webimpossibile.net

7 comments so far

  1. G. Buzzanca on

    Direi quasi geometricamente elementare.
    Come la mettiamo, ora con tutti i siti pubblicati di recente che, nella migliore delle ipotesi, appena lontanamente si avvicinano alle prescrizioni della legge?
    Non c’è un Osservatorio pubblioco che scansioni questi siti?
    Vogliamo dire che il predominio dell’improvvisazione della falsa competenza tecnica e dei flashisti (adoratori di dio flash) ancora è forte A PRESCINDERE dalla legge che sembra essere stata tolta di torno…. ???
    Un lavoro interessante sarebbe verificare l’effettiva applicazione della legge.
    Rientra nelle “competenze” o nelle capacità di questo “movimento”?

  2. aghost on

    sarebbe interessante sapere quanti siti “istituzionali” ci sono in giro, e quanto costano al contribuente.

    Per dire fino a poco tempo non sapevo nulla dell’esistenza di internetculturale.it da 37 milioni di euro, eppure frequento internet fin dall’inizio del suo arrivo in Italia.

    Quanti altri webmostri contiuano a succhiare soldi all’ingnaro cittadino?

  3. Francesco Aprile on

    Avvocato Spallino, lei ci ha dato una splendida notizia!
    A me risulterebbe l’obbligo di una valutazione da parte del CNIPA riguardo gli aspetti di valutazione prettamente tecnici della gara.
    In una sua intervista del 2005, di cui si parla qui, Innovazione Italia (Falavolti) parla invece di un non meglio identificato benchmark internazionale.
    Un suo approfondimento anche su questo aspetto sarebbe di notevole interesse, considerato che il bando di gara di Italia.it prevedeva quali criteri di valutazione in ordine decrescente:
    1) Valore tecnico
    2) Prezzo
    3) Tempo di esecuzione

    10q

  4. G. Buzzanca on

    Bene Aghost … Internetculturale… Ma anche cose in costruzione. Il tema va approfondito tendando mi mettere da parte le “indignazioni facili” o la lente della politica (intesa non nel senso nobile ma come antagonismo sciocco di parte).
    Questo luogo mi pare estramemente serio per il tipo di approccio che mostra. Spetta a noi dargli corpo. Io strillo da tempo (nel mio settore) ma sono abbastanza abituato a essere trattato da “matto”. Proviamo ad esserlo tutti assieme (intendo matti…).

  5. Andrea Giammarchi on

    Il sistema di verifica adottato da IBM è della stessa IBM … e ci mancherebbe pure che fallisse il loro stesso controllo.

    Per evitare di sovraccaricare i relativi server di analisi e mostrare lo stato attuale della mancata accessibilità del portale vi posto i link dell’analisi fatta oggi stesso, e salvata su un mio spazio, sulla pagina principale del portale, quella dopo l’utilissima splash page.

    Watchfire WebXACT – informazioni generali
    Watchfire WebXACT – informazioni qualità
    Watchfire WebXACT – informazioni accessibilità
    Watchfire WebXACT – informazioni privacy
    T.A.W. – test accessibilità
    OCAWA – Audit Report
    Cynthia Says – Report

    Va sottolineato che i validatori analizzano solo la struttura, non la semantica, e richiedono ulteriori verifiche umane non ancora implementabili tramite software quindi oltre ad analizzare i diversi errori riscontrati con ogni altro engine di validazione ci sono tutti gli altri punti sengnalati ma non verificati.

    Per concludere, un sito che passa a pieni voti un validatore potrebbe nella maggior parte dei casi non rispettare effettivamente i requisiti di accessibilità.

  6. […] stati un inferno, ma: “ok è giusto sia così e sono d’accordo”.Però poi trovo questo link e m’inkazzo, ma m’inkazzo davvero di brutto. Poi ci troviamo i soliti imbecilli […]


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