Ma quanto guadagnano i dirigenti e consulenti di Sviluppo e Innovazione Italia?

[Se non avete chiaro cosa sono Sviluppo Italia e Innovazione Italia Spa e quale ruolo giocano nella vicenda del portale, prima di procedere oltre nella lettura del post è necessario che leggiate Sviluppo Italia e Innovazione Italia: quarantacinque milioni di perché, Il trionfo degli inetti. Intervista a Falavolti, AD di Innovazione Italia: abbiamo speso solo un milione e Storia di uno scandalo italiano #2: bandi, appalti, leggi e prenotazioni]

Come abbiamo visto in altri post, il gruppo Sviluppo Italia, di cui fa parte la controllata Innovazione Italia Spa, è un insieme di entità statali totalmente sovvenzionate dai nostri soldi, che però hanno la forma di moderne Spa, con presidenti, manager, amministratori delegati, consigli di amministrazione, consulenti e dirigenti vari.

Ora, poiché li paghiamo noi col nostro lavoro quotidiano, sarebbe interessante e sacrosanto sapere che stipendio stiamo erogando loro, non trovate?
Lo sarebbe comunque, figuriamoci poi nel caso di performances lavorative di qualità non eccelsa, diciamo così, com’è il caso di Innovazione Italia, che ha gestito un appalto da 9.6 milioni di euro (iva inclusa) per la realizzazione del portale italia.it, coi risultati che abbiamo sotto gli occhi.

Putroppo, quanto percepiscono, giusto per rimanere al nostro esempio, Andrea Mancinelli (Presidente di Innovazione Italia, nonché, sia detto a titolo di curiosità, già presidente della giuria che ha scelto il Marchio Italia) e Roberto Falavolti (Amministratore delegato) non è ancora un dato che abbiamo il piacere di conoscere.

Però l’ultima legge finanziaria 2007 forse ha aperto uno spiraglio di speranza – a dire il vero aprendone al tempo stesso un paio di inquietudine. Vediamo di spiegarci meglio.

Nell’art.1, nella parte relativa a “Disposizioni in materia di spese”, ci sono alcuni commi che interessano proprio la materia della retribuzione di amministratori, dirigenti e consulenti di società a partecipazione pubblica non quotate in borsa (è questo il caso del gruppo Sviluppo Italia e delle sue controllate).

Cominciamo dal comma 465:

465. Il Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con gli altri Ministri competenti, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, emana un atto di indirizzo volto, ove necessario, al contenimento del numero dei componenti dei consigli di amministrazione delle societa’ non quotate partecipate dal Ministero dell’economia e delle finanze e rispettive societa’ controllate e collegate, al fine di rendere la composizione dei predetti consigli coerente con l’oggetto sociale delle societa’.

E qui cominciano le inquietudini.

Quel che il comma fa, in soldoni, è cercare di arginare quel diluvio di consigli di amministrazione, e relativi consiglieri presumibilmente strapagati, verificatosi grazie alla moltiplicazione miracolosa di Spa pubbliche ad opera degli scorsi governi Berlusconi. Ricordiamo infatti che il gruppo Sviluppo Italia, nella sua forma attuale creatura eminentemente berlusconiana, si compone di una galassia di Spa controllate e di sottosocietà varie, ognuna delle quali ha il suo Consiglio di Amministrazione, il suo Amministratore delegato, il suo personale, i suoi consulenti etc etc. Tutti, dal primo all’ultimo, stipendiati dalle nostre tasse. Nello specifico, parliamo di 28 (ventotto) sottosocietà: 11 “società progetto” (tra cui Innovazione Italia) e 17 “società regionali”. Ventotto Spa, ventotto consigli di amministrazione.

Ma quanto guadagnano questi membri dei consigli di amministrazione (cda)?

Di questo si occupa il comma 466 dell’ultima finanziaria. E, se possibile, le inquietudini aumentano.

466. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, per il conferimento di nuovi incarichi, nelle societa’ di cui al comma 465, i compensi degli amministratori investiti di particolari cariche, ai sensi dell’articolo 2389, terzo comma, del codice civile, non possono superare l’importo di 500.000 euro annui, a cui potra’ essere aggiunta una quota variabile, non superiore al 50 per cento della retribuzione fissa, che verra’ corrisposta al raggiungimento di obiettivi annuali, oggettivi e specifici. (…) Per comprovate ed effettive esigenze il Ministro dell’economia e delle finanze puo’ concedere autorizzazioni in deroga. Nella regolamentazione del rapporto di amministrazione, le societa’ non potranno inserire clausole contrattuali che, al momento della cessazione dell’incarico, prevedano per i soggetti di cui sopra benefici economici superiori ad una annualita’ di indennita’.

Oh my goodness! E’ abbastanza chiaro il senso del tutto?

Il Ministro Padoa Schioppa, con questo comma, sente la necessità di stabilire che gli amministratori (cioè i membri del cda) delle società a partecipazione pubblica:
1) Non possono percepire più di 500.000 euro l’anno.
2) Possono percepire “premi produzione” ma non superiori a 250.000 euro l’anno.
3) Quando se ne vanno, la loro buonuscita non può essere superiore a 500.000 euro l’anno.
4) In ogni modo, il minsitro delle Finanze può decidere diversamente per casi particolari con speciali deroghe (e beh, un minimo di libertà di manovra per gli amici andava mantenuta, no?).

Ora, la prima orripilata notazione è che se Padoa Schioppa ha sentito la necessità di specificare quanto su scritto, ciò significa che in Italia, a tutt’oggi (il comma vale infatti solo per i nuovi incarichi, quelli conferiti da gennaio 2007 in poi) vi sono amministratori di società statali (nei fatti, dipendenti statali travestiti da supermanager), pagati da noi, che percepiscono cifre astronomiche (più di 500.000 euro l’anno!), che hanno premi produzione superiori ai 250.000 euro l’anno, e che quando se ne vanno, magari cacciati a calci nel culo per incompetenza, hanno buonuscite superiori aI 500.000 euro! E tutto ciò mentre milioni di giovani italiani fanno la fame e non possono costruirsi un futuro, in preda a stipendi precari, che se arrivano ai 20.000 euro lordi l’anno è già una bella storia.

La seconda orripilata notazione è che, pur in presenza di queste nuove norme restrittive previste dal comma, e mentre l’istruzione italiana (cioè, la base imprescindibile per il rilancio del paese) va a puttane da decenni, molti ospedali cadono a pezzi, i servitori dello stato rischiano la vita per stipendi tutt’altro che adeguati et cetera et cetera, nonostante tutto ciò ancora si trovano i fondi per pagare manager pubblici che non si sa che fanno, che non ottengono risultati – ma che se anche li ottenessero rimangono pur sempre dipendenti dello stato – una cifra che può arrivare, in un anno e tutto compreso, a 1 milione e 250.000 euro! Per un singolo amministratore! Sempre che il Ministro delle Finanze non decida di avvalersi delle deroghe che può emanare, e pagarne qualcuno ancora di più, chiaro.

Io un po’, fossi loro, mi vergognerei. E, da cittadino, direi che è l’ora di cominciare a controllare, centesimo per centesimo, cosa cazzo stanno combinando questi coi nostri soldi.

Ricomponiamoci, perdonate le intemperanze linguistiche, e torniamo ai nostri eroi.

Io non so quanto guadagnino i vertici di Innovazione Italia. Sono sicuro, certissimo, che sia molto meno dei massimi previsti di cui abbiam parlato sin qui (ricordiamoci però che codesti massimi sono in vigore dal gennaio scorso, e dunque non riguardano Falavolti e Mancinelli, i quali, virtualmente, potrebbero persino guadagnare di più. Ma certo, per forza!, non è così).

L’ultimo comma che ci interessa qui, che è poi quello che apre lo spiraglio relativo alla “speranza di sapere” che avevo preannunciato, è il comma 593, e riguarda le retribuzioni di tutto il personale dirigenziale stipendiato dallo stato, esclusi i nababb… ehm, cioè, gli amministratori delle società a partecipazione pubblica (ché di loro s’è occupato il comma 466 che abbiamo visto prima).

Innanzitutto viene stabilito un limite:

Fermo restando quanto previsto al comma 466, per gli amministratori delle societa’ partecipate direttamente o indirettamente dallo Stato, la retribuzione dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, dei consulenti, dei membri di commissioni e di collegi e dei titolari di qualsivoglia incarico corrisposto dallo Stato, da enti pubblici o da societa’ a prevalente partecipazione pubblica non quotate in borsa, non puo’ superare quella del primo presidente della Corte di cassazione.

Insomma, a parte gli amministratori di cui sopra, tutti gli altri, per qualunque ruolo svolgano nel pubblico, non possono percepire più del “primo presidente della Corte di cassazione”. Non ho idea di quanto sia: immagino tanto, spero non troppo.

La seconda parte del comma, quella ci interessa davvero, recita così (attenzione, perché, come per tutte le cose mirate a fare trasparenza in questo paese, ci si avvale di un linguaggio cervellotico, di una fumosità semantica e di uno scoordinamento sintattico che paiono proprio fatti apposta per porre dubbi interpretativi e far sì che la norma non sia davvero applicata):

Nessun atto comportante spesa ai sensi del precedente periodo [con precedente periodo intendono “precedente frase”, quella quotata prima – ndr] puo’ ricevere attuazione, se non sia stato previamente reso noto, con l’indicazione nominativa dei destinatari e dell’ammontare del compenso, attraverso la pubblicazione sul sito web dell’amministrazione o del soggetto interessato, nonche’ comunicato al Governo e al Parlamento. In caso di violazione, l’amministratore che abbia disposto il pagamento e il destinatario del medesimo sono tenuti al rimborso in solido, a titolo di danno erariale, di una somma pari a dieci volte l’ammontare eccedente la cifra consentita.

In soldoni, questa norma dice: qualsiasi pagamento di dirigenti e consulenti pagati con soldi pubblici non può essere effettuato, se prima non si dà pubblica notizia del “chi prende quanto” sul sito web di riferimento (quello dell’azienda, o altro) e al parlamento e al governo.
La norma in sé è una ficata, e parrebbe finalmente dare la possibilità al cittadino di sapere quanto sta stipendiando i suoi dirigenti (e eventualmente comportarsi di conseguenza, aggiungo io).

Però: ci sono un paio di però.

Il primo: questa norma sulla trasparenza si attua “ai sensi del precedente periodo”, cioè la precedente frase, ma abbiamo visto che tale frase sembrava non riguardare gli amministratori (per i quali si rimandava al comma 466) e riguardava invece tutti gli altri dirigenti e consulenti vari. Dunque questa trasparenza si applica solo ai dirigenti e consulenti di secondo livello? Mentre i supercapi che si ciucciano milioni di euro l’anno dalle nostre tasse, non possiamo saperlo quanto guadagnano? Il dubbio c’è, ed è come vedremo qualcosa più di un dubbio.

Il secondo “però”, riguarda la parte sanzionatoria del comma, che, ricordiamo dice: “In caso di violazione, l’amministratore che abbia disposto il pagamento e il destinatario del medesimo sono tenuti al rimborso in solido, a titolo di danno erariale, di una somma pari a dieci volte l’ammontare eccedente la cifra”.

Essa pare riferirsi, come vedete, solo al tetto di guadagno stabilito dal comma: ma non al fatto di essere obbligati a comunicare pubblicamente nominativi e relativi stipendi. Quindi, cosa obbligherà le aziende pubbliche a rendere trasparenti questi dati e a pubblicarli sui siti? Lo spirito santo? Un imperativo morale introiettato ai tempi dell’asilo dalle suore? Mah.

Per dimostrare quanto questa norma sulla trasparenza sia stata scritta o da un cretino o da uno in malafede, è sufficiente fare una semplice controprova e andare sul sito di Innovazione Italia. Dove, in basso, è apparsa recentemente la seguente dicitura: “Trasparenza sugli emolumenti ai sensi dell’art. 1, comma 593 della Finanziaria 2007”.

Se ci cliccate su, vi si apre questo .pdf che recita:

Trasparenza sugli emolumenti ai sensi dell’art. 1, comma 593 della Finanziaria 2007

Gentile Utente, la Finanziaria 2007 ha introdotto una norma sulla trasparenza nell’affidamento di incarichi e consulenze nel mondo pubblico.
In particolare, ha stabilito che le società a partecipazione pubblica non quotate in borsa (fra cui Sviluppo Italia e le altre società del Gruppo), prima di emettere atti comportanti spesa, devono pubblicare sul sito internet l’indicazione nominativa dei destinatari e l’ammontare del compenso.
La formulazione testuale del comma 593 è molto complessa e crea dubbi interpretativi. Per sciogliere questi nodi, Sviluppo Italia ha chiesto chiarimenti e direttive al Ministero dell’Economia e delle Finanze, ed è in attesa di risposta.

Nelle more, Sviluppo Italia mette a disposizione di chiunque ne faccia motivata richiesta l’elenco delle disposizionidi pagamento relative ai consulenti, e titolari di incarichi duraturi per conto di Sviluppo Italia S.p.A. e delle altre società del Gruppo.
Per qualsiasi società del Gruppo, la richiesta dovrà essere inoltrata all’indirizzo adempimenti593@sviluppoitalia.it. Sulla base di questi elenchi, il richiedente potrà precisare il periodo temporale sul quale chiede ragguagli.

Eccoci qui. Sono finti manager e veri dipendenti pubblici, e già questo sarebbe sufficiente a darci il diritto di sapere quanto li paghiamo.
Come se non bastasse, una legge di due mesi fa li obbliga specificatamente a pubblicare nominativi e stato patrimoniale della dirigenza.
Ma loro, appigliandosi al fatto che il comma della legge è scritto coi piedi, che fanno? Marameo, ecco che fanno: e nomi e stipendi col piffero ce li dicono.

Certo, si dicono disponibili a rilasciare informazioni e lasciano la mail lasciano una mail non funzionante: ma si noti il particolare arrogante della “richiesta motivata”, così tipico del potere del tutto disabituato a un controllo democratico. Cioè, li paghiamo noi, li paghiamo profumatamente, e loro vogliono una richiesta e per di più motivata: come se la trasparenza della cosa pubblica non fosse un motivo di per sé stramaledettamente sufficiente.

Notate bene, infine, che questo appigliarsi alla fumosità del comma è volutamente capzioso, e denota, se non coscienza sporca, poca volontà collaborativa. Il comma dice chiaramente che nomi e stipendi vanno pubblicati, e prima e dopo però offre il destro per incertezze interpretative. Ma perché Innovazione Italia ci si appiglia, invece di pubblicare semplicemente i dati richiesti, così come hanno fatto altre amministrazioni, per esempio il Ministero per le Riforme e le Innovazioni nelle PA? Di che hanno paura, di ottemperare “troppo” alla legge? O si vergognano di qualcosa? O hanno qualcosa da nascondere? O cosa?

Argh. Tutto ciò fino a un minuto fa.
Ho infatti appena scoperto che il ministro Luigi Nicolais ovverosia quello stesso Ministro per le Riforme e le Innovazioni che ha pubblicato i dati sugli emolumenti di una decina di sfigatissimi consulenti ministeriali (se non l’hai visto, vedi il link precedente), ha emesso il 22 febbraio scorso una direttiva atta a chiarire il senso del comma 593 (un .pdf suggestivamente chiamato direttiva_tetto_manager), a quanto pare originata dall’impellente necessità di pagare Baudo per Sanremo, ma in cui il ministro allarga un po’ il tiro e dice:

In merito alle società a prevalente partecipazione pubblica non quotate in borsa occorre soffermarsi necessariamente sulle attività aziendali svolte da queste ultime e sulla esposizione di dette attività alle dinamiche di mercato e di concorrenza e quindi alla disciplina generale ed eventualmente alle discipline speciali del mercato della concorrenza.
Visto che la nuova disposizione concerne oltre che le pubbliche amministrazioni che non svolgono attività economica anche enti che operano sul mercato, al fine di consentire l’esplicarsi della libera concorrenza ed il corretto svolgimento delle negoziazioni debbono ritenersi esclusi dal campo di applicazione della specifica normativa gli incarichi corrisposti per reclutare risorse professionali al fine di svolgere le attività aziendali.

– insomma, per le Spa a partecipazione pubblica (Sviluppo Italia e soci), i tetti sugli stipendi dei consulenti e dirigenti stabiliti dal comma 593, non valgono: perché, signora mia, sono Spa, sono sul mercato, e una simile limitazione sarebbe penalizzante. Mercato? Uhm, per quanto riguarda Sviluppo Italia, deve trattarsi del famosissimo mercato delle aziende statali che investono soldi pubblici in aziende private! E poi, Spa e supermanager gonfi di soldi pubblici: che se li perdono, pazienza – per guadagnare, tranquilli, non c’è pericolo. Proprio un gran rispetto del mercato! Che dire, ogni commento è superfluo.

In ordine al campo di applicazione della norma sulla pubblicità [con pubblicità s’intende la pubblicizzazione del “chi prende quanto” – ndr], valgono gli stessi chiarimenti espressi sopra per il tetto retributivo, conseguentemente non sono soggetti alla pubblicità gli incarichi esclusi dall’applicazione del citato tetto retributivo.

– e qui il capolavoro: per le medesime Spa, anche le norme sulla trasparenza dei nomi e degli emolumenti non si applicano. Perchè? La risposta del ministro è chiarissima: perché no. Gnè gnè gnè. Nessun motivo è menzionato. Forse per non far sapere alle fantomatiche Spa concorrenti, quelle private, quelle che sul mercato in teoria ci stanno davvero, quanto guadagnano i manager delle Spa pubbliche? Perché, se lo poi lo sapessero che succederebbe? Farebbero offerte al rialzo per scippare allo stato questo popo’ di geni del marketing? Tranquillo Nicolais, non c’è pericolo.

Eh già, il ministro Nicolais. Già membro (lo è tutt’ora?) del consiglio di amministrazione della società ITS di Napoli (vedi qui, notizia “Its lab dissemination day”), una delle tre che ha vinto l’appalto, gestito da Innovazione Italia Spa, per il portale italia.it. Quella stessa Innovazione Italia controllata dal gruppo Sviluppo Italia, che a sua volta controlla il 30% di ITS, società napoletana di cui il ministro Nicolais è stato (è?) membro del cda.

Hai capito il Ministro Nicolais. Complimenti vivissimi.

Ma insomma, alla fin della fiera, quanto guadagnano i dirigenti e consulenti di Sviluppo e Innovazione Italia?

E chi lo sa. Sono soldi nostri, ma non affari nostri, a quanto pare. Versategli ogni mese un terzo del vostro stipendiuccio, e muti.

Tutt’al più vi è concesso uno sbadiglio mentre, distrutti dalle 10 ore di ufficio, dalle pressioni e dalle responsabilità, sarete stravaccati in poltrona e li vedrete alla tv pontificare, con aria volitiva e impegnata, sulla flessibilità delle masse lavoratrici.

In ogni modo, finché sul sito di Innovazione Italia campeggia la disponibilità a rilasciare informazioni, direi che valga la pena provare, no?
Se vi va, fate come me:

——-

A Innovazione Italia Spa adempimenti593@sviluppoitalia.it la mail è fittizia, non funziona, proviamo allora con quella generica: info@sviluppoitalia.it
(e, per conoscenza, al Ministro per le riforme e le innovazioni nella Pubblica Amministrazione Luigi Nicolais) [la mail non la trovo! aiutatemi]

Spett.le Innovazione Italia Spa,

in quanto privato cittadino, e in base alle legge 27 dicembre 2006, n.296, art.1, comma 593, chiedo gentilmente di sapere nominativi ed emolumenti dei membri del vostro Consiglio di Amministrazione e del vostro Amministratore Delegato a partire dal gennaio 2005 fino ad oggi.

Distinti saluti,

NOME e COGNOME

19 comments so far

  1. aghost on

    chissà perché ma ho come l’impressione che non ti risponderà nessuno :)))
    E che se qualcuno lo farà ti risponderà che non può, magari con la scusa della privacy (anche questo ho sentito).

    Del resto il governo è corso in soccorso a Sanremo con le famose deroghe, per poter pagare molto di più dei tetti previsti Superpippo e la Hunziker.

    Ottimo post comunque, facci sapere gli sviluppi :)

  2. Paolo Tramannoni on

    Grazie per questa bella indagine. Le cui conclusioni sono sconfortanti…

  3. Francesco on

    Per farsi un’idea della cifra di cui si parla, si può vedere questo anche se non è molto aggiornato (2002). Cifre lorde/mese !!

  4. Luca Carlucci on

    Bene, quidni riassumendo: il massimo magistrato dell’ordinamento giudiziario italiano, al termine di una carriera direi almeno trentennale/quarantennale, guadagna 29.000 euro lordi al mese.

    La stessa cifra lo stato la può elargire a un consulente o un diregentucolo qualsiasi di una delle varie finte spa che funestano le nostre casse erariali.

    Il membro del cda con incarichi direttivi della medesima spa, arriva a 40.000 euro mensili, con premi produzione che possono arrivare ad aggiuntivi 20.000 euro al mese, e buonuscite che possono ammontare a 500.000 euro. Fantastico.

  5. jeneregretterien on

    e poi ci vengono a dire che hanno speso un solo milione.
    E sono due anni abbondanti che questi qua prendono gli stipendi. Se consideriamo che per una sola persona sono 480 mila euro all’anno secchi, altro che 45 miliardi ci costa questo portale.

  6. Luca Carlucci on

    jeneregretterien, come già specificato nel pezzo, val la pena ricordare che le cifre di cui si tratta sono i massimali previsti dal comma 593 dell’ultima finanziaria (massimali che per altro non riguardano gli attuali vertici di Innovazione Italia, visto che essi sono entrati in carica prima).

    Per il resto, io sono arcisicuro, straconvinto, massimamente certo che detti vertici non percepiscono siffatti stipendi.

  7. Luca Carlucci on

    Primo update, esaltante: adempimenti593@sviluppoitalia.it non è attivato.

  8. Gio' on

    ..infatti…volevo segnalare proprio questo!!! Ho inviato la mail alla seddetta casella..ma mi è tornata indietro…address unkown!!! :(((

  9. Luca Carlucci on

    una piccola,gustosa spigolatura: se volete contattarli attraverso l’apposito form presente sul sito, sarete obbligati a specificare email età regione sesso titolo di studio stato occupazionale (!) tipologi di utente e tipologia messaggio.

    Nome e cognome sono invece opzionali.

    http://www.sviluppoitalia.it/contact.jsp?ID_LINK=151&area=6

  10. Luca Carlucci on

    Bello, e molto in stile, anche il disclaimer:

    “LA SVILUPPO ITALIA S.P.A NON POTRÀ IN NESSUN CASO ESSERE RITENUTA RESPONSABILE PER QUALSIASI DANNO PARZIALE O TOTALE, DIRETTO O INDIRETTO LEGATO ALL’USO DEL PRESENTE SITO WEB (…) IVI COMPRESI, SENZA ALCUNA LIMITAZIONE, I DANNI QUALI LA PERDITA DI PROFITTI O FATTURATO, L’INTERRUZIONE DI ATTIVITÀ AZIENDALE O PROFESSIONALE, LA PERDITA DI PROGRAMMI O ALTRO TIPO DI DATI UBICATI SUL VOSTRO SISTEMA INFORMATICO O ALTRO SISTEMA, E CIÒ ANCHE QUALORA LA SVILUPPO ITALIA S.P.A FOSSE STATA MESSA ESPRESSAMENTE AL CORRENTE DELLA POSSIBILITÀ DEL VERIFICARSI DI TALI DANNI.”

    Manca solo la morte dell’utente.

  11. jeneregretterien on

    ricorda lo stile dei bugiardini dei farmaci.
    :-D

    in quanto a questo
    “Per il resto, io sono arcisicuro, straconvinto, massimamente certo che detti vertici non percepiscono siffatti stipendi.”
    sei ottimista, eh?

  12. Francesco on

    Da qui

    SVILUPPO ITALIA

    Taglio di 200 milioni di euro a Sviluppo Italia. :-D

    STIPENDI MINISTRI e SOTTOSEGRETARI

    Taglio del 30% degli stipendi per i membri del governo ( ministri e sottosegretari che sono anche parlamentari ).

    I ministri e i sottosegretari tecnici sono esclusi dal taglio.

    STIPENDI MANAGER

    Viene fissato un tetto di 500.000 euro l’anno per lo stipendio dei manager pubblici neoassunti, salvo specifiche. Mentre per le aziende ex municipalizzate viene stabilito che i compensi del presidente e dei componenti del cda non potra’ essere superiore al 70% delle indennita’ che spettano al sindaco e al presidente della provincia dell’ente avente maggiore popolazione.

    Da qui invece (Report – Gabbanelli):

    GIOVANNA BOURSIER
    Quanto prendeva Lei come primo Amm. Delegato di Sviluppo Italia?

    CARLO BORGOMEO – Amm. Delegato Sviluppo Italia fino alla fine 2001
    400 milioni l’anno lordi, ovviamente, nella prima fase. E 450 dopo 7 o 8 mesi insomma.

  13. Francesco on

    A proposito, ‘sta norma non è che è piovuta dal cielo, ma la si deve proprio a Report e a qualche interrogazione.

  14. Francesco on

    E poi… ogni tanto se qualcuno denuncia… poi qualcuno si muove.

  15. Luca Carlucci on

    Nello stesso report che segnala francesco, qualche riga più in alto, una quantificazione più attuale:

    “Il presidente [di Sviluppo Italia] è Stefano Gaggioli: secondo le cronache è stato parlamentare di AN e assessore alla caccia della provincia di Roma. Ha scritto anche una guida sui funghi. […]Facendo due conti desumiamo che il suo stipendio si aggiri sui 450mila euro l’anno. Con l’euro, anche qui come nel CDA dell’ Anas, gli stipendi sono raddoppiati.”

    450.000. L’avevo detto che prendevano meno! :))

  16. Luca Carlucci on

    Le tasse su 80 anni di lavoro di un precario da 1000 euro al mese, e lo stipendio annuale di Gaggioli è fatto. E che sarà mai.

  17. aghost on

    “LA SVILUPPO ITALIA S.P.A NON POTRÀ IN NESSUN CASO ESSERE RITENUTA RESPONSABILE PER QUALSIASI DANNO PARZIALE O TOTALE, DIRETTO O INDIRETTO…”

    hanno dimenticato di mettere i terremoti e la guerra nucleare, come nelle clausole delle assicurazioni :))))

  18. sanik on

    guadagnano sempre troppo per il lavoro che fanno.

    -lasciate un commento nel mio blog.-

  19. […] Classe dirigente parte due. […]


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