“Quei testi sono miei!” Cagliari su italia.it: errori e violazioni del diritto d’autore

UPDATE: Manuela ci informa che dalla redazione di italia.it confermano che i testi in oggetto sono da attribuirsi all’Istituto Geografico De Agostini.

Manuela denuncia la presenza sul portale italia.it di alcuni testi (esplicitamente coperti da copyright) presi dal suo sito e parzialmente, e goffamente, rimaneggiati.
Sul portale tali testi sono attribuiti a DeAgostini, e alcuni indizi spingono a pensare che l’azione di “indebito prestito”, per così dire, risalga a prima dell’estate 2003.
Rimaniamo in attesa di sviluppi che forse metteranno alla prova le mitiche note legali di italia.it, quelle che “qualunque cosa sia, noi non c’entriamo”.

Salve,

mi chiamo Manuela e sono l’autrice di un sito dedicato alla città di Cagliari.

Voglio segnalare la violazione del diritto d’autore attuata sul portale turistico http://www.italia.it ai danni di alcune pagine del mio sito.
Ho scoperto di recente che i testi descrittivi di sei siti naturalistici (Castello di San Michele, Parco di Monte Urpinu, Giardini pubblici, Viale Buoncammino, Stagno di Molentargius e Stagno di Santa Gilla) e di due monumenti storici (Torre di San Pancrazio e Torre dell’Elefante) della città di Cagliari pubblicati sul mio sito www.cagliaridascoprire.it sono stati palesemente “copiati” sul sito http://www.italia.it.
E’ stata una scoperta avvenuta per caso. Descrivo in breve i fatti.

Ai primi del mese di marzo la Redazione di Italia.it Ufficio Recruitment ITS S.p.A. mi ha contattato via mail per chiedermi l’autorizzazione a pubblicare sul sito http://www.italia.it, a titolo gratuito, due fotografie presenti sul mio sito (una riguardo la Sagra di Sant’Efisio, l’altra la necropoli punica di Tuvixeddu). Prima di rispondere ho visitato il portale (di cui non avevo mai sentito parlare prima d’allora) ed ho scoperto che la foto raffigurante la Sagra di Sant’Efisio era già stata pubblicata senza la mia autorizzazione.

Gli ho intimato via mail di rimuoverla immediatamente o sarei ricorsa legalmente, diffidandoli dal pubblicare qualsiasi altro contenuto del sito.
Trascorsi alcuni giorni la foto è stata rimossa. Non ho ricevuto risposta e sto ancora aspettando una mail di scuse…

Mi sono insospettita ed ho visitato tutte le pagine del sito http://www.italia.it dedicate alla città di Cagliari.

Così ho scoperto che le mie pagine erano state copiate. Al margine del testo si indica come fonte: Istituto Geografico De Agostini.

Per darvi una dimostrazione di ciò che è avvenuto, alla fine di questa lettera riporto i testi copiati presenti sul sito http://www.italia.it confrontandoli con i testi originali pubblicati sul mio sito.

Sospetto che questa violazione duri da diversi anni (sicuramente è precedente al 2003). Infatti, in uno dei testi copiati (Parco naturale del Molentargius) c’è un errore che ho corretto nel 2003 in seguito ad una segnalazione giornalistica, errore che mi permise, a suo tempo, di denunciare un’altra violazione del diritto d’autore.

Inoltre è evidente che i maldestri autori del “copia incolla” nel tentativo di rielaborare i testi copiati sono caduti in numerose incongruenze dimostrando di non conoscere i luoghi ed i siti di cui scrivono.

Aggiungo che leggendo le varie pagine sulla città di Cagliari ho notato che spesso le notizie presenti sul sito http://www.italia.it non sono aggiornate.

Ho voluto segnalare la violazione di cui sono “vittima” per allertare altri autori di siti di promozione turistica locale che hanno dedicato tempo, studio, passione e anche denaro, alla realizzazione delle loro pagine ed invitarli a verificare che anche i loro contenuti non siano stati copiati.

Ringrazio scandaloitaliano. Vi terrò aggiornati sugli sviluppi,

Manuela Manca

italia.it e cagliaridascoprire.it: i testi a confronto

Riporto per ogni argomento il testo presente su http://www.italia.it cui segue il testo originario tratto dal sito http://www.cagliaridascoprire.it

Il confronto fra le due versioni mostra la palese violazione avvenuta su http://www.italia.it ai danni di http://www.cagliaridascoprire.it

(Il testo in neretto tra parentesi quadre contiene precisazioni della sottoscritta, autrice dei testi originari, che mostrano le incongruenze in cui cade il copista derivate dalla non conoscenza da parte sua dei luoghi o dei monumenti di cui si parla.)

CASTELLO DI SAN MICHELE

[testo su italia.it]
Il Castello di San Michele venne costruito dai Pisani su un preesistente monastero dedicato all’Arcangelo Michele, da cui prese il nome, all´inizio del XIII secolo. Lo scopo era quello di difendere la città, che allora sorgeva sulla laguna di Santa Gilla, dalle invasioni nemiche. Il castello venne dotato di due torri sul lato orientale (Torre di San Pancrazio e Torre dell´Elefante [queste due torri si trovano sul colle di Castello non sul colle San Michele; il copista fa confusione non sapendo di cosa parla]) e modificato successivamente con l´aggiunta di una terza torre sul lato sud, più alta delle altre due ma più tozza, e lo scavo di un profondo fossato. Durante l´epidemia di peste del 1656 il castello fu utilizzato come lazzaretto. Nel 1793, durante l´assedio delle truppe napoleoniche, venne dotato di cannoni. Quando Cagliari non fu più una città fortificata, il castello perse definitivamente la sua funzione militare. Nel 1895 la fortezza e il colle vennero cedute al marchese Edmondo Roberti di San Tommaso, che intraprese i primi restauri e il rimboschimento del colle. Recentemente, il Castello di San Michele è stato restaurato ed il colle è stato trasformato in un suggestivo parco. Le sale del palazzo ospitano manifestazioni culturali di vario genere (mostre, conferenze,…). L’accurato restauro accosta ai muri e ai pavimenti originari, conservati sotto lastre di vetro, una moderna struttura in legno, acciaio e policarbonato.
Fonte: Istituto Geografico De Agostini

[testo su cagliaridascoprire.it]
(…) Il Castello di San Michele venne edificato agli inizi del XIII secolo dai pisani, con l’intento di difendere la città, che allora sorgeva sulla Laguna di Santa Gilla, da possibili tentativi d’invasione provenienti dal Campidano.
Il Castello fu costruito su un preesistente monastero vittorino dedicato all’Arcangelo Michele, da cui prese poi il nome che conserva tuttora. I pisani lo dotarono delle due torri che si innalzano in posizione nord e sud sul lato orientale. (…) aggiungendo alle due torri dell’originaria costruzione pisana, la terza torre sul lato sud (…) più alta rispetto alle altre due ma più tozza. Il Castello venne circondato da un ampio fossato (…) Durante la terribile epidemia di peste che colpì la città (nel 1656) venne utilizzato come lazzaretto. Nel 1793 (…) durante il tentativo di invasione delle milizie napoleoniche venne dotato di cannoni (…)
Quando Cagliari non fu più una città fortificata il Castello di San Michele perse definitivamente ogni ruolo difensivo. Nel 1895 la fortezza, insieme al colle omonimo, fu (…) ceduta al marchese Edmondo Roberti di San Tommaso (…) che si occupò dei primi lavori di restauro del Castello (…) ed iniziò l’opera di rimboschimento del colle.
In questi ultimi anni il Castello di San Michele è stato restaurato ed il colle è stato trasformato in un bellissimo parco verde.
Dopo anni di abbandono, gli ambienti interni, completamente restaurati, sono stati adibiti a spazio culturale ed espositivo. L’accurato lavoro di ristrutturazione ha consentito la convivenza tra i muri ed i pavimenti originari, spesso visibili solo sotto lastre di vetro, e la moderna struttura in legno, acciaio e policarbonato.

PARCO DI MONTE URPINU

[testo su italia.it]
Il parco di Monte Urpinu si trova alle pendici del colle omonimo. L´altura, che ha un´altezza di 98 metri, un tempo era un luogo impervio, isolato dalla città e abitato dai lupi: per questo venne soprannominato Monte Urpinu, da “urpi”, che in sardo significa “volpe”. Il suo penultimo proprietario, il marchese Sanjust di Teulada, gli dedicò una particolare cura e ne iniziò il rimboschimento con la coltivazione del profumato pino d’Aleppo. Nel 1939 il colle venne acquistato dal Comune ma sino al secondo dopoguerra rimase abbandonato. Oggi il parco è una delle più belle zone verdi di Cagliari. Attraverso i sentieri che fiancheggiano il colle si arriva ad alla terrazza del Belvedere, da cui si gode un suggestivo panorama della città: il Castello di San Michele, lo Stagno di Molentargius, le Saline, il Poetto e la Sella del Diavolo.
Fonte: Istituto Geografico De Agostini

[testo su cagliaridascoprire.it]
Il parco di Monte Urpinu si trova alle pendici del monte omonimo. Il nome deriva da “urpi” che in lingua sarda significa “volpe”. Il colle infatti venne soprannominato “Monte Volpino” perchè era conosciuto come un luogo impervio, isolato dal centro cittadino ed abitato dai lupi.
(…) Il suo penultimo proprietario, il marchese Sanjust di Teulada, gli dedicò una particolare cura e ne iniziò il rimboschimento con la coltivazione del profumato pino d’Aleppo. Nel 1939 il colle venne acquistato dal comune e (…) sino al secondo dopoguerra, fu destinato al completo abbandono. Oggi il parco di Monte Urpinu è una delle più belle isole verdi nel cuore di Cagliari.
(…) Attraverso i vialetti che fiancheggiano il colle, si arriva al Belvedere, una terrazza naturale da cui si può godere una suggestiva veduta panoramica della città che spazia dal quartiere di Castello al Castello di San Michele e, dall’altro lato, si affaccia sullo Stagno di Molentargius, le Saline, il Poetto e la Sella del Diavolo.
Il colle si trova a 98 metri sopra il livello del mare.

GIARDINI PUBBLICI

[testo su italia.it]
I giardini sono una delle aree verdi più belle e frequentate di Cagliari. Furono realizzati per volontà dei Savoia durante la loro permanenza sull´isola (1799-1815); i reali sentivano l´esigenza di viali alberati per il passeggio, di cui erano dotate le più grandi città continentali del regno di Sardegna. La creazione dei giardini, iniziata nel 1819 e terminata nel 1829, insieme a quella del viale Buoncammino e del viale Regina Margherita, venne realizzata riconvertendo le fortificazioni della parte orientale del Castello. Nel 1839 la zona venne acquisita dal Comune, che fece ulteriori modifiche; l’aspetto attuale risale al secondo dopoguerra. I giardini ospitano moltissime varietà di piante: i lecci, le palme delle Canarie e la caratteristica macchia mediterranea sono solo un esempio. Affacciandosi sul lato rivolto verso il viale San Vincenzo, si può godere una gradevole vista della città.
Fonte: Istituto Geografico De Agostini

[testo su cagliaridascoprire.it]
i Giardini pubblici sono una delle aree verdi più belle e frequentate di Cagliari. Furono realizzati durante la reggenza dei Savoia che durante la loro permanenza in città (dal 1799 al 1815) lamentarono la mancanza di passeggiate verdi di cui erano dotate le più grandi città continentali del regno di Sardegna. La creazione dei Giardini, insieme a quella del viale Buoncammino e del viale Regina Margherita, fu il risultato di una serie di opere realizzate riconvertendo le fortificazioni della parte orientale del Castello
(…) La costruzione dei Giardini ebbe inizio nel 1819 (…) e venne completata nel 1829 (…). Quando, dopo il 1839, l’area venne acquisita dal comune si procedette ad ulteriori modificazioni. L’aspetto attuale (…) risale al secondo dopoguerra.
Nei Giardini si trovano moltissime varietà di piante: i lecci del viale d’ingresso, le palme delle Canarie e la caratteristica macchia mediterranea sono solo alcune. (…) Affacciandosi sul lato rivolto verso il viale San Vincenzo, si può godere una piacevole vista della città. (…)

PARCO NATURALE DEL MOLENTARGIUS

[testo su italia.it]
Lo stagno di Molentargius è una delle oasi naturali più importanti del Mediterraneo, famosa perché i fenicotteri rosa, rarissimi in Europa e presenti solo in Spagna e in Francia, l´hanno scelta come luogo di nidificazione dal 1993. Si estende su una superficie di 550 ettari ed è stato dichiarato Parco Nazionale nel 1999 [nel mio testo è Parco regionale, la definizione corretta, che ho modificato nel 2003; ciò dimostra chiaramente che il testo è stato copiato prima dell’estate 2003]. Ha la particolarità di trovarsi nel bel mezzo del centro abitato di Cagliari e Quartu Sant’Elena, immerso nel traffico e nei rumori cittadini.
Lo stagno, che racchiude un ecosistema di grandissima rilevanza scientifica, è diviso in due zone: quella d’ acqua salata (Bellarosa Maggiore), che costituisce l’habitat ideale di un´abbondante avifauna, tra cui avocette, gabbiani, cormorani, aironi cinerini, tuffetti; e quella d’ acqua dolce (Bellarosa Minore) nella cui folta vegetazione trovano rifugio la garzetta, il pollo sultano, il cavaliere d’Italia e tante altre specie rare. Negli ultimi anni, durante la stagione invernale, è stata segnalata la presenza di circa 20.000 uccelli.
Del parco fanno parte anche le saline, che si trovano tra lo stagno e la spiaggia del Poetto. Lo stesso nome Molentargius deriva da su molenti, che in sardo significa asinello, animale utilizzato in passato per il trasporto del sale. La storia delle saline ha origini antichissime. Tutti i conquistatori dell’isola e della città, a partire dai Fenici sino ai Piemontesi, sfruttarono questa preziosissima risorsa. L’attività di estrazione cessò definitivamente solo nel 1985, a causa dei notevoli danni ambientali provocati.
Fonte: Istituto Geografico De Agostini

[testo su cagliaridascoprire.it]
lo stagno di Molentargius è un’oasi naturale, una delle più importanti del Mediterraneo, che i fenicotteri rosa, esemplari rarissimi che in Europa nidificano solo in Spagna e Francia, hanno scelto come luogo ideale per costruire i loro nidi. L’evento eccezionale si verificò nel 1993 quando una colonia di fenicotteri nidificò nello stagno dando vita ad un migliaio di nuovi nati. (…)
La particolarità dello stagno di Molentargius è proprio quella di trovarsi nel bel mezzo del centro abitato più popoloso di tutta l’isola, quello di Cagliari e Quartu Sant’Elena, immerso nel traffico caotico e nei rumori cittadini. (…)
Lo stagno, che si estende su una superficie di 550 ettari, dal 1999 è stato dichiarato Parco regionale [vedi spiegazione nel testo sopra]. (…)
Lo stagno, che si divide in due aree, quella d’ acqua salata del Bellarosa maggiore e quella d’ acqua dolce del Bellarosa minore, racchiude un ecosistema di grandissima rilevanza scientifica. La stessa diversità delle acque che lo compongono consente l’esistenza di differenti varietà sia vegetali che animali. Le acque salmastre rappresentano l’habitat ideale oltre che dei fenicotteri rosa anche di molte altre varietà di uccelli: avocette, gabbiani, cormorani, aironi cinerini, tuffetti, sono sono alcuni degli esemplari che frequentano assiduamente lo specchio d’acqua salata. Preferiscono le acque dolci del Bellarosa minore e la sua folta vegetazione: la garzetta, il pollo sultano, il cavaliere d’Italia, il mignattaio e tante altre specie rare. Altri uccelli, anfibi e rettili frequentano indistintamente entrambi i bacini. Negli ultimi anni, durante la stagione invernale, è stata segnalata la presenza di circa 20.000 uccelli. (…)

Del Parco fanno parte anche le saline, che si trovano tra lo stagno e la spiaggia del Poetto. Il nome Molentargius è legato alla produzione del sale derivando da “su molenti”, “l’asinello” utilizzato in passato per trasportare il sale estratto dalle saline (…) La storia delle saline ha origini antichissime. Tutti i conquistatori dell’isola e della città, a partire dai fenici sino ai piemontesi, si dedicarono allo sfruttamento di questa preziosissima risorsa naturale. (…) L’attività di estrazione svolta dalle Saline di Stato cessò definitivamente nel 1985 a causa dei notevoli danni ambientali ad essa connessa.

VIALE BUONCAMMINO

[testo su italia.it]
Il viale Buoncammino, come i giardini pubblici e il viale Regina Margherita, fu voluto dai Savoia, quando si rifugiarono nell´isola incalzati dalle truppe napoleoniche (1799-1815). I reali sentivano la mancanza di viali alberati e zone verdi dove passeggiare, che erano invece presenti nelle altre città del regno, e ordinarono la costruzione di questa zona di Cagliari. La passeggiata del Buoncammino è costituita da un lungo viale alberato che inizia a Porta Cristina, passa per il quartiere di Castello e la Cittadella dei Musei [qui si nota chiaramente che chi ha maldestramente scopiazzato il testo originario non conosce i luoghi di cui si parla; il viale Buoncammino non passa né per il quartiere di Castello né per la Cittadella dei Musei], e si conclude in piazza d’Armi. Dal viale, una strada secondaria conduce alla terrazza del Belvedere, da cui si gode una splendida vista della città, del porto e dell’anfiteatro romano [anche qui si nota che l’autore di questa copia non conosce i luoghi di cui si parla; infatti dalla terrazza del Belvedere non si vede il porto di Cagliari né tanto meno l’Anfiteatro romano, che sono ben visibili invece dal viale Buoncammino, come si legge nel testo originario che segue]. Un´altra stradina, scavata nella roccia, collega il viale ai giardini pubblici. In cima ad una salita si può vedere la chiesetta dei Santi Lorenzo e Pancrazio, del XII secolo.
Fonte: Istituto Geografico De Agostini

[testo su cagliaridascoprire]
la passeggiata di viale Buoncammino, come la creazione dei Giardini Pubblici, risale al periodo sabaudo. Furono proprio i Savoia infatti che ordinarono la costruzione di passeggiate e di viali alberati, di cui notarono la mancanza in città quando, l’incalzare delle truppe napoleoniche (…) li costrinse a rifugiarsi nell’isola (dal 1799 al 1815). La passeggiata del Buoncammino percorre un lungo viale alberato che inizia da Porta Cristina, che introduce al quartiere di Castello ed alla Cittadella dei Musei, e si conclude in piazza d’Armi. (…) Dal viale si gode una splendida vista della città e del suo porto.
Ai piedi di Buoncammino resiste alla sfida dei secoli l’Anfiteatro romano (…)
Una stradina scavata nella roccia (…) collega il viale ai Giardini Pubblici. Una traversa del viale, invece, conduce alla terrazza del Belvedere che offre una suggestiva panoramica della città. In cima ad una piccola salita si può scorgere la chiesetta dei Santi Lorenzo e Pancrazio che risale al XII secolo.”

TORRE DI SAN PANCRAZIO

[testo su italia.it]
La torre maestra, gemella della torre dell´Elefante, è collocata ad un´estremità del castello, eretto dai Pisani nel 1217 sul colle di San Michele [questo è un errore clamoroso: la torre di San Pancrazio si trova sul colle di Castello, ben altra costruzione è il castello di San Michele sul colle omonimo]. Fu innalzata nel 1305 e rivestita su tre lati da pietre calcaree; il quarto, rivolto verso il castello, è aperto secondo l´uso pisano e mostra quattro piani costruiti su soppalchi di legno. Intorno al 1328 gli Aragonesi fecero chiudere il lato aperto per utilizzare la torre come abitazione e magazzino. Nell´Ottocento venne adibita a carcere per i prigionieri politici. Agli inizi del Novecento un restauro ha riaperto il lato murato dagli Spagnoli e ha restituito alla torre il suo aspetto originario. Dalla torre si può godere una splendida panoramica della città, che spazia dal porto sino alla Sella del Diavolo, sul lungomare del Poetto.

[testo su cagliaridascoprire.it]
la torre di San Pancrazio (…) fu edificata nel 1305 dai pisani (…) ed è la “gemella” dell’altra torre, (…), la torre dell’Elefante. (…) Costruita in bianco calcare (…) presenta delle sottilissime feritoie nei tre lati chiusi (…). Il quarto lato è aperto verso l’interno del Castello, caratteristica tipica delle torri pisane, e mostra i ballatoi in legno situati sui quattro piani della torre. (…) Nel 1328 gli aragonesi ne fecero murare il lato aperto (…) e la adibirono ad abitazione e a magazzino. In seguito venne utilizzata come carcere. (…) Agli inizi del 1900 sono stati eseguiti dei lavori di restauro che hanno ridato alla torre il suo aspetto originario liberandone il lato che si affaccia su piazza Indipendenza, come voleva il progetto originario. Sono stati rafforzati i ballatoi in legno, che permettono l’accesso ai vari piani da cui si può godere una splendida panoramica della città che spazia dal porto sino alla Sella del Diavolo, sul lungomare del Poetto.

TORRE DELL’ELEFANTE

[testo su italia.it]
La torre maestra , gemella della torre di San Pancrazio, è collocata ad un’estremità del castello, eretto dai Pisani nel 1217 sul colle di San Michele [questo è un errore clamoroso: la torre dell’Elefante si trova sul colle di Castello, ben altra costruzione è il castello di San Michele sul colle omonimo]. Fu innalzata nel 1307 e rivestita su tre lati da pietre calcaree; il quarto, rivolto verso il castello, è aperto secondo l’uso pisano e mostra quattro piani costruiti su soppalchi di legno. Intorno al 1328 gli Aragonesi fecero chiudere la parte nord per utilizzare la torre come abitazione e magazzino; usavano la torre anche per un macabro rituale: come monito ai malfattori esponevano, dentro grate di ferro, le teste decapitate dei condannati a morte.
Nell’Ottocento la torre fu adibita a carcere per detenuti politici. Venne restaurata nel 1906: il lato murato fu riaperto, riacquistando così il suo aspetto originario.
Il curioso nome non deriva, come si potrebbe facilmente immaginare, dalla statua dell’elefantino, simbolo di forza e di fedeltà (di autore ignoto e contemporanea alla torre), posta a circa 10 metri dal lato di viale Università, ma dalla Ruga Leofantis, che oggi corrisponde alla Via Stretta.
Fonte: Istituto Geografico De Agostini

[testo su cagliaridascoprire.it]
la torre dell’Elefante venne edificata nel 1307 dai pisani che ne affidarono il progetto all’architetto Giovanni Capula (…) anche la “gemella” torre di San Pancrazio (…)
I tre lati esterni della torre, (…) furono costruiti in bianco calcare (…). Il quarto lato, rivolto verso il Castello, è aperto alla maniera tipica pisana e mostra quattro piani costruiti su soppalchi di legno. (…)
Il nome non gli deriva, come si potrebbe facilmente immaginare, dalla scultura dell’elefantino, simbolo di forza e di fedeltà (di autore ignoto e sicuramente contemporanea alla torre), posta a circa 10 metri dal lato di viale Università, ma dalla Ruga Leofantis, che oggi corrisponde alla Via Stretta. (…)
Intorno al 1328 gli aragonesi fecero chiudere la parte nord dell’edificio per utilizzarla a scopo abitativo e come magazzino. Gli spagnoli usavano praticarvi un macabro rituale: esponevano, dentro grate di ferro, le teste decapitate dei condannati a morte. (…)
Nel 1800 infine fu adibita a carcere per detenuti politici. Venne restaurata nel 1906 riaprendo il lato murato dagli aragonesi, riacquistando così il suo aspetto originario.

9 comments so far

  1. Pedro on

    Quantomeno patetica la email che chiedeva “a titolo gratuito” l’utilizzo di alcune foto del sito di Manuela Manca.
    Forse avevano paura di spendere il risicato budget troppo in fretta…

  2. G. Buzzanca on

    Si vede che hanno fatto confusione… Manuela manca!! Poi bisognerà pur farsi carico della situazione e contenere le spese!!
    Se solo ti dicessi le restrizioni cui io (statale) sono sottoposto!!

    (scusa Manuè ma come si dice a Roma non rimane che buttarla in caciara!!)

  3. Alessandro on

    Che vergogna!!!

  4. Caruso on

    Ma poi, mail a nome di chi è arrivata? CHI, all’interno di un grande gruppo con tanti dipendenti, si è fattivamente potuto prendere la responsabilità di chiedere “aggratiss” due foto ad uno sconosciuto (che avrebbe potuto anche averle copiate a sua volta, cosa che naturalmente non è)?

  5. G.Buzzanca on

    Ma dai … ‘ a gratisse et amore dei!
    E poi s’annamo a fà nà spaghettata tanto stè foto gliel’avremmo pagate quanto un piatto de spaghetti ma conditi alla burina.
    Ahò! A ninè nun te penzà di volecce mette manco nà cozza!

    Manuela se passi a Roma un cappuccino davanti la sede dell’IBM te lo offro io.
    Ieri mi sono perso e sono capitato davanti al cancello dell’IBM dalle parti dell’EUR.
    E se tutto avesse un senso?
    :-)

  6. Caruso on

    A Buzza’, se famo ‘na spaghettata oggi. Domani du code a’a vaccinara: ce se’ ma’ stato da Meo Pinelli? No? E te ce porto, a te e a Ninetta!

  7. aghost on

    a buzzà, ma gli hai buttato almeno ‘na bomba carta sul cancello dell’IBM??? :)

  8. G.Buzzanca on

    Ma de chè in machina c’avevo solo un sacco de carta … era bujo e me stavo a scoccià che cercavo ‘na pizzeria. Ma li mortacci loro che bisogno c’avevavo stì IBM d’annasse a’nfrattà così.
    Ma che cianno paura de fasse vede??
    A Carù p’a’ spagnettata famo quanno voj!!! (Ninetta? ste staj a sbajà.. vorrai dì Palletta!!)

  9. PBadia on

    Cara Manuela, so quanto è complesso il lavoro di ricerca di documenti e fonti, e il processo di creare un testo originale. I vincitori dell’appalto hanno probabilmente incaricato “scrittori” per le diverse sezioni del sito, e svariati di questi “manovali” (con il massimo rispetto per la professione edile) si sono dati da fare nel collage selvaggio da molteplici fonti (hanno utilizzato anche wikipedia senza inserire il copyright Open Source). Comportamento stigmatizzato anche dagli insegnanti di Scuola Media Inferiore quando messo in opera dai loro alunni come “COPIATO!”
    Ti suggerisco se ancora non l’hai fatto, e se è possibile, di promuovere subito un’azione presso il Giudice di Pace…


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