E’ ufficiale: il portale nazionale del turismo avverte di contenere informazioni turistiche non affidabili

Ed eccoci al fondo (forse).

Marzo 2004, obiettivo: il ponte sullo stretto? La fusione fredda? Lo spostamento del Monte Rosa in Lombardia? No: un sito web che attirasse i turisti e fornisse loro servizi utili per un viaggio in Italia.

Uno studio di fattibilità scritto con la consulenza di George Lucas, tre anni di lavoro politico e dirigenziale del tutto “opaco” e calato dall’alto, un budget esorbitante di “almeno” 45 milioni di euro dei contribuenti a disposizione, una presentazione in pompa magna a base di “rilancio”, “sinergie”, “innovazione” (e inquietanti cetrioli). E tutto ciò nel paese dove decine di migliaia di persone fanno del web, del design, della comunicazione la loro professione e la loro passione (spesso malpagate, quasi sempre precarie).

Quel che va online – un indegno carrozzone vecchio, goffo e infarcito di errori – non è l’immagine dell’Italia. Non è l’immagine delle sue bellezze storiche, artistiche, naturali e sociali. E men che mai è l’immagine dell’Italia così come la costruiscono giorno per giorno i cittadini col loro lavoro.
E’, invece, l’immagine della disorganizzazione, dell’inefficienza, dell’incompetenza, dell’abissale lontananza dalle reali dinamiche sociali e lavorative di questa nazione. A chi appartiene questa immagine? A voi la risposta.

Fatto sta che il portale nazionale del turismo, sotto l’onda anomala di critiche – ma prevedibilissima, se solo uno avesse la minima percezione del fatto che una fascia sempre più ampia della popolazione non è composta da egoisti fatalisti e passivi – che l’ha sopraffatto, finisce per dichiarare apertamente quel che è.

Dopo due giorni, con atto invero clamoroso e che già la dice tutta, viene rimosso il “Chi siamo” del portale: presumibilmente, e giustamente, le persone che hanno sgobbato come matti ma secondo un’impostazione progettuale aberrante (rabberciare su un portale colpevolmente fermo in cantiere da anni con un rush finale di pochi mesi), sentono che il prodotto è lesivo della propria professionalità.

Dopo qualche settimana, anche l’oggettivamente spassoso videoinvito ai turisti del mondo (senza dubbio la prima comunicazione turistico-istituzionale ad aver inaugurato un nuovo genere comico) viene rimosso (più o meno).

Infine, la ciliegina – o la pietra tombale, scegliete voi.

Andate su una qualsiasi scheda turistica (regioni, città etc), e scrollate fino in fondo. Piccola, timida, linguisticamente un po’ involuta, fuori quadro e quasi fuori percezione, campeggia l’ammissione di un raccapricciante fallimento:

i contenuti relativi alle destinazioni turistiche sono attualmente in fase di verifica, implementazione e validazione a cura delle singole Amministrazioni Regionali

Anche in inglese (immaginiamo i turisti osservare con un misto di curiosità e sgomento la scritta, così come si guarderebbe una stele sumera con fregi incomprensibili ma che lasciano presagire, per suggestione, una qualche apocalissi):

Contents related to tourist destinations are currently being verified, implemented and validated by Regional Administrations.

E dunque pare finire così: 3 anni di lavoro, 45 milioni di euro a disposizione, e il portale nazionale del turismo italiano, quello ufficiale, quello online, quello che deve attrarre i turisti e fornire loro servizi utili, li avverte che i contenuti turistici del sito non sono ancora verificati. Cioè che sono contenuti non affidabili.

Cioè, insomma, il portale grida “Turisti! E’ arrivato il portalone! Venite in Italia! Venite in Italia!”, e tra un grido e l’altro mormora: “Però per ora, eccooo, cioè, come dire, quel che vi diciamo sull’Italia, eccooo, non è proprio oro colato, e che pretese! Napoleone, per dire, mica è nato all’Elba, e il Monte Rosa non è in Lombardia, ok ok! A parte che lo sanno anche i bambini, quindi non mi sembra il caso di farne un dramma, e poi un po’ di pazienza no? E che cavolo, turista! Fra uno-due anni, quando 20 amministrazioni regionali avranno messo su 20 redazioni, e avranno controllato le 50.000-70.000-327.568 schede dello schedario da ufficio minist…, ehm, cioè, dell’interattivissimo e dinamicissimo portale, assumendosi la responsabilità dei contenuti, eccooo, allora togliamo il disclaimer, e poi ve la vedete con le regioni no? Eh? Chiaro no? Patti chiari, amicizia lunga!”.

Pare finire così.

Ma forse non è una fine, piuttosto una sorta di inizio.

24 comments so far

  1. frap1964 on

    Se fossi un amministratore regionale, solo per aver pubblicato questo disclaimer (e comunque il portale), farei una causa per danni d’immagine milionaria a IBM, ITS nonchè a Rutelli e Nicolais in persona.
    Implementazione a cura delle Amministrazioni Regionali ?
    Ma che cacchio scrivono !!!
    Bello piccolino in fondo a qualsiasi pagina del portale, che si veda poco, tanto per scaricare ogni responsabilità.
    Hanno imposto questo porcale a tutte le Regioni e ora scrivono pure che questo bel risultato è tutto merito loro.
    Ora si scrive agli assessori al turismo di tutte le regioni… vediamo cosa ne pensano e se sono d’accordo.
    Voglio proprio vedere se e quanto dura il disclaimer…

  2. aghost on

    questo si chiama sprezzo del ridicolo. Dopo anni di lavoro e 45 milioni di finanziamento questo è il risultato! Ma Rutelli è Ministro per i Beni e le Attività Culturali e, nella qualità di Vicepremiern è responsabile anche delle politiche per il turismo.

    In un paese serio l’avrebbero già fatto sloggiare dalla poltrona a calci nel sedere.

  3. astroplan on

    Inizia la fase SCARICA-BARILE a cascata.

    Vista la impossibilità di andare avanti bersagliati come fagiani, il GENIO di turno inventa la tattica di deviare il fuoco di fila su più soggetti possibile in maniera da disperdere le responsabilità.

    In pratica, sarebbe come se un direttore editoriale pubblica una notizia, ma scrive in fondo che l’accuratezza della notizia è a carico del soggetto della notizia stessa! INCREDIBILE.
    Ma, allora quale sarebbe la responsabilità per cui viene pagato?

    Fossi nei panni degli amministratori regionali mi muoverei velocemente a dissociarmi da questa politica di gestione attraverso mezzo legale, altrimenti il cetriolo verde andrà in posti innominabili a tutti coloro che con tacito consenso si prendono la responsabilità condivisa di aver fatto uscire on-line qualcosa che palesemente doveva avere un banner grosso come una casa “THIS SITE IS UNDER CONSTRUCTION” e non presentarlo in pompa magna e gridando a tutto il mondo PLEAZ VISIT WEB-SITE, BUT PLEAZ VISIT ITALY…. ma che roba!

  4. gigi on

    Sarebbe carino verificare tramite interviste e fatture, quale fine hanno fatto realmente i
    Q U A R A N T A C I N Q U E M I L I O N I DI EURO.

    Lo scriverei Q U A R A N T A C I N Q U E M I L I O N I di volte, perchè a mio avviso è una cifra esorbitante anche se nascosta dietro paroloni come “studio di fattibilità”, tre anni di lavoro politico e dirigenziale, “rilancio”, “sinergie”, “innovazione”…

    PS. Quanto sarebbe costato solamente il logo????

  5. Luca Carlucci on

    Beh Gigi, se hai seguito il blog saprai che gli stanziamenti fin qui riconosciuti con assoluta certezza sono 45 + 2.1 (contributo a carico delle regioni) = 47.1.

    Esiste la possibilità che siano parecchi di più, ne senso che in origine era previsto che i singoli ministeri contribuissero di tasca loro per un altro tot a testa: ci risulta che il Ministero dell’Ambiente lo abbia fatto per 9 milioni (ma di sti soldi non si ha notizia), e in altri documenti ci sono tracce di altri stanziamenti.

    Se questo è il budget destinato, quello effettivamente impegnato sin qui rimane tutt’ora nebuloso:
    – certi sono 9.6 mln (iva inclusa) alle tre aziende che hanno vinto l’appalto
    – poi si parla di 1 mln “circa” speso per altre cose un po’ misteriose
    – i 21 mln per le regioni, sono solo ora in corso di attribuzione alle regioni (le quali non hanno prodtto in 3 anni una riga di contenuti: lo faranno da quando gli arrivano i soldini).

    quelli mancanti dei 45 forse sono a disposizione del progetto, forse una parte è già stata impegnata, boh.
    di quelli dei ministeri, sempre che ci siano, nulla si sa.

    proprio per fare chiarezza, la lettera aperta al governo:

    http://www.petitiononline.com/italiait/petition.html

    (mi raccomando: NOME E COGNOME COMPLETI!)

  6. aghost on

    ma vi rendete conto, ni pratica con quell’avvertenza i responsabili del portale italia.it hanno sconfessato sé stessi! :D

    Sarebbe anche da ridere se non fossero ancora in ballo vagonate di milioni di euro.

  7. Old Jacques on

    Can you say “Pass the Buck” (ma come si dice: patata bollente?) A me piace di più l’inglese in questo caso, che si riferisce ad una moneta falsa, come tanto del lavoro pubblicato finora pubblicato nel portalone per fare scena.

    Scenografie fatte di carta di riso.

    Comunque il fatto che qualche Regione si è mossa prima (quasi subito) per dissociarsi dalla farsa dei contenuti locali presi (presumabilmente) da guide generiche, datate, e poco affidabili (anche se per alcuni versi sembra che sia stata la ripresa stessa che risultava poco affidabile con confusioni almeno un po’ divertenti) lo dice lungo.

  8. unapietra on

    il sito e’ stato rimosso?

  9. cymbalus on

    Al momento, collegandosi con italia.it compare la schermata dove si avverter che il portale non è disponibile. Sono 21 parole in tutto eppure sono comunque riusciti a metterci uno strafalcione: un bel “Cooming soon”. Con due “o”. Come nella lettera di Toto’ e Peppino: Punto, punto e virgola. Punto e un punto e virgola! Comunque fanno bene a lasciarla la doppia “O”. Sennò dicono che siamo provinciali… siamo tirati…

  10. Gio' on

    E’ come il maltempo di questi giorni..va e viene…adesso è di nuovo “on-line” (tanto per usare una parola grossa, su linux-firefox ancora non sono riuscito a vedere il bannerone centrale – eterno caricamento del flash e bel “macchione” nero nel bel mezzo dello schermo – in perfetto “italian lifestyle” l’unica cosa che “rompe” ‘sto banner nero!!!!!!!!!)

  11. aghost on

    il “cooming” soon glielo avrà tradotto rutelli :D

  12. frap1964 on

    @aghost-@cymbalus

    coom, coomb /kuIm/ n.(scozz. e ingl.sett.) morchia; polvere di carbone.

    Il Ragazzini – Zanichelli

    cooming soon è un ‘inglesismo del nord’ colloquiale e intraducibile che, nel gergo locale, assume il significato più o meno di:
    stiamo inzozzando veloci veloci

    Ma proprio tutto vi si deve spiegare… ;-)

  13. gigi on

    …non nego che avrei voluto avere l’appalto. In questo momento avrei ben

    Q U A R A N T A Q U A T T R O M I L I O N I N O V E C E N T O O T T A N T A C I N Q U E M I L A E U R O

    inutilizzati, da spendere alla faccia dei contribuenti… “Il paese di qualità”

  14. […] Ora, non vorrei indurvi al suicidio di massa. […]

  15. mazzetta on

    noio vulevam savuar quando se ne andranno i fagiani ed quando arriveranno al loro posto i tecnici ed i redattori da 45 MILIONI di euro…ma non ce lo dicono, ci lasciano a giocare con i fagiani; forse sperano davvero di farci fare tutto il lavoro o forse anche chi decide è un fior di fagiano.

  16. G. Buzzanca on

    Continuo a non capire le battute da “indignazione a costo zero”.
    Forse derivano dal non aver letto bene tutti i post di questo blog.
    Forse derivano dall’avere in tasca la propria verità “confezionata” che si sovrappone, comunque, alla realtà e alla successione dei fatti?
    Ipotizziamo, allora, che il portale fosse venuto tecnicamente bene e che fosse (in fondo non era poi così difficile) completamente accesibile ed in linea con i dettami della legge Stanca e successivo regolamento.
    Allora non avremmo scandalo.. no? Tutte le battutelle su Rutelli sarebbero state appannaggio di Buttiglione in carica dal 23 aprile 2005 al 2 maggio 2006 e/o di Urbani che ricordo bene è stato in carica dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005 mentre Francesco Rutelli (Margherita) è in carica dal 17 maggio 2006.
    Lo scandalo, quindi dove si trova? Nello scrivere cooming soon? Allora cominciamo a ridere sui cartelli che si trovano ovunque (treni, strada, autobus… ovunque) che ci fanno sembrare un paese di mentecatti totalmente a digiuno con le lingue. Ma vi è mai capitato, mettiamo negli USA, un modulo scritto in “italiano”?
    Altro che cooming soon … Ma credo che questo sia come ridere per le persone che cadono a terra.
    Dirò semplicemnete che non mi interessa. Non accresce buona o cattiva figura a nessuno ne può portare a considerazioni di altro tipo.
    Il meccanismo perverso, son convinto, si trova nei meccanismi di assegnazione, nella supervalutazione del lavoro, nella totale privatizzazione di una commessa che va in linea con tante altre cose che tendono a togliere completamente dal controllo e dalla progettazione intere fette di pubblica amministrazione.
    La PA priva di progettualità in tutti i settori (dalle opere pubbliche ai siti web…) finisce per essere soltanto il luogo di emissione delle fatture per il lavoro di questa o quella società di progettazione. La cosiddetta privatizzazione delle attività di progettazione è il cancro totale, quello che giustifica (guarda un pò..) l’arrivo dell’IBM come di molte altre società di informatica.
    Fiumi di danaro scorrono … guardate ad esempio “Engineering lancia BRICKS, la prima piattaforma europea Open Source per la gestione e la valorizzazione del patrimonio culturale ” http://www.eng.it/stampa/7_2.htm e la Engineering che realizza la sua piattaforma da 15 milioni di euro.
    Oppure visto che ci si ostina a non parlarne vediamo Internet Culturale e quanto scritto (ad esempio) a fine dicembre 2005 http://chartitalia.blogspot.com/2005/12/lultima-malefatta-di-urbani.html
    Ma avete idea di quanti siano questi progetti?
    Ma a noi non interessano di certo! Bisogna sparare indignazione a costo zero e riempire blog (non questo) di verbosissime considerazioni che riescono (guarda un pò) a mancare l’unico obiettivo, credo, che valga la pena di discutere: questa totale cessione delle attività di progettazione, realizzazione, gestione di tutto quello che concerne la tecnologia informatica ha svilito da una parte le professionalità all’interno delle PA e dall’altro ha creato carrozzoni giganteschi, dispersione degli enti (tutti ormai privati) esecutori.
    L’intervento pubblico si limita, ormai, solo al logo in alto a sinistra o destra e nella fornitura di una parte di contenuti. Come abbiamo visto in tutti post su questo blog relativi ai contenuti.
    Allora discutiamo anche di questo: di chi è lo proprietà del web server su cui si trova il nostro (si fa per dire) italia.it? TUTTO IBM?
    Cosa vuol dire? Per quanti anni ne è garantita l’esistenza? Per quanti anni, quindi, IBM italia “governerà” tutto questo carrozzone?
    Boh.. mi vengono in mentre altre cose ma forse ho già appesantito abbastanza…

  17. frap1964 on

    @G. Buzzanca
    “Per quanti anni, quindi, IBM italia “governerà” tutto questo carrozzone?”

    Non si tratta di anni, pare si tratti di mesi.
    Con la “storiella” del ce ne sono ancora 35, qui pensano di farci digerire il fatto che il sito doveva essere online a novembre 2005 e lo è stato (nelle condizioni che sappiamo) da fine febbraio 2007. Il contratto originale si chiude a luglio 2007, a meno di variazioni intercorse nel “famoso atto transattivo”. Questo significa che questo portale costerà mediamente un milione di euro/mese di qui a luglio e poi si vedrà. Avanti il prossimo. Poi siccome nel frattempo i nuovi arrivati hanno cambiato idea, della piattaforma nazionale di booking, che era l’elemento nodale per il quale era stato originariamente pensato tutto il baraccone, nessuno parla più. Doveva agire direttamente per i piccoli e/o come mezzo di intermediazione automatico verso altri operatori. E contribuire a spesare in parte i 25 milioni di euro/anno che ci costa il baraccone ENIT. Sparita. Acquisita ? Funzionante ? Sì, no, boh ?
    Ed era elemento centrale nella gara: occorreva averne realizzata almeno una in altro progetto a pena di esclusione. Per questo abbiamo chiesto i documenti di gara originali e tutto il resto. Qualcuno dovrà spiegare se questo modo di agire è trasparente, possibile, lecito.
    Per il resto, che il rapporto prezzo/qualità di tutte le forniture informatiche nella PA sia da anni semplicemente scandaloso è cosa nota. Ho personalmente scritto a Report invitandoli a condurre una larga inchiesta in questo senso. Ne parlano anche brevemente sull’ultimo numero dell’ Espresso. Volesse il cielo che il caso di Italia.it diventi motivo per scoperchiare il marcio che c’è in tutto questo e in quello che sta arrivando sotto l’egida dello slogan e-government, che fa molto innovazione.
    Una torta da tre miliardi di euro. 3000 milioni di euro !! Con i soliti noti pronti a spartirsela: tanto è sufficiente un bando che, sulla base di un fatturato/annuo sufficientemente alto, escluda allegramente il resto del mercato. In questo modo il mercato lo drogano completamente, sovraalimentadolo con una marea di soldi pubblici, ma spartiti solo tra i soliti pochi. Che campano allegri e felici alla faccia degli altri: sottopagando, dequalificando e precarizzando le risorse umane. Tanto il risultato finale conta poco, c’è qualcuno forse che fiata ? No problem, al massimo in qualche modo, alla fine, un accordo si trova sempre.
    Persino per farsi fare un tristissimo logo-sgorbio da 100.000 euro si sono mossi così.

  18. aghost on

    ottimo frap. Chiediamoci sul serio a cosa serva l’Enit, e soprattutto quanto ci costa con le sue 24 (ventiquattro!) sedi estere!

    Sono mangiatoie che sono campate all’ombra per decenni, allegramente. E’ ora che arrivi la luce anche su questi indecenti carrozzoni che succhiano milioni di euro di quattrini pubblici.

  19. sonounprecario on

    ..ahahaha…complimenti per il post. Il Monte Rosa in Lombardia è una chicca non da poco.
    Io invece ho pensato di ridisegnare un logo molto più affidabile e rappresentativo.

    Che ne dite? :D

  20. cymbalus on

    Caro Buzzanca, anche se mi piace fare il buffoncello, di solito non rido quando una persona cade per terra, semmai cerco di aiutarla a rialzarsi. Rido (e amaro) quando leggo “cooming soon” e quando leggo (come hai ben detto) dei cartelli in luoghi pubblici con errori e strafalcioni del genere. In primis perche’ significa che le cose sono fatte male, di corsa e minimamente preoccuparsi dei disagi che possono arrecare agli utenti. In secundis (mi pare si dica cosi’, ma nel caso correggimi) perche’ quei cartelli (e QUEL portale) li hanno scritti anche con i miei (sudati) soldi. Quindi non mi pare siano a costo zero. Se a te non importa, che dire: beato te… ;-)

  21. G. Buzzanca on

    Buffencelli siamo tutti. L’indignazione è giusta, sacrosanta e nessuno ce la può togliere.
    Io me la prendo solo con chi fa demagogia a costo zero. Su questo post le cose scritte sono quasi (quasi) sempre dettagliate e fondate. Mi urta l'”antipolitica qualunquista”. E’ un mio limite personale.
    E poi la precisione linguistica a me interessa molto. Cooming soon è patetico ma non mi farà straparlare e sparacchiare …
    La lettura dall’esterno delle nostre cose dall’esterno è patetica. Triste ma è così.
    Il vero problema, ripeto, è che QUEL portale è solo uno dei tanti. Milioni di euro nel campo della digitalizzazione si stanno spendendo ed investendo a tappeto: siti web, programmi di digitalizzazione bla bla bla.
    Noi fissi come cani da punta cosa facciamo? Sghignazziamo sul cooming soon?
    Insisto.
    Internetculturale ha dato luogo a interrogazioni parlamentari, articoli sulla stampa… e tutto tace.
    I contenuti sono migliorabili in fondo con poco. Un progetto stra-milionario che non cito per non andare al gabbio… (si chiama vendetta) si basò sulle guide del Touring. Davvero!
    Allora, caro cymbalus e non me ne volere se la butto in caciara, inverto i termini della questione. A te interessa solo questa “cattiva scrittura”? …. beato te!!!
    E se il portale fosse corretto nelle sue informazioni… tutti a casa??
    Ma in realtà la mia osservazione del post precedente era solo un artificio retorico per puntare ancora una volta sulla sostanza.
    Nessuna flame war, per cortesia, ma parliamo di sostanza.

  22. […] pietra tombale Alla fine è finita come immaginavamo tutti, su italia.it è comparso un disclaimer (traduzione in italiano burocratico: scaricabarile) che avverte: “I contenuti potrebbero […]

  23. francesca on

    non so dove sdirlo ma un semplice tag per le pagine no eh????

  24. […] stabiliti dal W3C, a problemi di ‘compatibilità’ con alcuni browser fino all’inesattezza e incompletezza delle informazioni contenute nel […]


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