L’uomo che provò a scongiurare il cetriolo

Franco De Vecchis, di cui abbiamo già parlato in “Il Marcio Italia“, è il progettista grafico che nel 1987 vinse il concorso pubblico per il marchio dell’ente nazionale per il turismo (ENIT): in sostanza un logo turistico nazionale mai davvero spinto e promosso da quel polveroso carrozzone che era (è?) l’ENIT, e ora definitivamente soppiantato dal famigerato cetriolo elaborato da Landor.
De Vecchis ha scritto una bella mail a scandaloitaliano, a cui ha allegato un paio di documenti alquanto interessanti, risalenti all’autunno scorso: essi dimostrano infatti che per gli addetti ai lavori e per i lungimiranti il cetriolo era già in certa misura insito nei modi e nello spirito con cui è stato attivato il bando di concorso per il nuovo logo dell’italia. (A proposito: sul sito Enit il cetriolo latita mente il logo di De Vecchis permane. Forse non siamo i soli a non apprezzare il nuovo marchio italiano elaborato dalla multinazionale Landor?)

Cari autori di “Scandalo italiano”,

visto il vostro interessantissimo e dettagliatissimo dossier su Italia.it e Logo Italia – in America vi avrebbero candidati al premio Pulitzer [non esageriamo! noi ci accontentiamo di essere inseriti nel “chi siamo” del portale italia.it – ndr] – sento la necessità di inviarvi, soltanto per una vostra più completa conoscenza, un mio comunicato stampa del 28 settembre 2006, inviato a diverse agenzie di stampa (Adnkronos, Puntocom, Agi, Ansa, Apcom, Italpress) ovviamente ignorato da tutti.

Il comunicato è stato scritto di getto (quindi male) ed era mirato soprattutto, visto cosa stava accadendo negli ultimi tempi in altri casi, sulle modalità del futuro concorso che ancora non erano note. Come potete leggere tutto mi sarei aspettato meno che lo sbarramento del 1.000.000,00 euro [come ricorderete, per partecipare al concorso era richiesto un fatturato di almeno un milione di euro per i tre anni precedenti – ndr].

L’altro documento (del 9 novembre 2006) che vi invio, riguarda la mia proposta di autocandidatura a far parte della commissione esaminatrice del concorso, anche qui non si conoscevano ancora i componenti della commissione, proposta che ho fatto non perchè pensassi di avere chissà quali meriti professionali nella mia storia di “grafico” ma per il fatto che essere stato l’autore del logo precedente poteva essere una giustificazione difficile da contestare se la giuria non fosse stata composta anche da chiare personalità della comunicazione visiva – e questa era la sensazione e il timore che avevo in quel periodo, e su questo, purtroppo, avevo visto giusto, salvo il fatto che nessuno mi ha risposto.

Un codiale saluto e ancora molti complimenti.

Franco De Vecchis

Logo ENIT
Franco De Vecchis, Logo ENIT (1987)

28 settembre 2006, Comunicato stampa: A proposito del logo Italia

In questi giorni ho appreso dalla stampa l’intenzione del Ministro, dei Beni, attività culturali e Turismo, Francesco Rutelli di promuovere un concorso internazionale per un nuovo “marchio Italia” che sostituisca l’attuale “logo Italia” utilizzato dall’Enit e mi auguro che questo rinnovamento formale cammini di pari passo con una nuova politica per l’affermazione dell’immagine nazionale all’estero.
In quanto autore di quel logo sento la necessità di pronunciarmi su alcuni punti.

L’osservazione del ministro che auspica un nuovo marchio “forte” non mi sembra condivisibile, dal punto di vista comunicativo trovo che la forza sia la prerogativa del logo attuale (anche se nelle sue applicazioni è stato spesso “offeso”: deformato dai più disparati artifici). Mi sembra più plausibile invece considerare quel segno ormai datato (prima del logo Italia l’Enit utilizzava uno “stemma” nato negli anni ‘30 e rielaborato dopo la proclamazione della Repubblica), il logo Italia infatti è stato da me realizzato nel 1987 quando partecipai al bando di concorso; costituì comunque una rottura con l’immagine polverosa e ministeriale dell’Enit.

Ritengo condivisibile la polemica che concerne lo scarsissimo utilizzo del marchio Italia nella sponsorizzazione dell’immagine nazionale; è un fatto che, durante tutti questi anni, ma soprattutto immediatamente dopo la sua presentazione (1990), nessuna promozione importante fu realizzata per il lancio nazionale e internazionale, se escludiamo la presenza nelle occasioni fieristiche di settore e nelle sedi Enit all’estero. Malgrado tutto, non sono mancati gli apprezzamenti provenienti da operatori turistici di tutto il mondo, ultimo il lusinghiero parere di Josep Ejarque Bernet, “guru del marketing turistico catalano” (corriere della sera 18/9/06)

Dopo vent’anni è comunque giusto cambiare, ma qui vorrei rivolgere un appello al ministro Rutelli, l’efficacia di questa operazione di immagine dipende dalla condizione irrinunciabile che, il prossimo bando di concorso, non segua la tendenza nazionale di affidare l’incarico per realizzare un marchio o un logo a stilisti, profumieri, registi, o a aprire la partecipazione a tutti, a qualsiasi persona che non ha nulla a che fare con la comunicazione visiva. Non è chiaro perchè chiunque possa cimentarsi nell’ambito della grafica; non mi risulta che i farmacisti possano accedere ad un concorso per la realizzazione di un progetto, ad esempio, d’arredo urbano; o che ad un concorso letterario possa partecipare chi abbia redatto un verbale stradale. Alcuni esempi sono emblematici. Se non ricordo male, diversi anni fa, venne incaricato Franco Zeffirelli di progettare la nuova targa automobilistica europea…, in questi giorni Renzo Piano ha progettato il marchio della nuova Festa del Cinema di Roma…, i risultati di entrambi sono stati, a dir poco, deludenti.

Il bando dell’Enit del 1987 riservava il concorso a “…tutti i pubblicitari ed i grafici iscritti alle maggiori associazioni nazionali di categoria (Assap, Aiap, Otep, Tp, Adi)…”, anche qui si può fare un passo avanti e renderlo accessibile anche ai professionisti non iscritti, agli studenti delle scuole di grafica, renderlo internazionale, ma per favore né l’idraulico né lo stilista altrimenti cosa diremo alle migliaia di ragazzi che stanno studiando e faticando nelle scuole di comunicazione visiva.

Mi permetto una provocazione, per far risparmiare tempo e risorse, al ministro Rutelli e a noi tutti: visto che“il re del lusso” Nicola Bulgari è stato appena nominato Presidente onorario dell’Agenzia per il turismo, perché non chiedere direttamente a lui la progettazione del nuovo “marchio Italia”?

Franco De Vecchis

9 novembre 2006: Candidatura per la giuria del Marchio Italia

Presidenza Consiglio dei ministri
Dipartimento per l’informazione e l’editoria
Ufficio per il coordinamento delle attività
di informazione e comunicazione istituzionale
Servizio per la pubblicità e le pubblicazioni
Via Boncompagni, 15; Via Po, 14
Capo del Dipartimento:
Cons. Paolo Peluffo
Dirigente dell’Ufficio:
Cons. Sergio Sperandio
Roma 9-11-2006

Con la presente, in quanto autore e vincitore del concorso “Logo Italia-Enit” del 1987, propongo la mia candidatura a far parte della commissione esaminatrice del concorso “Ideazione e realizzazione di un logo per la promozione, in modo coordinato, dell’immagine dell’Italia, al fine di rafforzare le potenzialità turistiche sia nel Paese stesso che all’estero” (G.U. del 29/9/2006).

Cordiali saluti
Franco De Vecchis

Alla lettera di De Vecchis nessuno ha mai risposto. In compenso di giurie se ne son fatte due: quella vera e propria, costituita da “tecnici del dipartimento dell’Editoria e ministero Attività culturali e Lavori pubblici” (non è una battuta, è vero), e quella “di qualità”, con pure funzioni consultive, detta anche “giuria giovane” e composta da grafici e designer del calibro di Laura Biagiotti (stilista), Gianpaolo Fabris (prof), Anna Martina (boh), Andrea Pininfarina (designer) e Umberto Paolucci (Presidente Enit, Presidente Microsoft Italia, Vicepresidente Microsoft Corporation). Quel che ne è uscito, ahinoi, è fin troppo noto.

La Cosa

16 comments so far

  1. frap1964 on

    Caro De Vecchis, le sue osservazioni erano di eccessivo buon senso per poter essere prese in debita considerazione.
    Mi pare che dalla petizione dell’AIAP sia uscito più che chiaramente l’opinione di esperti e non in merito al cetriolone. Su questo stesso blog si è documentato più che diffusamente come lo slogan fosse vecchio e ritrito e le condizioni di gara studiate appositamente per rendere l’operazione per quanto possibile costosa e riservata a pochi privilegiati. Il risultato è desolante. E purtroppo temo che per non dover affrontare il rischio di rispondere alla Corte dei Conti, a Roma siano totalmente determinati a tenersi il cetriolo… Comunque mi pare che in ENIT al momento resistano.

  2. frap1964 on

    [non esageriamo! noi ci accontentiamo di essere inseriti nel “chi siamo” del portale italia.it – ndr]

    Occhio a scrivere ‘ste cose senza emoticons: c’è il rischio di essere presi sul serio e di veder comparire, dopo il disclaimer sulle Regioni, un secondo avviso del genere “la redazione non risponde di errori ed omissioni, per i quali si invita a rivolgersi direttamente a scandaloitaliano”.
    Capaci di farlo. ;-)

  3. Luca Carlucci on

    Personalmente la troverei una cosa deliziosa! Ho sempre amato il surrealismo.

  4. Giovanni on

    Una vergogna del design, un ulteriore spreco di denaro pubblico.
    Cosa significa quel limite di fatturato per accedere alla gara?

    E´medievale.

    Avrei presentato una gara pubblica aperta a tutti. Agli studenti di architettura e perché no anche a mio figlio di 2 anni che con pastelli e matite si da molto da fare.

    Rutelli ha usato del denaro pubblico per regalarlo ad una multinazionale del design che non conosce le dimensioni del colore, della fantasia.

    Sapete dove si merita quel cetriolo Rutelli?
    poi che la gente diventa volgare!

    Pe non pensare al suo messaggio apparso su youtube!
    Mendicante!

  5. Luca Carlucci on

    Bulgari, il re del lusso, nominato presidente di ENIT.

    Umberto Paolucci, presidente di Microsoft Italia e vicepresidente Microsoft mondiale, nominato amministratore delegato di ENIT.

    La gara per il logo, con uno sbarramento a un milione di euro, vinta da una multinazionale americana.

    Boia deh, di Rutelli si può dire di tutto tranne che sia un bolscevico!

  6. G.Buzzanca on

    Sono abituato a parlare a vuoto. Rifuggo dallo straparlare e ho una memoria labile.
    Ma….sarebbe interessante forse ripercorrere la storia del precedente marchio. Di un concorso lanciato… annullato… rilanciato….
    Ero tra i concorrenti e mi venne restituito l’elaborato a causa dell’annullamento del concorso. Non ho mai capito cosa accadde allora.
    O forse pensiamo che OGGI tutto sia alla malora mentre prima (quando i mulini erano bianchi) tutto fosse di specchiata virtù?

  7. aghost on

    buzzanca, purtroppo certi andazzi li conosciamo bene. Il disastro del portale italia.it è un bell’esempio di come sono spesi i soldi pubblici

  8. G.Buzzanca on

    Un piccolo appunto a De Vecchis. Che non entra nel merito del precedente marchio. Che a me personalmente non convince. Ma de gustibus…

    La giuria del concorso era veramente esilarante. Dieri che mancava solo la Alba Parietti che sta bene in tutte le occasioni. Non credo ci sia da aggiungere altro a parte la positiva presenza di Pininfarina sebbene egli sia maggiormente impegnato in un fronte lievemente diverso del design e della comunicazione visiva.
    Ma almeno titoli (molto industriali…) ne aveva.
    Ma la tua partecipazione come componente di giuria non sarebbe stata accettabile a causa di quelle regole etiche e legali che (immaginando che tutto funzioni al meglio) non possono includere all’interno dei giudicatori un concorrente. A parte il titolo di “merito” di essere il titolare del marchio.
    E’ chiaro poi che il concorso, se ipotizzassimo la professionalità dello stesso, non fosse un concorso di idee e quindi non potesse prevedere la partecipazione di studenti, grafici della domenica pomeriggio etc.
    Non conosco caso (correggimi se sbaglio) in cui questo sia avvenuto.
    Sarebbe, invece, interessante conoscere la lista (65, ho letto male?) dei partecipanti e come il Ministero della grafica(1) propone poter visionare i progetti, anche se in web.

    (1)
    a proposito di comunicazione e di etica – commerciale e non – che ne pensiamo di un nome del genere? Le mie idee ce le ho ed infatti NON ho firmato l’appello anti-logo e conosco molti che non lo hanno fatto, come me e per le stesse motivazioni

  9. Avalon on

    A me il logo precedente piaceva moltissimo, e mi dispiaceva che non gli fosse stata data la visibilità che meritava. Peccato. Era molto meglio del cetriolono (oltre a riportare il nome “ITALIA” per intero invece di un anonimo “it”……)

  10. franco de vecchis on

    Sento di dover rispondere a Buzzanca che forse parte da un grosso equivoco.
    Non ho mai pensato di partecipare al concorso per il nuovo marchio Italia, prima perché i miracoli non si ripetono due volte nello stesso modo, poi per i requisiti economici richiesti. Non conoscevo e tutt’ora non conosco qualcuno che abbia partecipato, non avrei avuto quindi assolutamente nessun “conflitto d’interesse”. Scusami ma parlare di etica come valore irrinunciabile lo trovo perfino superfluo.

    Ho ben presente il fatto che il mio logo avesse fatto il suo tempo, specialmente confrontato con quelli attuali di molti altri paesi (quello dell’Argentina lo trovo fantastico) e non mi sento certamente Mirò, che è stato il mio punto di riferimento nel grigissimo panorama dei marchi turistici di quel periodo. Negli ultimi dieci anni la grafica ha fatto passi da gigante e vedo lavori meravigliosi fatti da giovani grafici che hanno in più anche l’abilità e le conoscenze per sfruttare al meglio l’enorme aiuto tecnologico dei nostri tempi e speravo che fosse qualcuno di loro a creare un logo migliore. Ciò che è rimasto fermo nel nostro Paese è il rispetto e la comprensione per questa professione (dove però qui la tecnologia ha creato ancora più confusione) ma su questo il dibattito sul web è ancora molto vivo, come lo era esattamente 20 anni fa nelle assemblee dell’Aiap.

    Anche io non condividevo alcuni passaggi della petizione ma le petizioni si firmano per le motivazioni generali (sulla possibilità che la Presidenza del Consiglio possa ripensare l’iniziativa penso che sia fantascienza), altrimenti ci sarebbero state 3.500 petizioni diverse e quelle promossa dall’Aiap, SocialDesignZine, Progetto Grafico e Ministero della grafica, avevano come obiettivo anche quello di evidenziare il tema del rispetto per la cultura grafica alla pari con quello delle modalità e lo svolgimento generale del concorso, almeno io l’ho sottoscritta per questo, senza con ciò sentirmi un corporativo.

    Rispetto al tuo precedente post devo dire che tutti quei puntini di sospensione sono veramente inquietanti e minacciosi (comunque ti ricordo che è buona regola usarne soltanto tre…) e non sapevo che il concorso, come dici tu, sia stato “lanciato… annullato… rilanciato…”, da parte mia posso dirti che presentai la proposta nel 1987, nei termini previsti dal bando e due anni dopo, fine 1989, mi arrivò con un telegramma la felice e inaspettata comunicazione del risultato. Punto.

    Io non penso assolutamente che oggi “tutto sia alla malora” e che prima “tutto fosse di specchiata virtù”, anzi, l’Italia per fortuna è cambiata e di molto, e spero che così continui ed è anche per questo che quando certe operazioni così grossolane (ricordiamoci sempre che l’on.Rutelli è anche ministro della Cultura), provengono da uomini di un governo che consideri anche vicino, la delusione diventa ancora più forte e maggiore deve diventare il diritto/dovere di farsi sentire, anche questa è etica.

    p.s “frap1964” se l’Enit seguita a resistere così, come lo sta usando, prima lo toglie meglio è.

    p. p.s. grazie “Avalon”

  11. frap1964 on

    @G.Buzzanca
    Il concorrente, a meno di non essere dipendente/legato ad uno dei partecipanti la gara, sarebbe stato al più un competente (ovviamente escluso di fatto dalla gara). Diversamente in base al medesimo principio avremmo dovuto escludere tutto il mondo produttivo della grafica dalla giuria (leggi: quelli veramente competenti a decidere). Come peraltro sono riusciti a fare (sbagliando, imho, con i risultati che si vedono). Io più che la lista dei 65 partecipanti sarei interessato alla lista (anonima) delle 65 proposte. Che peraltro, essendo atti pubblici, su richiesta specifica al competente dipartimento non possono non essere visionabili. Ora però non chiediamo al blog di imbarcarsi anche in questa avventura…

    @franco de vecchis
    Tranquillo, vedrà che non appena l’ENIT prende in gestione Italia.it, il marchio (purtroppo) sparirà probabilmente insieme a tutto il resto del portale ENIT.
    Temo dovremo sorbirci nostro malgrado il cetriolone o lo zucchino (visto il livello prezzi, forse è più appropriato).
    Per tutto il resto sottoscrivo ancora, con esclusione di “un governo che consideri anche vicino”.
    Su Italia.it, imho, dx e sx hanno davvero fatto a gara a chi la fa più grossa; dovessi decidere a chi assegnare la palma d’oro mi troverei davvero in grosso imbarazzo…

  12. G. Buzzanca on

    Grazie Franco per le precisazioni. Mi paiono corrette. Vorrei solo dire che non ero affatto minaccioso (si, hai ragione, i puntini sono tre ma io scrivo senza rileggere… e si vede).
    Il refuso (mio) è che sarei certo interessato alle proposte, non ai nomi dei partecipanti.
    Rimango comunque dell’opinione che utilizzare un nome tipo “Ministero della grafica” sia lo stesso che, ad esempio, per un ministero del lavoro usare “Centro sociale di un qualcosa”. Le cose, tutte le cose, hanno un loro senso. I nomi hanno un significato preciso e rimandano a qualcosa di preciso.
    La confusione, per l’appunto non è etica perchè spinge tutti noi a ragionamenti “forzati” e tutto questo mi fa pensare al pishing che ci arriva quotidianamente via posta.
    Ma il tema di questo blog è altro.
    Continuo a ritenere (nessun dubbio ed allusione su di te, ci mancherebbe) che i ruoli di controllato e controllore, concorrente e giudice debbano mantenersi separati.
    Non me ne volere e grazie di nuovo per la tua risposta chiara tanto quanto il mio scrivere è fumoso.

  13. G. Buzzanca on

    ps. Franco, se poi confrontassimo il tuo logo (l’hai detto te, lievemente datato ma comunque eccellente) con quello attuale potremmo anzi dovremmo proporti per il Nobel della grafica. E della onestà …
    Questa è la differenza.

  14. mg on

    A parte il ritardo dell nuovo marchio per
    l’italia…il nuovo logo e di pessima qualita`.
    E’un marchio con un impatto e effetto “debole” che non specchia la personalita-lo spirito artistico e estetico dell paese.
    Il nuovo marchio da un impressione di un paese:
    “fredo”, “sterile” e “sensa spirito” creativo.
    Un vero pessimo immagine dell italia!
    Questo e un esempio dell’arretratezza culturale
    degl’italiani.Avete molto da imparare da gli consulenti spagnolo che sono molto piu creativi e sensibili a la grafica e il design.

  15. […] Secondo quel che scrive Lovelock, il comitato ha deciso che ENIT, ovverosia l’agenzia nazionale deputata alla promozione turistica dell’Italia nel mondo, snobberà il cetriolo da 80.000 euro e continuerà ad utilizzare come marchio per il prodotto Italia il logo attuale (risalente a fine anni ‘80 ed elaborato dal progettista grafico Franco De Vecchis). […]

  16. […] marzo 2007 De Vecchis scrisse a scandaloitaliano ricordando le sue osservazioni e proposte in occasione dell’annunciato concorso da 100.000 […]


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