IBM-ITS-Tiscover sul blog di rItaliaCamp (più un piccolo dietro le quinte)

La notizia sembra un po’ improbabile, ma è vera. Ne è stata appena data comunicazione ufficiale sul blog di rItaliaCamp, in questo post.

Come leggerete, un generico “team di IBM-ITS-Tiscover” (che, ricordiamolo ai più distratti, sono le tre aziende aggiudicatarie dell’appalto da 9.6 milioni di euro IVA compresa per la realizzazione del portale) recepirà “le vostre osservazioni, i suggerimenti o le critiche”, le porterà al gruppo di lavoro di italia.it, e poi posterà le risposte. Il “dialogo” verterà su quattro linee: “Contenuti”, “Infrastruttura e tecnologia”, “Accessibilità” e “Quesiti vari”. Il post non enuncia chiaramente in quale forma avverrà questa comunicazione, ma sembra di capire sul blog di rItalia.eu.

Cosa offrono IBM-ITS-Tiscover alla comunità? “Conoscenza” (di cosa non mi è molto chiaro), e “ove lo ritenessimo utile e migliorativo, dare riscontro e seguito ai suggerimenti o alle critiche puntuali, informandovi di modifiche e sviluppi legati ai commenti e ai suggerimenti proposti, in modo che siano visibili a tutti” (questo invece è chiarissimo).

Cosa vorrebbero ricevere? “Suggerimenti, spunti e critiche” affinché “il portale italiano del turismo sia il più ricco e il più utile possibile”, perché “Italia.it dev’essere dunque un progetto che unisce e non che divide”.

Personalmente, nutro molte perplessità sul senso e sulle modalità dell’operazione (alcune di queste perplessità ho già avuto modo di comunicarle via e-mail ad alcuni organizzatori del rItaliaCamp).

In particolare, non mi convince questo “stiamo tutti uniti per il bene di italia.it”: loro sono aziende private che hanno ricevuto (o riceveranno) un bel po’ di milioni di euro pubblici, che fanno profitto sulla vicenda, non istituti benefici o di ricerca. Questo tipo di invito lo capirei provenisse da politica e istituzioni del paese: ma da tre Spa private e lucranti, francamente, non lo capisco (o meglio, lo capisco, ma in un senso non innocente).

E anche sui tempi sono perplesso: avrei trovato opportuno attendere che il rItalia avesse luogo e sbocciasse prima di avviare questo tipo di dialogo “istituzionale”.

Per amor di trasparenza vi racconto anche un piccolo retroscena.
Tre settimane fa, più o meno, sono stato contattato in privato (mia mail e poi cellulare) da una persona che lavora alle marketing communication di IBM. Si trattava per lui di sondare il terreno per la seguente proposta: aprire su “scandaloitaliano” un canale di comunicazione tra IBM e, tra virgolette, il web italiano strettamente delimitato “alla realizzazione della piattaforma tecnologica del portale”. Era un contatto privato, esplorativo e del tutto confidenziale. E tale proposta non era una proposta ufficiale di IBM, ma un’idea del mio interlocutore ancora “da vendere” a IBM.

Passato lo stupore iniziale, ho comunicato la cosa agli altri macchinisti del blog per sapere cosa ne pensavano: sull’entusiasmo prevaleva lo scetticismo e il timore di essere strumentalizzati. Al tempo stesso, eravamo circospettamente possibilisti: pensavamo che, conducendo la cosa nei modi opportuni (nessuna centralità rispetto al blog, spazio molto circoscritto, mobilitazione di una partecipazione agguerrita e qualificata, assoluta trasparenza, e regole ben chiare che però ci lasciassero il margine di affondare con le domande), forse ne sarebbe potuto uscire anche qualcosa di utile. In ogni modo, non c’è stato bisogno di nessun altro step: la cosa si è arenata a quello stadio larvale.

Poi, poco tempo fa, apprendo da David Orban, uno dei membri più attivi nel board organizzativo di rItalia, che rItalia stessa era interessata a aprire un confronto costruttivo con IBM. Così ho stabilito il contatto, e qui il mio ruolo in questa vicenda si esaurisce. Chiaramente, gli organizzatori di rItalia mi hanno correttamente informato sul procedere della cosa, e io via via ho espresso loro i miei dubbi e perplessità.

A questo punto mi pare interessante capire cosa ne pensate voi: è un’operazione utile? Ne può uscire qualcosa di buono, oltre che per l’immagine e il know-how delle tre aziende, anche per rItaliaCamp o per il paese?

(Luca Carlucci)

81 comments so far

  1. David Orban on

    Ciao Luca,

    anche noi di Ritalia abbiamo le nostre perplessità! :)

    Nello stesso tempo, proprio per amore della trasparenza, del dialogo e della presunzione della buona fede, abbiamo scelto di aprirci a questa proposta. La possibilità di non capirsi c’è ed è molto ampia. Infatti, si parte da due posizioni molto diverse e l’interlocutore ‘Aziendale’ non può che trovarsi spaesato quando è di fronte ad una cosa così difficile da capire dal suo punto di vista come la blogosfera. Eccetto che, in altri paesi questo non è più tanto vero. Ci sono diversi CEO di società quotate in borsa che hanno il loro blog e lo sanno gestire bene, che non risultano più emasculati dagli interventi pierre e legali. Che sia una lezione quindi anche per le aziende italiane di confronto onesto e aperto con gli stakeholder spesso ignorati?

    In realtà molte grandi aziende italiane ignorano persino gli shareholder, gli azionisti, e gli stakeholder che, se clienti, meramente sostengono l’azienda stessa non vengono nemmeno visti…

    Quindi vedremo.

    Ma il bello sta qui: che non vedremo e basta, ma avremo il nostro bel dire e che le regole del gioco, adesso, le dettiamo anche noi!

  2. aghost on

    le tre spa chiedono “Suggerimenti, spunti e critiche” affinché “il portale italiano del turismo sia il più ricco e il più utile possibile”

    Personalmente la mia unica e possibile risposta è un granitico: NOOOOOOOOOOOO. Dovete andare tutti a casa, e mollare l’osso!

    Tre SPA con budget milionari, che hanno preso (e come l’hanno preso) un appalto mai visto in italia e credo in europa per un progetto simile, che hanno messo on line una ciofeca allucinante, ora chiedono collaborazione e consigli?

    Ma stiamo scherzando? La ragione di questa tattica vergognosa è semplice: finire di succhiare quel che è rimasto dei 45 milioni di euro. E sarebbe davvero il colmo se fossero i blogger ad aiutarli, per di più gratis.

    Ma siamo matti?

  3. Luca Carlucci on

    Ciao David!

    Chiaramente mi riservo di vedere in che termini pratici si svolgerà l’operazione. Allo stadio attuale, e sulla base del post sul blog di rItalia, noto però che mi è molto chiaro cosa loro vorrebbero ricevere, mentre mi risulta alquanto nebuloso quel che offrono :)

    Poi, come ti ho già scritto in mail, se quel che volevano era un blog per ricevere consigli dal web italiano, potevano anche fare uno sforzino e aprirselo da sé :)) E che caspita, noi ad aprire questo ci si è messo 5 minuti!

    In ogni modo, rimango in attesa dello sviluppo: e se mi parrà utile e opportuno, cercherò di dare il mio contributo in termini di domande non troppo concilianti :P

  4. frap1964 on

    Ecco le domande e le considerazioni che vorrei porre ad IBM nella sezione “Quesiti vari” del blog di rItaliaCamp.

    “Osserviamo con interesse il fenomeno ‘web2.0’… noi stessi ne siamo forti utilizzatori”

    Come mai Italia.it non è intrisa sin nelle fondamenta di web 2.0 ?

    “siamo convinti che un confronto aperto e trasparente non possa che risultare stimolante e produttivo”

    Ah, bene! Ma allora perchè non rilasciate interviste e non rispondete alle domande della stampa ?

    “Cosa vorremmo offrire alla comunità – In primo luogo conoscenza. “

    Benissimo. Cominciate a rispondere alle domande dei blogs. Pubblicate il vs. contratto in essere. Dettagliate e spiegate l’ammontare delle cifre e come si giustificano 7,8 milioni di euro + IVA per quello che avete prodotto sin qui.

    “Italia.it dev’essere dunque un progetto che unisce e non che divide.”

    Qui a scandaloitaliano siamo tutti uniti e ben determinati a fare chiarezza.
    Se ci aiutate anche voi, ma ben volentieri.

    Che dire ? Imho siamo tra la farsa e il delirio… ;-)
    Mi meraviglio di come in rItaliaCamp gli abbiano dato credito.
    Sono davvero curioso di vedere di quanto scende la lista partecipanti dopo questa brillante trovata a quattro giorni dal Camp.

    @David Orban
    Grazie davvero.
    Non sai l’aiuto che ci hai dato con questa uscita di IBM.
    Su “le regole del gioco, adesso, le dettiamo anche noi!” temo dovrai presto ricrederti…
    Rileggi con calma il comunicato IBM “ove lo ritenessimo utile e migliorativo”

  5. aghost on

    no dico, ma se voi aveste presentato un progetto del genere a un cliente PRIVATO, quello vi pigliava giustamente a sassate e il capo vi mandava via a calci nel sedere.

    Questi qui invece stanno ancora là a chiedere consigli? Ma vi rendete conto? Qui si è perso del tutto il senso delle proporzioni, oltreché del ridicolo.

    E’ come se la Fiat facesse una macchina che fa schifo e che non cammina e i progettisti chiedessero consigli agli autombilisti!

  6. aghost on

    bravo frap! siamo alla farsa. Se volevano essere minimamente credibili, ma ormai è impossibile, dovevano fare chiarezza su tutto! Invece l’unica cosa che sono stati capaci di fare è levare l’elenco dei nomi dei responsabili!

    E come si fa a dar credito a gente del genere?
    In miniera!

  7. Luca Carlucci on

    Rileggendo, il punto che mi pare davvero ma davvero surreale è questo:

    cosa chiediamo? “Suggerimenti, spunti e critiche”

    cosa offriamo? “ove lo ritenessimo utile e migliorativo, dare riscontro e seguito ai suggerimenti o alle critiche puntuali, informandovi di modifiche e sviluppi legati ai commenti e ai suggerimenti proposti”

    cioè chiediamo suggerimenti, offriamo il fatto di mettere in atto i suggerimenti che ci paiono fichi. :)))

  8. G. Buzzanca on

    leggo le prime righe e, senza leggere oltre, provo il bisogno insopprimibile di comunicarlo!!
    Evento miracoloso si verificò quest’oggi!!
    O’miracolo o’miracolo!!!!

    Ma poi non scriverò altro prima di pensarci molto e MOLTO seriamente.

  9. aghost on

    ribadisco: io li sbatterei tutti ai call center a 600 euro al mese lordi! ;)

  10. Luca Carlucci on

    eheheh, questa tua proposta aghost secondo me rientra sotto “questioni varie”.

  11. Maurizio Goetz on

    Non si può creare un progetto aperto e costruttivo e poi stabilire delle regole per chi può partecipare e chi no. IBM se parteciperà a RItaliaCamp sa quali sono le regole del BarCamp e vi si dovrà adeguare, poi credo che non ci sia nulla di male ad ascoltare.
    Non credi che qualunque siano le intenzioni è un cambiamento? Solo un mese fa non sarebbe successo.

  12. frap1964 on

    La risposta ad IBM è tutta in rItaliaCamp: ma parli, taci. ;-)

  13. aghost on

    maurizio ma un “cambiamento” per cosa? Te lo dico io per cosa: per portare a casa i milioni di euro rimasti. Troppo comodo!

    E’ tutto assurdo, direi che è una solenne presa in giro. Questa gente deve andare a casa, senza se e senza ma.

  14. frap1964 on

    @Maurizio
    Da rItaliaCamp – Come

    – Gestendo in trasparenza e professionalità il rapporto con la stampa e il pubblico generale.

    Aspetto di vedere IBM che si adegua a questa…

    Un mese fa non sarebbe successo semplicemente perchè un mese fa tutta questa attenzione su IBM non c’era.

    Ma poi nel concreto cosa fanno: concedono la possibilità di prendere in considerazione (se lo ritengono utile) eventuali suggerimenti per migliorare un cesso di lavoro che hanno fatto pagato con soldi nostri.
    A parte il web 2.0, ma il senso del ridicolo… neanche quello conoscono ? ;-)

  15. parlocomepenso on

    2 cose soltanto

    a) che ritaliaCamp non passi ad essere da una “non conferenza” una “conferenza” di IBM. Occhio che IBM cercherà di far brillare gli occhi a qualcuno con qualche promessa velata o meno (collaborazioni, assunzioni, ecc.)

    b) che nessuno dei partecipanti (i più attivi in particolare) cedano ad alcun tipo di lusinga da parte delle Spa citate.

    Sarebbe tutto molto triste, ma in Italia alquanto possibile e realizzabile.

  16. aghost on

    esatto frap, è la cosa più ridicola che abbia mai sentito, queste mega aziendone spa con fatturati da paura che “promettono” di ascoltare i boveri blogger.

    Ma siamo seri!. Questa finta “operazione di umiltà” non esisterebbe neppure se qualche alto papavero non avesse avuto il timore che le troppe polemiche sul portale potevano mettere a rischio la mega torta

  17. aghost on

    bravissimo parlocomepenso, succederà proprio così: le lusinghe e i liasciamenti di pelo… l’importante è che i “disturbatori” rientrino rapidamente nei ranghi, magari con una bella consulenza esterna :)

  18. Luca Carlucci on

    Maurizio, quello che mi lascia più perplesso non è certo che sabato 31 marzo IBM venga in Bicocca, se lo desidera, o che dica la sua sul wiki, pari fra pari: il rItalia, come tu dici, è un evento aperto a tutti.

    Io nel post mi riferisco all’altra operazione comunicativa, che mi pare tutt’altro paio di maniche: un “team” di IBM-ITS-Tiscover specialmente ospitato sul blog di rItalia, secondo modalità e con tempi che ancora non conosco e che ritengo molto importanti, per fare ancora non si sa bene cosa, ma par di capire per raccogliere i suggerimenti della comunità digitale su italia.it dando in cambio la comunicazione o meno d’averli recepiti.

    Ammetterai che tra la semplice partecipazione a rItalia e questa cosa corre una più che notevole differenza.

  19. frap1964 on

    Dal comunicato IBM:

    Cosa vorremmo ricevere dalla comunità
    Pensiamo di condividere con la comunità Ritalia un obiettivo: che il portale italiano del turismo sia il più ricco e il più utile possibile per questa industria così importante per il nostro paese. […] Contiamo che anche questo dialogo possa offrire suggerimenti, spunti e critiche per proseguire in questa direzione.

    Ecco sì… proseguiamo in questa direzione, che chi ben comincia è a metà dell’opera. :-D

  20. frap1964 on

    @David & Maurizio

    Dal messaggio IBM leggo:

    Il nostro impegno nei confronti di Ritalia
    Con il gruppo Ritalia e organizzatori dell’evento RitaliaCamp abbiamo quindi concordato di partecipare alla discussione negli ambiti virtuali che la comunità si è data.

    Mi pare di capire che la cosa sia stata decisa e concordata.
    E per farlo sapere ai 250 partecipanti gli pubblichiamo il messaggio di IBM ?
    Scusate ma il comunicato di rItaliaCamp dov’è ? Ma uno dei principi cardine del Camp non era quello di gestire “in trasparenza e professionalità il rapporto con la stampa e il pubblico generale” ?
    E non era il caso che fossero i partecipanti a decidere se nel progetto dovesse entrare anche IBM come interlocutore uno-e-trino o no, che non è proprio un partecipante come gli altri ?

    No so… è come se i contributors di questo blog decidessero di “aprire un dialogo con Rutelli”, come “atto di buona volontà” ritirassero la petizione e per comunicarlo a tutti postassero un messaggio di Rutelli che dice: “abbiamo concordato con scandaloitaliano che la petizione si ritira”.
    Come firmatario della lettera penso che mi incazzerei come una iena.

    Personalmente non ero nella vs. lista, perchè la cosa mi aveva convinto molto poco (per varie e diverse ragioni).
    Credo di aver avuto la vista lunga… anche se di mio, purtroppo, sono abbastanza miope.

  21. David Orban on

    frap1964,

    siamo tutti professionisti con la nostra reputazione apertamente in gioco in questo. Al momento non abbiamo ricevuto internamente a Ritalia voci contrarie al dialogo con IBM. Ne abbiamo parlato abbastanza a lungo su varie chat prima di procedere. Abbiamo mandato un ‘Media Alert’, non un comunicato perché non ce n’era bisogno, così anche i main stream media possono parlarne se vogliono…

    Lo spirito di Ritalia non è mai stato quello di andare contro IBM. Sicuro, il portale com’è adesso non ci piace davvero. E quindi lo ripensiamo.

    Per quanto riguarda le regole del gioco, è semplice: se riteniamo che i post che IBM scriverà non siano in linea con lo spirito di Ritalia, gli chiudiamo i diritti.

    David

  22. Maurizio Goetz on

    Premesso che non è possibile rifiutare un dialogo quanto tu stesso credi nella conversazione, i rischi di cui parlare sono assolutamente reali. La domanda è come portare avanti la logica dell’open knowledge, senza finire a tarallucci e vino? I vostri ultimi post non aggiungono un reale contributo su una situazione che è nota.

  23. Luca Carlucci on

    Beh, il primo modo, come ho detto, era aspettare almeno di mettersi a tavola.

  24. Maurizio Goetz on

    Siete d’accordo che RItaliaCamp è un’occasione o ritenete che sia solo una perdita di tempo?

  25. aghost on

    spererei di no ma temo sarà una perdita di tempo. Oddio, magari per qualcuno sarà interessante confrontarsi coi problemi di un portale complesso…

    Ma non credo che ritalia.it modificherà gran che le cose. E sarà anzi un ottimo alibi per IBM e compagnia bella per portare a casa TUTTA LA TORTA

  26. Folletto Malefico on

    Chiedo perdono, ma non esageriamo con le accuse di mancata trasparenza. :)

    Ricevuto il contatto, gli è stata aperta la porta per il BarCamp – come chiunque – ed è stata fornita la possibilità di comunicare sul blog – come a chiunque.

    A questo punto, han fatto il loro comunicato, che è impostato in quel modo che avete visto correttamente strategico, pericoloso e quant’altro.

    Però, più trasparente di così, come può essere fatto? :)

    Vi chiederei di segnalare tutte le pecche direttamnte sull’altro blog a loro, così forse si rendono conto di quanto LORO stanno rischiando ad esporsi. Purtroppo il fatto che questa discussione sia un link più distante dal blog di RItalia la rende meno visibile.

    Chiedo perdono per questa richiesta: non voglio “togliere” nulla a scandaloitaliano, che ha fatto e continua a fare un lavoro magistrale. Ma vorrei che tutta questa energia critica venisse espressa faccia a faccia, il più vicino possibile alla fonte.

    Noi gli abbiamo dato trasparenza e questo significa che ora hanno il contatto diretto con tutte le critiche: se non rispondono, ora, non ci sono scusanti.
    E se rispondono… beh, sapete bene tutti cosa è ora italia.it, possono secondo voi rispondere? :)

    Vi prego quindi di rendere costruittive tutte queste critiche, perché VOI date forza a questa iniziativa e se IBM posta sul nostro blog e si ritrova ZERO commenti, non serve a nessuno. Se si trova le 20 critiche che leggo qui, allora è tutto un’altro discorso, non credete? :)

  27. Luca Carlucci on

    Maurizio, col “mettersi a tavola” intendevo appunto il rItalia del 31 marzo. Che per me è e rimane un’occasione. E’ appunto l’ombra del tarallucci e vino prim’ancora d’aver aperto il menu che mi sembra potenzialmente nociva. Comunque concordo che le posizioni anche dure espresse siano esposte anche sul blog di rItalia, che è il teatro naturale entro cui potranno trovare conferma o smentita.

  28. Folletto Malefico on

    …anzi, personalmente preferisco le posizioni dure ai tarallucci e vino. Altrimenti… beh l’avete già detto voi. :)

    Ve lo metto anche da un punto di vista collaborativo: dimostriamo che essere trasparenti non sono soltanto parole. Ora loro sono scesi in campo e han detto chiaramente che sono qui per dialogare (“partecipare alla discussione”).

    Questo significa che se sono corretti, ne trarremo tutti vantaggio, perché significherebbe ammissione di colpe e problemi e votarsi a risolverli.
    E se questo non accadesse, dimostrerebbe solo come quel loro comunicato (con “‘post'” scritto tra virgolette) era aria fritta. :)

  29. ritalia on

    Cercando di capire il punto di vista di coloro che hanno paura di cosa IBM potrebbe ‘rubare’ a Ritalia mi sono messo a pensare un po’ ed è venuto fuori qualcosa di troppo lungo per un commento. Se pensate che possa essere di interesse venite a leggervelo:

    “Passaggio veloce dall’Open Source all’Open Knowledge: come si trasformeranno i consulenti?”

    Attendo i vostri commenti…

    David

  30. […] fronti ed i “messaggi trasversali” sono stati diversi. Di uno, IBM, se ne è accennato qui. Un secondo, da parte dell’ Osservatorio ICT Margherita, legato a doppio filo al […]

  31. astroplan on

    Per quelli che sanno giocare a scacchi… la proposta è uno scambio di pezzi.

    Sostanzialmente, il TRINO (IBM/ITS/Tiscover) ha abbandonato l’idea di fare muro a tutti i costi (La pressione stava diventando insostenibile? Hanno esaurito le scuse per i piani alti? Un anno di tempo non risolve niente se non c’è la testa e le idee? Fosche previsioni di una stampa che si sveglia e comincia a grattare? chissà?)

    La mossa è “geniale”, quanto azzardata… entrare partecipando al fenomeno spontaneo di Ritalia per… (il seguito dopo il 31 Marzo)

    BENE! IO SONO PROPRIO CONTENTO… purché…

    L’apertura (o resa all’evidenza?) sia totale del TRINO… ovvero italia.it open source TUTTO E SUBITO… riconversione completa della linea di progetto in open source FOUNDATION (dai che prendete altri 100M dal decreto! oddio! altri ancora?); relativo taglio TOTALE dei RAMI MARCI; conversione e rimodulazione della forza lavoro (con una particolare benevolenza a quei pochi che hanno sputato sangue e badate che siano quelli giusti!)… revisione sostanziale della allocazione del budget di cui una buona parte da destinare a sponsorizzare concorsi e premi e prossimi eventi Ritalia… donation “più che volontarie” agli autori degli script (compresi quelli già sono utilizzati su italia.it attualmente), per le idee progetto documentate, per le linee design e quanto altro si voglia “saccheggiare” dall’OPEN COMMUNITY.

    Alternativa? uhmm! vediamo mettere una nota aggiunta alle licenze GPL dove si vieta ESPLICITAMENTE l’utilizzo del materiale di Ritalia a IBM/ITS/Tiscover per il progetto BANDO DI GARA EUROPEO PER PORTALE DI PROMOZIONE TURISMO? [9.6M e poi venite a cercare idee?] Sarebbe decisamente ostile è fuori dallo spirito del “fenomeno” RItalia… ma, non è nemmeno nello spirito essere presi per il “c…” [ricevuto?].

    Qualcuno ha ricevuto delle brutte telefonate. Qualcuno comincia a sentire la terra tremare (vediamo gli STAKEHOLDER CORPORATION che dicono di questo disastro… [“ma con chi vi siete messi?”] e se la cosa sale ancora di temperatura e comincia a bollire la pentola).

    Qualcuno SA che un anno serve solo a ritardare l’inevitabile, UN DISASTRO INTERNAZIONALE DELLA IMMAGINE AZIENDALE DEL TRINO.

    Tornando ad un piano più limpido… dico: ERA ORA!

    Sono convinto che ha nessuno che lavora in IBM/ITS/Tiscover ed abbia un minimo di professionalità, pudore e magari anche del amor patrio può sopportare oltre… MA ADESSO CI VUOLE ANCORA PIU’ CORAGGIO (caro A.D. IBM & company), BISOGNA ANDARE OLTRE! CORAGGIO! CORAGGIO! E CORAGGIO!

    La vostra rinascita è possibile (condoniamo anche qualche piccolo peccato?) ma LA DISCONTINUITÀ deve essere NETTA… andare oltre tentennando con frasi sibilline “ove lo ritenessimo utile e migliorativo”… MA IL PORTALE E’ UN DISASTRO! QUALE MIGLIORATIVO? NON HA NESSUNA REALE FUNZIONALITA’ ATTRAENTE E PROMOZIONALE VERSO LE ATTIVITA’ TURISTICHE DEL TERRITORIO.. una banca dati DeAgostini (obsoleta) caricata in un CM (obsoleto) con qualche animazione flash e qualche grab hai sistemi di prenotazione e qualche link… MIGLIORATIVO?

    Ma se nemmeno con JATA siete riusciti a fare un cavolo… prenoti voli solo su Alitalia, come se low-cost e altre linee aeree sono tutte ferme negli hangar.
    CORAGGIO: E’ FINITA, ADESSO DOVETE ANDARE OLTRE.

  32. frap1964 on

    @David
    Te lo dico subito e con franchezza cosa penso della tua Open Knowledge.

    E’ ridicolo che lo Stato Italiano abbia sbagliato nell’impostare la gara d’appalto che, vinta da IBM con i suoi consorziati ha prodotto un sito che non piace a nessuno? Sì, è ridicolo. IBM potrà avvantaggiarsi di quello che Ritalia produce? Sì.* Questo infastidisce molti… Ma noi non stiamo lavorando per impedire a IBM di avere successo. Anzi il successo di IBM per definizione sarebbe, innegabilmente, trionfalmente, anche un successo nostro, del gruppo Ritalia.

    Qui quello che infastidisce è che un consorzio di imprese vinca una gara per 7.85 milioni di euro + IVA ed esegua un lavoro che non arriva, come valore, forse neanche ad un centesimo di quei soldi.
    E come pensi tu, “professionista” dell’informatica, di affrontare la cosa ?
    Con la Open Knowledge: tu IBM intasca pure i soldi, anche se con i tuoi consorziati hai palesemente dimostrato di non avere le competenze per svolgere questo lavoro. Non c’è problema. Arriviamo noi, quelli bravi, che ti spieghiamo noi come si fa… rItalia, eccoci qua ! Noi non lavoriamo per impedirti di avere successo, anzi se hai successo tu, ce l’abbiamo anche noi! E siamo tutti contenti!

    Lo Stato Italiano di suo è ridicolo, ma tu con queste idee non gli sei molto distante.
    E noi le gare europee che cosa le facciamo a fare ? E questa sarebbe professionalità ?
    Tu la tua “knowledge” regalala pure (o vendila) a chi ti pare, ma non insieme ai miei soldi di contribuente e in questo modo.
    E’ abbastanza chiaro questo concetto o devo essere ancora più esplicito ?

    Io mi auguro che i 250 che hai convinto con le tue baggianate leggano attentamente le cose che scrivi e rinsaviscano all’istante (e in ogni caso è un problema non mio); “siamo tutti professionisti con la nostra reputazione apertamente in gioco”. Temo che la tua reputazione tu te la sia bella che giocata amico mio: era meglio se rileggevi prima di pubblicare, credi.

  33. Riccardo on

    Come al solito arrivo in ritardo a leggere i commenti. Chiedo venia.
    Solo un paio di puntualizzazioni:
    1. Non mi pronuncio sulla natura del dialogo con IBM in quanto l’argomento è stato già trattato sopra. Ma sì abbiamo concordato con gli organizzatori del camp di aprire il dialogo ad IBM. Essere organizzatore non è un diritto di nascita né nasce da favori o amicizie. Chiunque lo desideri può assumersene onere ed onori; come? semplicemente “partecipando” all’evoluzione su wiki e chat, possibilmente e chiedendo di cosa si sta discutendo. Che io sappia non è mai stata rifiutata una risposta a nessuno.
    L’effetto collaterale, o il “costo”, per tutti noi, è forse l’esporsi un minimo a critiche (e non tutte sono costruttive come le vostre) e sacrificare parte della giornata (e ultimamente buona parte delle notti).
    2. Come più volte ribadito in occasione delle chat e delle comunicazioni coi media sia di ritalia che delle esperienze che l’hanno preceduto, questo tipo barcamp applicati non è un ufficio reclami, ma un laboratorio di soluzioni. Ciò significa che per “statuto” (passami il termine) non c’è spazio per la polemica all’operato o allo stato di italia.it, ma tutti sono invitati a contribuire a pensare alla miglior soluzione possibile. Da questo punto di vista IBM/ITS/Tiscover ha sicuramente molto da mettere sul piatto ed è pertanto ben accetta a prendere parte al brainstorming e alla giornata di lavori.

    P.S.: per chi parla di lusinghe e promesse velate… se riescono a far partire offerte nel giro di tre giorni per 250 persone, prima vado a complimentarmi con il loro ufficio personale, e poi lo pubblico sul blog.
    P.P.S.: finché ci autodefiniremo “poveri blogger” rimarremo tali.

  34. aghost on

    sono pienamente d’accordo con Astroplan e con david. Io francamente non capisco tutta questa magnanimità nei confronti di ibm/tis/tiscover.

    Ma per quale ragione, dopo questa prova clamorosa di incapacità e spreco di denaro pubblico, bisognerebbe anche dargli una mano a migliorare un portale che fa schifo da qualsiasi punto di vista? Solo per consentirgli di portare a casa tutto il resto della torta? Perché questo è lo scopo delle pseudo aperture.

    E’ una cosa che non capisco: non sta ne in cielo ne in terra. Quelli sono soldi pubblici, mica privati!

    Ora fanno gli “umili”, ma solo perché hanno capito che con la figura di merda che hanno fatto davanti al mondo, rischiavano di perdere il resto delle commesse. Daranno qualche contentino e grazzziieeee… ritalia lavora gratis e loro intascano. E’ pazzesco.

    E l’atto di arroganza di non rispondere e chiudersi a riccio quando le polemiche montavano, e il levare addirittura la pagina coi nomi dei responsbili dal portale?

    Ma come si fa a dar credito a questa gente, che ancor oggi a ritalia si nasconde dietro una sigla “team ibm/its/tiscover”?

  35. aghost on

    riccardo scrive:

    “Ciò significa che per “statuto” (passami il termine) non c’è spazio per la polemica all’operato o allo stato di italia.it, ma tutti sono invitati a contribuire a pensare alla miglior soluzione possibile”

    io resto francamente allibito. Perché non si può considerare quest’enormità del disastro italia.it solo dal punto di vista tecnico. In quest’ultimo caso, se fosse un progetto universitario per dire, potrei capire la collaboratività ecctera, ma qui c’e’ molto altro e di molto peggio.

    Come si fa a ignorare che questa bella impresa di ibm/its/tiscover costa al contribuente 45 milioni di euro? Come si fa a ignorare che, nonostante il mega finanziamento e tre aziende dal fatturato miliardario, il portale fa schifo?

    Qui non si tratta di risolvere solo dei problemi tecnici, qui si tratta di affrontare il nodo di come vengono spese, anzi sprecate, montagne di soldi del contribuente. Il portale alla fine mi pare una questione del tutto secondaria.

  36. aghost on

    Leggo cose che mi lasciano francamente basito, come questa:

    “Ma noi non stiamo lavorando per impedire a IBM di avere successo. Anzi il successo di IBM per definizione sarebbe, innegabilmente, trionfalmente, anche un successo nostro, del gruppo Ritalia”.

    Ecco che cosa si insegue, il successo! Ma tutto questo è assurdo: anche se ibm/its/tiscover, i colpevoli di questo disastro, si lasciassero docilmente guidare da ritalia.it per rifare il portale, non sarebbe un successo ma una sconfitta clamorosa.

    Perché sarebbe la solita soluzione all’italiana dei tarallucci e vino: gli incapaci non solo non pagano, ma anzi vengono addirittura aiutati gratis a intascare gli altri milioni sul piatto!

    Ma credete davvero che a ibm/its/tiscover freghi qualcosa del portale? A loro interessa portare a casa i soldi ancora in ballo, punto. Riflettete: se gli fosse importato qualcosa di italia.it, avrebbero messo on line quello schifo?

  37. Maurizio Goetz on

    Francamente non le capisco queste critiche. Devo ribadire ancora che accettare di conversare non significa firmare una cambiale in bianco? E’ evidente che il progetto italia.it è completamente errato nelle sue fondamenta, non si possono mettere delle pezze, va ripensato completamente. Che significato ha continuare a ripeterlo? Io le critiche che ho letto le ho comprese molto bene e non le ritengo infondate, ma non ho ben compreso delle proposte alternative. Protestare è facile, chiedete come si fa a Beppe Grillo.

  38. Maurizio Goetz on

    Credo di non essermi espresso bene ribadisco il concetto. Comprendo le riserve da parte di chi teme che l’apertura ad IBM possa venire strumentalizzata, non capisco invece quali possano essere le alternative, dopo un certo periodo la protesta diventa noiosa e priva di ogni valore, basta guardare il blog di Beppe Grillo. Il concetto dell’open knowledge è sicuramente disarmante, ma i fatti stanno dimostrando che non è un’utopia, anche se ci costringe a cambiare i nostri paradigmi.

  39. frap1964 on

    @Maurizio
    Come giustamente ribadisce aghost ci sono questioni di metodo e questioni di merito. Questo non è un blog “di protesta”, ma di analisi e di ricerca della verità dei fatti. E quella verità è scritta nei documenti che vogliamo visionare, nei provvedimenti e nelle decisioni assunte in passato.
    Tu hai già capito che il progetto è completamente errato nelle sue fondamenta e mi domando quali effettive analisi tecniche tu abbia concretamente portato a termine per arrivare a questa conclusione, a parte il “si vede che”. Infine il portale non è solo un fatto tecnico (web 2.0), ma anche e soprattutto qualità dei contenuti e comunicazione. Quali fatti starebbero poi dimostrando che l’Open Knowledge non è un’utopia non lo spieghi. Per me è solo un sinonimo e/o una logica conseguenza di Open Source; e allora buongiorno, abbiamo scoperto l’acqua calda. Che peraltro IBM conosce e da parecchio tempo: ad esempio…

    P.S. Il blog di Beppe Grillo ha un seguito che tu neanche te lo sogni. Fatti un giro sul blog e guardati l’ultimo tool a disposizione per tracciare la mappa del potere delle aziende italiane quotate in borsa. Detto questo, non è che tutto quello che passa di lì sia oro colato.

  40. Folletto Malefico on

    Dato che il gruppo Ritalia è aperto a chiunque, il successo del gruppo Ritalia è il successo di tutti. E’ evidente che stiamo cercando il “successo”, ma questo significa semplicemente vedere un progetto attivo che riesca ad ottenere qualcosa.
    E date le premesse, significa che NOI, TUTTI, riusciamo ad ottenere qualcosa. :)

    Cos’altro dovrebbe essere, altrimenti? :)

    Per quanto riguarda l’aspra critica a David di cui sopra, la trovo vagamente fuori luogo. Prima di tutto, perché quella è una idea di David e non di tutti gli organizzatori, per quanto condivisibile. Se non siete d’accordo, nessuno toglie che collaboraste attivamente con le circa 20 persone che ogni giorno partecipano alle discussioni e alle 250 che scrivono sul wiki e sul blog. L’organizzazione, come detto da Riccardo, è aperta a tutti. Si cerca di trovare soluzioni.
    Per questo motivo posso capire la critica e spingo perché produca qualcosa. :)

    Per quanto riguarda i soldi spesi, vorrei rammentarvi che NON c’è alcuna possibilità che quei soldi tornino indietro. O se tale possibilità c’è, nessuno di noi ha pensato a come impostare la cosa, quindi se qualcuno volesse portare avanti tale linea di pensiero è il benvenuto in Ritalia. :)
    Comunque, dato che lo stato attuale dei fatti è un sito già aperto, con soldi già spesi, che rovina la faccia a TUTTA l’italia, cosa vogliamo fare?

    Lamentarci ad libitum su questo non serve. Possiamo o lasciare perdere, o muoverci in qualche modo. Non stiamo arrivando a tarallucci e vino con nessuno: qualunque idea presa e/o portata avanti dal gruppo Ritalia DEVE essere riconosciuta secondo le licenze Creative Commons. Deve presentare il nome di chi ha portato tale miglioria.
    La trinità vuole prendere le nostre idee senza chiedere niente in cambio per poi vantarsene? E’ una vittoria per NOI, non per loro. E come detto, NOI siamo Ritalia, il web e tutte le persone che stanno giustamnente trasformando le loro critiche in qualcosa di concreto. :)

    Tornando a qualcosa di pratico, riprendo il punto mosso da aghost, ove non reputa un problema il portale. Senza dubbio, il portale è solo UNO dei problemi. Quindi, se ci sono iniziative per affrontare anche gli altri problemi, credo che tu sia il benvenuto, come chiunque altro. :)

    Le guerre interne sono inutili: prendiamo i dissidi e orientiamoli verso qualcosa di utile. Andiamo avanti a porre alla trinità (:P) tutto quello che c’è da metter loro davanti, e procediamo con iniziative concrete. :)

    Ho citato aghost, ma potrei citare altri qui. Uniamoci e lavoriamo assieme: in fondo il tempo che si sta impiegando a scrivere qui, un pezzo a persona, ha già fatto molto, perché crea il giusto ambiente perché noi tutti possiamo affrontare la cosa con il giusto spirito critico. :)

  41. Marco (quello della Liguria) on

    Leggo tutti questi commenti solo ora e rimango un po’ sconcertato dall’ipotesi che qualcuno abbia preso anche solo in considerazione di dialogare con IBM etc. Con loro dovrebbe colloquiare solo la magistratura, quando sarà evidente dalle carte che italia.it è una truffa.

    Anzi, questi (IBM e compagnia cantando) hanno iniziato una truffa e devono/vogliono finirla. A parlare con loro e a dare una mano (anche se ristrutturassero tutto il portale secondo i principi del web 2.0 o 3.0) non si fa che aiutarli a costruirsi un alibi per finirla appunto.

    Qui non credo si tratti di alternative, caro Maurizio. Perchè dovremmo trovare un esito alternativo al progetto di IBM etc? E’ come se al tempo dello scandalo Parmalat un gruppo di volonterosi manager volontari fossero andati tutti insieme a trovare delle alternative al crac. E perchè dovrebbero farlo i professionisti del web con IBM etc.? Solo perchè ci (vi) piace smanettare con il computer?

    Beh fatelo in proprio, andate a proporvi quali consulenti (se ne avete la faccia), ma rendersi complici della costruzione di un alibi per finire una truffa è collusione se non concorso in truffa.

  42. […] letto sul blog scandaloitaliano da parte di Riccardo, uno dei responsabili di ritalia.it, delle considerazioni che nel caso […]

  43. frap1964 on

    @Folletto Malefico
    Per quanto riguarda i soldi spesi, vorrei rammentarvi che NON c’è alcuna possibilità che quei soldi tornino indietro. O se tale possibilità c’è, nessuno di noi ha pensato a come impostare la cosa…

    E anche questo del recupero, ovviamente, è da stabilire, tanto più che ancora non è chiaro a quanto ammonti il totale effettivamente erogato (secondo l’AD di Innovazione Italia il consorzio non ha ancora visto una lira).
    Qui ci abbiamo pensato eccome, e le idee le abbiamo molto chiare: se tu avessi letto i vari post con la dovuta attenzione te ne saresti accorto. Secondo te perchè vogliamo visionare i documenti ? Così tanto per divertimento o per rompere le scatole ?
    Qui nessuno fa guerre interne, se voi ritenete sia utile dare credito a chi dichiara di voler essere trasparente e nei fatti si comporta in modo esattamente opposto, che dire… tanti auguri.
    Il vostro problema di fondo (come rItalia) è che date per scontate cose che scontate non sono.
    Come ho già detto in precedenza, c’è un problema di metodo.

  44. aghost on

    altroché frap. E’ come se avessero costruito il ponte di messina e questo fosse crollato dopo due giorni, e i progettisti a dire “aiutateci a tirar su i mattoni”.

    Ma non esiste. Qui ci sono delle responsabilità, politiche e non solo, che non possono essere taciute. Gli artefici del disastro italia.it, per esser chiari, non possono essere gli stessi che si fanno aiutare gratis a rifare il portale e intascano i soldi!

  45. Folletto Malefico on

    Uhm il punto non è che non ho letto, il punto è che non vedo che problema ci sia se stiamo dando la possibilità DIRETTA di porre le critiche a IBM.

    A me non sembra che sia un male, essere trasparenti. Semplicemente in Ritalia al momento nessuno sta gestendo la parte da voi citata, che invece sta procedendo qui per altre vie. :)

    La mia richiesta di evitare guerre interne non significa che non so cosa stia facendo ScandaloItaliano, significa semplicemente quanto detto: collaborare per affrontare il problema su più punti.

    Perché se da un lato c’è la critica allo scandalo, ai fondi, alla mancata trasparenza, ai budget, e chi più ne ha più ne metta, dall’altro c’è il problema oggettivo di un portale online, che spinge interessi di altre persone.

    Dato che Ritalia ha raccolto queste ultime – non so precisamente per quale motivo non ci siano tutte le persone portavoce anche di altre critiche – semplicemente Ritalia sta seguendo un’altra corrente.

    Che, personalmente, non reputo sbagliata, né un errore. La reputo uno dei tanti fronti su cui si può affrontare il problema. Gli altri sono quello che sta procedendo qui, un altro ancora mi risulta sia portato avanti da AIAP, per dire. E altri ancora che in questo momento non mi sovvengono.

    Quello che non capisco, davvero, è perché dare contro alla politica di completa trasparenza scelta da tutte le persone di Ritalia, quando da questa trasparenza ne stiamo giovando tutti.
    Pensateci, questa discussione non sarebbe nata. Né ora avremmo la trinità sul nostro stesso terreno di gioco.

    I fronti sono tanti, cerchiamo di collaborare su tutti. :)

  46. Luca Carlucci on

    Alcune riflessioni di base, personali e disordinate, che secondo me sono utili a capire perché la radicale discrepanza interpretativa sulla vicenda sia frutto, perlopiù, di premesse non condivise, e a volte molto distanti.

    La prima cosa è: secondo me italia.it non è una truffa (intendendo la parola in senso proprio, come evento deliberato e criminoso), ma è il frutto conseguente di storture sistemiche: è, in altre parole, terribilmente normale.

    Ed è di questo scandalo di una normalità aberrante che parla il blog. Non ho trovato alcuna evidenza di illeciti particolari, né ne ero in cerca: se per caso emergessero, vedremo il da farsi. Ma questo non è mai stato il mio punto, né era parte della progettualità del blog.

    Quali sono queste storture sistemiche? Beh, se n’è parlato approfonditamente per un mese, e credo che ognuno le veda. Riassumendo grossolanamente:

    – una classe politica sempre più configurata come casta, come “satrapia”, il sui unico interesse e la cui unica competenza vera è quella di occupare poltrone, scambiarsele, intercambiarsele, del tutto a prescindere da concetti come progettualità, competenza, responsabilità, interesse comune, sviluppo, raccordo con la società e con la realtà del paese etc.

    – un conseguente sistema della Pubblica Amministrazione radicalmente disabituato alla trasparenza e al controllo da parte della cittadinanza: comportandosi loro da satrapi, è chiaro che tale opacità è del tutto funzionale a poter disporre del denaro pubblico nel modo più “libero” e bizantino possibile;

    – un circolo vizioso economico, per cui perfino aziende importantissime e di nome si prestano a confezionare prodotti professionalmente disonorevoli in nome delle commesse pubbliche;

    – una mortificazione politica e gestionale pervasiva, capillare e massiva della competenza, della professionalità, del coraggio progettuale, della creatività.

    – un totale disinteresse, questo sì socialmente ed eticamente criminale, a quella che è l’unica base e l’unica speranza per far crescere e sviluppare il paese: l’istruzione, la formazione, la creazione di laboratori e centri di sviluppo e ricerca che attraggano le energie migliori e più appassionate del paese. I soldi ci sono, ce ne sono tanti, a fiumi, a oceani, e vengono sputtanati in michiate funzionali agli equilibri e agli scambi politici-economici delle satrapie: con 45 milioni di euro (che, ricordiamolo, sono solo una goccia nel mare degli scriteriati investimenti tecnolgioci pubblici: si parla di miliardi di euro), e voi lo sapete meglio di me, si potrebbe creare un laboratorio “sociale” di sviluppo e ideazione web da urlo. Prendete 40 persone competenti e appassionate, date loro 45 milioni di euro (!!), due anni di lavoro, il compito di creare un progetto con filosofia open-knowledge, quindi aperto e che oltre a fare un prodotto faccia insieme conoscenza e formazione e collaborazione. Dopo due anni ti ritroveresti con un progetto dinamico e fiammante, e con reti di conoscenza, e con persone cresciute, e con un centro di eccellenza etc. E invece…

    – una sperequazione sociale sempre più avanzante. Gli scenari presenti sono foschi, ma quelli futuri, quando gli attuali precari e sottopagati non saranno più giovani, e non avranno pensioni etc etc, lo sono ancora di più. E in tutto questo voi ritenete giusto che uno stipendiato dallo stato, solo perché si chiama “manager”, costi al nostro lavoro 500.000 euro l’anno, con buonuscite da 500.000, e premi produzione annui da 250.000? Io no. Lo trovo, tutto sommato, non etico e offensivo verso i lavoratori, soprattutto perchè al suo lavoro non corrisponde alcun risultato minimamente comparabile a tale valore. E ad aumentare l’offesa, l’opacità totale: dell’operato di questa persona non so nulla, dei soldi che guadagna (prelevadnoli dalle mie tasche) e di quelli che spende “nel mio interesse” (prelevandoli dalle mie tasche) non so e non posso sapere nulla. E se chiedo, opposizione, disfattismo, eversione!

    – una diffusa passività e fatalismo dei cittadini, funzionali a mantenere questo stato di cose.

    Queste, secondo me, le storture, e italia.it uno dei frutti.

    Ora esce italia.it, e una parte dei cittadini che usa il web come abiente di comunicazione e lavoro avverte come un colmarsi della misura, e ha voglia di non rimanere con le mani in mano.

    Una parte di questa si aggrega intorno a un evento/progetto che si dà il nome di ritalia. Lo scopo qual è? Provare a riprogettare italia.it, per smarcarsi chiaramente dall’immagine frustrante che il portale attuale rende di questo paese e delle sue professionalità.

    La domanda ulteriore è cruciale: perché fare questo? Per offrire soluzioni atte a migliorare l’attuale portale, e stop? Oppure per cominciare anche a interrogarsi, e a fantasticare, intavolare, tessere soluzioni, proposte e visioni che interferiscano col sistema e provino a raddrizzare alcune di quelle storture?

    Ritalia, nella sua fase organizzativa progettuale, non ha voluto includere in maniera forte (ma libera: cioè non indirizzata a prescindere; semplicemente come tema su cui riflettere contribuire)la questione di un discorso sistemico, di una azione (quale? e chi lo sa! però magari diamo a questo punto la dignità di argomento interessante, forte e lecito) di pressione, proposta e indirizzo verso la politica in tema di sviluppo tecnologico etc, e ha prefertio concentrarsi sul problema circoscritto di italia.it inteso come prodotto da migliorare. Il che, se è una scelta di understatement, è per me legittima, e al limite condivisibile.

    Se invece è proprio solo quello a cui si mira ( e larecente inziativa dello “sportello” IBM è così interpretabile, credo soprattutto per una poco modulata gestione comunicativa della cosa), cioè ideare soluzioni per il portale da offrire in qualche modo alla politica e alle aziende, e stop, senza che assieme non emerga volitivo fantasioso ed esigente un bisogno che le cose cambino, e dunque un “discorso” di sistema, la cosa appare anche a me davvero poco utile, e anzi al limite controproducente: si cura il sintomo senza toccare la malattia. E’ andato tutto bene, c’è la guarigione vedete? Il sintomo non c’è più.
    E invece è tutto identico a prima.

  47. frap1964 on

    @Luca
    Analitico, chiaro, limpido, cristallino… (non a caso).

  48. maverick on

    Sono perfettamente d’accordo con Aghost. Questi fanno un sito che definire pietoso (assurdo che per cambiare lingua si debba tornare alla pagina introduttiva … roba che se lo vede j.Nielsen ti prende a calci) è essere generosi. Per me IBM e le altre societa’ hanno dimostrato una incapacita’ tale che bisognerebbe fare loro causa per danni di immagine altro che dare i soldi.Adesso vogliono un aiuto gratuito per salvare il salvabile e incassare beatamente il fiume di denaro pubblico.No grazie. Chi rompe, paga e i cocci sono suoi. Mollare l’osso e a casa. Nomi e cognomi di questo scempio dovrebbero essere messi sul corriere della sera.Questo è uno scandalo che puo’ essere portato all’attenzione di tutti a differenza di moltissime altre opere pubbliche (ospedali,strade, studi di fattibilita’,megaconsulenze) che sono state solo un enorme immenso spreco di tempo e denaro.

  49. aghost on

    purtroppo italia.it non è l’unico “scandaloitaliano” ma fa parte di un sistema ben più ampio, a cominciare da internetculturale da 37 milioni di euro, fino ad altri portali costati chissà quanto ma che nessuno ha mai sentito nominare.

    Giusto oggi ho scoperto “Superdante”:
    ——————
    “Il nuovo portale multimediale metterà in rete tutte le opere più rare del patrimonio librario, musicale ed iconografico italiano

    Si chiama ”SuperDante.it” ed è il primo portale ufficiale del libro e della lettura: è stato lanciato dal ministro dei Beni Culturali Giovanna Melandri venerdì, in occasione della riapertura della Biblioteca nazionale centrale di Roma. Il nuovo portale multimediale metterà in rete tutte le opere più rare del patrimonio librario, musicale ed iconografico italiano: nasce dalla collaborazione del ministero con Etnoteam (uno dei principali fornitori italiani di soluzioni internet) e Tecnobyblos (consorzio specializzato nella fornitura di servizi e tecnologie per i beni culturali). Obiettivo di SuperDante è non solo quello di avvicinare i cittadini alla lettura, ma anche di rendere disponibili in rete una serie di opere digitalizzate, attualmente consultabili solo in alcuni archivi e biblioteche. In occasione del lancio, saranno presentati su SuperDante alcuni manoscritti inediti di Nicolò Paganini e sonate risalenti al periodo giovanile dell’artista. Il manoscritto originale di ”Fermo e Lucia” è stato inoltre digitalizzato per l’occasione. Una delle raccolte più importanti consultabili sul portale è poi quella di Etnomusicologia, con oltre undicimila documenti vocali registrati, tra cui alcuni ”sample” appartenenti al patrimonio delle diverse etnie musicali sviluppate nelle nostre regioni. Infine ci saranno percorsi di fiabe per i più piccoli, vecchi filmati Rai, iconografie rare del Trecento e del Quattrocento”
    —————–

    sono andato a cercare l’indirizzo e la risposta è stata: “Bad Request (Invalid Hostname)”

    Quanto soldi pubblici sono stati buttati dalla finestra in questo caso?

  50. frap1964 on

    @Folletto Malefico
    Guarda che le domande DIRETTE ad IBM sono state fatte via Anna Masera su LaStampa.it in una intervista che doveva tenersi. E’ che non appena hanno letto il tenore delle domande, la risposta è stata:”grazie, arrivederci, l’intervista non si fa più… stiamo elaborando un comunicato”. E quello hanno fatto (e tutti lo hanno letto). Stessa cosa sul blog di rItalia, un bel comunicato farcito di buone intenzioni. Fai una bella cosa: un bel copia&incolla delle mie domande che trovi qualche commento più sopra. Anche a tuo nome. Poi torna con le risposte…

    L’apertura a rItalia era ampiamente annunciata ed è stata imposta ad IBM, esattamente come la pubblicazione del portale:

    vedi qui

  51. Folletto Malefico on

    Frap, è chiarissimo tutto quello che dici, mica lo nego. :)

    Personalmente, ritengo però più sbagliato dire ad IBM “no, grazie, l’evento è aperto a tutti ma non a voi” , piuttosto che “si, venite, le regole son queste”. Perché negare a IBM questo sarebbe venuto contro ai principi con cui stiamo organizzando questa cosa. :)

    Probabilmente, è solamente un mio punto di vista, non lo metto in dubbio, ma penso che quando IBM è fuggita dalla Stampa ci abbia fatto una figuraccia, così come la farà ancora adesso se scrive e poi scappa.

    Frap, non vedo perché dovrei fare copia incolla di domande tue, perdonami. :)
    Le domande sono lecite, le critiche qui poste anche, ma io non intendo fare copia-incolla. Al contrario voglio che le persone parlino, direttamente. Se noti, è la stessa cosa che ho scritto ad IBM. Nomi. Facce. :)

    Insomma: se reputate che stiamo trattando male la questione, è una opinione lecita. Per questo motivo, rinnovo l’invito a collaborare. :)

    Per quanto riguarda le domande di cui sopra, quindi, credo che tu possa preparare un post che potremmo pubblicare sul blog, perché credo sia importante dare voce a tutti, alla pari di quella che è stata data a IBM.
    Proprio perché in questo gioco è un attore alla pari, ai miei occhi. :)

    Avresti tempo di preparare un post? O preferisci aspettare la prossima mossa di IBM (sempre che ne faccia una)?

    Peraltro, io vedo al momento ScandaloItaliano come fulcro di questo secondo fronte di confronto e azione, e mi sembra che sin’ora le due realtà stanno procedendo pari passo piuttosto bene. :)

  52. frap1964 on

    @Folletto
    IBM lo ha scritto in chiaro di cosa intende parlare con rItalia:

    Da parte nostra porremo grande attenzione ai contributi delle comunità da qualunque parte provengano ma, nello stesso tempo, pensiamo che sia più utile alla discussione riportare le risposte sul blog Ritalia che, in questo modo, diventerebbe un repository delle questioni tecniche.

    Questo blog è aperto a tutti, è scritto bello in chiaro. Se IBM vuole spiegare nel dettaglio le questioni che qui sono poste è la benvenuta (portare le pezze d’appoggio!).
    rItalia pone la questione su un piano metodologico che io non condivido, non vedo quindi motivi per postare sul vostro blog. Il vostro è un intervento a valle di un punto che noi stiamo cercando di chiarire a monte. Ovvero se IBM abbia effettivamente tutti i requisiti che dovrebbe avere per svolgere questo lavoro, pagato con i soldi dei contribuenti italiani, e se abbia effettivamente onorato il contratto così come lo ha sottoscritto. IBM e rItalia lo danno per scontato; scandaloitaliano no. E’ semplice. Per questo vogliamo visionare i documenti. A proposito, se non l’hai ancora fatto, firma la petizione ! Grazie.
    Le due cose non sono tra loro in contraddizione o contrapposte, è semplicemente una questione di priorità e di metodo.
    Il vostro logo, come vedi, è sempre qui.

  53. Folletto Malefico on

    Il piano metodologico di Ritalia è fatto da chi ha deciso di organizzarlo, se tu preferisci non entrare, nessun problema. Per quanto io trovi Ritalia e ScandaloItaliano perfettamente complementari e data la tua opinione, alla fine ritengo che questa esistenza parallela sia migliore. :)

    RItalia NON da per scontato nulla, mi viene da pensare un errore nostro di comunicazione (inizialmente v’è stato) e quindi ti pregherei di segnalarci dove abbiam sbagliato: RItalia NON presuppone nulla. Io in particolare, ritengo TUTTO sbagliato, dall’inizio alla fine. La trinità è l’unica che lo da per scontato. ;)

    Il nostro, cmq, non è un intervento a valle.

    L’obiettivo, è un intervento trasversale, perché comunque, trinità o non trinità, governo o non governo, italia.it o non italia.it, l’Italia ha bisogno di una presenza online. O forse no, ma si parlerà anche di questo al RItaliaCamp. ;)
    Forse questo è sfuggito. :)

    Chiudo, riportando quanto ho scritto nei commenti di là: il fatto che IBM ha scritto QUELLO, non significa che siamo d’accordo. Quello è marketing, e la distinzione è netta e tutti l’abbiamo percepita. Non per altro è stato presentato come il contatto di IBM, adeguatamente quotato, e non come nostra opinione. :)

  54. frap1964 on

    @Folletto Malefico
    RItalia NON da per scontato nulla, mi viene da pensare un errore nostro di comunicazione (inizialmente v’è stato) e quindi ti pregherei di segnalarci dove abbiam sbagliato:

    Veramente lo avevo già scritto più sopra, ma David lo ritiene un non problema. Comunque lo riporto qui di nuovo per comodità.

    ———————–
    Dal messaggio IBM leggo:

    Il nostro impegno nei confronti di Ritalia
    Con il gruppo Ritalia e organizzatori dell’evento RitaliaCamp abbiamo quindi concordato di partecipare alla discussione negli ambiti virtuali che la comunità si è data.

    Mi pare di capire che la cosa sia stata decisa e concordata.
    E per farlo sapere ai 250 partecipanti gli pubblichiamo il messaggio di IBM ?
    Scusate ma il comunicato di rItaliaCamp dov’è ?
    Ma uno dei principi cardine del Camp non era quello di gestire “in trasparenza e professionalità il rapporto con la stampa e il pubblico generale” ?
    E non era il caso che fossero i partecipanti a decidere se nel progetto dovesse entrare anche IBM come interlocutore uno-e-trino o no, che non è proprio un partecipante come gli altri ?

    No so… è come se i contributors di questo blog decidessero di “aprire un dialogo con Rutelli”, come “atto di buona volontà” ritirassero la petizione e per comunicarlo a tutti postassero un messaggio di Rutelli che dice: “abbiamo concordato con scandaloitaliano che la petizione si ritira”.
    Come firmatario della lettera penso che mi incazzerei come una iena.
    ———————–

    E se non erro mi pare sia già comparso un pingback di un rItalico dal titolo “andreamartines.com » IBM sponsorizza Ritalia”
    Tutto il resto lo conosci già.

    E’ più che evidente che una cosa del genere doveva essere prima annunciata e spiegata da rItalia, e poi semmai fatta seguire dal messaggio di IBM.
    Che vi dice pure come dovete organizzare logisticamente la discussione e senza qualcuno che risponda immediatamente: no, scusa ma qui è rItalia, non IBM, qui lo decidiamo noi come si lavora; i canali di discussione con te sono questi e le regole a cui ti devi attenere queste qui.

    Per l’ultima volta (ma l’ultima davvero): me-to-do.

    alla fine ritengo che questa esistenza parallela sia migliore. :)
    Concordo in pieno.

  55. Folletto Malefico on

    Il metodo è stato quello di incollare 1:1 il LORO comunicato, e lasciare a tutti la possibilità di commentare, in virtù di quella che pensavamo una trasparenza, senza mettere in mezzo l’opinione nostra che per quanto aperta sarebbe comunque risultata ‘privilegiata’ nell’apparire in alto.

    Mi pare di capire quindi che, nonostante abbiamo copiato 1:1 il messaggio, senza commenti, la percezione sia che IBM ha parlato per noi?

    Personalmente avevo dato poco peso al fatto che il loro messaggio potessere essere letto come nostro, ma evidentemente così non è. :)

    Credo che sia importante per il prossimo “round”: personalmente commenterò in prima persona eventuali missive ripubblicate, in modo da evitare questi fraintendimenti. :)

    Grazie. :)

    …e continuiamo così. :)

    P.S.: Andrea Martines ha fatto un post ironico a mio avviso geniale. ;)

  56. frap1964 on

    @Folletto
    Esatto, anche perchè lo hanno scritto in chiaro “abbiamo concordato”.
    Che significa “ci siamo già accordati con rItalia per lavorare così”.
    Che è cosa molto diversa dal dire “noi proporremmo di lavorare così, voi di rItalia cosa ne dite ?”

    Su Andrea Martines concordo.

  57. Folletto Malefico on

    …e sul fatto che nei commenti non c’è ancora una singola risposta loro, ne vogliamo parlare? ;)

    Comunque, ora sto vedendo di spiegare meglio le cose tramite un post, spiegando che RItalia cura un aspetto (progettuale) e ScandaloItaliano un altro (economico, politico e sociale).

    Credi(credete) sia sufficiente come chiarimento? :)

  58. Maurizio Goetz on

    Il team di IBM-Tiscover ha pubblicato sul blog di RItaliaCamp un loro post. Sono loro opinioni che voi potete commentare liberamente, vi invito a farlo.

  59. Chiara on

    Io continuo a commentare qui, anche per “fedeltà” al blog che per primo ha portato a galla tante magagne di Italia.it…

    Poche riflessioni:

    – il dialogo tra le tre aziende e la comunità virtuale dei bloggers andava previsto e gestito dopo lo sviluppo del “prototipo” del sito e non dopo il suo lancio in pompa magna alla Bit. Farsi coinvolgere ora, per giunta in condizioni di totale asimmetria informativa (noi da osservatori esterni) e non in una logica di reale “open source” significherebbe essere coinvolti in un fallimento che purtroppo è già scritto…

    – l’asimmetria sarebbe anche di “potere contrattuale”. La loro voce sarebbe comunque ancora predominante. Oggi, pur tentando l’azione di avvicinamento (strategica per mettere tutto a tacere…) usano gli abituali stratagemmi comunicazionali per attenaure la rilevanza dell’operato dei bloggers: nel comunicato inviato a Ritalia, le tre aziende parlano di una ventina di errori segnalati dai bloggers. Che? Una ventina per ogni pagina su cui si è messo mano, forse…
    – perché farsi coinvolgere? in ogni comunità open source la partecipazione è giustificata da un fine, non necessariamente economico: si partecipa anche per il piacere di aiutare gli altri e per conseguire una sorta di prestigio sociale…qui cosa è previsto?

  60. G. Buzzanca on

    Devo dire che questa massa di post mi ha lasciato disorientato.
    Questioni di metodo e questioni di merito.
    Torno a cose che avevo detto.
    Non credo che il problema sia quello di perfezionare la qualità delle informazioni. Se scegli di usare una determinata fonte (a stampa, definita, sicura, validata da altri) difficilmente potrai, a metà deell’opera, sovvertire e ripensare a tutti i contenuti. la decisione è strategica! Quale livello di dettaglio, quale approfondimento, quale taglio? Le informazioni relative agli aspetti commerciali (ricettività, alberghi, pappe e tutto il resto) non se lo è inventato nessuno ma ci sono volumi e volumi zeppi di informazioni a partire dalle guide del touring.
    Domare ad ogni turista TUTTE le guide del Touring sarebbe forse meno oneroso.
    Qundi “centralizzare” informazioni di natura “pratica2 e da guida non sembra essere poi chissà quale impresa ciclopica.
    Si potrebbe scegliere la strada della qualità dei contenuti. ma alla fine nessuno di noi verosimilmente è titolato per far questo. Tutte le anomalie e le surrealità delle pagine sono state rilevate per lo più per conoscenza diretta dei luoghi e della storia.
    Non controllerò, quindi, se le informazioni su Isernia siano esatte perchè, ad esempio non ne ho la più pallida idea. Se io leggessi la guida deli Pirenei e mi si parlasse di Moint Le Chaperoux (…) non potrei fare altro che fidarmi tranne, poi, scoprire che il monte in questione esiste solo nel mio cervello.
    Correttori di bozze?
    No.
    Per dignità, per salvaguardia della propria identità e, come notato e stranotato perchè io correggo “a gratis” un lavoro che a gratis non è di certo.
    Non mi quadra bene nemmeno il paragone con l’università, luogo secondo il mio parere di appetiti insaziabili e di una logica speculativa distorta che usa la struttura pubblica per fatturare lavori senza tante preoccupazioni.
    Non collaboro, quindi con chi è sul mercato per svolgere il poco onorevole ruolo del servo intelligente ma fralloccone.
    Le riflessioni di Giulia sono semplici (nel senso di chiare) e tremendamente ricche di conseguenze.
    Il problema è nel metodo.
    Cosa si prefigge le triade? Perchè questa “discesa in campo”?
    Se ci pensate lo scandalo monta, monta ma poi nemmeno tanto.
    La rivolta è una rivolta di nicchia. Milioni di parole scritte ma quei pochi accenni fatti dai grossi media alla fine non sono mai stati più “ficcanti” di tanto.
    Confesso di essere disorientato e di voler cercare di capire se il problema possa essere in una inadeguatezza progettuale da partre dell’IBM o cos’altro.
    Inadeguatezza è quella per cui si potrebbe pensare a tirare dentro qualche cervello giovane e reattivo e creativo. Non gridiamo allo scandalo ma è prassi usuale. Il solo problema è che io non sono nulla dei tre e quindi… ciccia.
    Non cìè organizzazione che non funzioni così. Forse anche tra noi qualcuno sogna la telefonata di Mr. IBM. Ma chi tra noi? Non abbiamo, noi, suggerito nessun particolare alambicco tecnologico. Alla fin fine di aspetti tecnologici se ne è parlato abbastanza poco. Certo Creative Commons e Open Source o il mito web 2.0 ma, scusate, non è poi che sia venuta fuori ‘stà meraviglia. Tra di noi, purtroppo non esiste un Tim Berners Lee ma forse alcuni Robert Cailleau, ovvero persone lucide e capaci di mettere le cose in chiaro e di lavorare razionalmente e senza “demagogie” o scusate tanto ma ci sono affezionato, senza indignazione a costo zero..
    Persone capaci di creare, quindi, una struttura e di permettere su questa la germinazione di idee. ma lo sforzo ad ora è stato quello della struttura.
    Questo blog si è contraddistinto per un piglio alla “Di Pietro” (il giudice non il politico) dove se è vero questo e la carta dice questo allora la conseguenza è che… e non si farà fatica a trovare le conferme delle ipotesi.
    Strumenti forse banali ma poco utilizzati portano a rintracciare pagine scomparse, documenti sepolti etc… etc…
    Insomma la triade non cerca, credo, conforto tecnico, vorrebbe (forse) correzioni a costo zero, non sottovaluta il peso dello “scandalo” oggi piccolo (riconosciamolo) domani non si sa.
    Internet culturale, il portale della cultura, superdante (svanito nel nulla forse inglobato da internetculturale forse da progetti tuttora in elaborazione e quì ti preciso aghost attivo – si fà per dire- per molto) e tanti altri progetti per i quali le cifre sono SEMPRE di milioni (o decine di milioni) di euro. Questo è in ballo credo.
    Un progetto che, scusate, somiglia (fatte le debite proporzioni) alla TAV. Individuo una linea di governo (gestione della cosa pubblica) che possa creare occupazione e guadagni al mercato ed alla comunità a causa delle ricadute positive del prodotto e poi nel settore la chiamata alle armi.
    Mega progetti ed in campo TUTTE le multinazionali e le imprese.
    Perchè Forum PA negli ultimi anni cresce sempre di spessore, partecipazione, affari?
    Perchè TUTTE le imprese del settore sono presenti in massa? Il mercato è gigantesco e guai a esserne tirati via. Ci si gioca la posizione nel mercato.
    Ma faccio un ulteriore passo indietro.
    L’IBM e i suoi cuccioli vogliono misurarsi con la comunità? Sarebbe come dire che il miracolo si compie e di fronte al miracolo occorre una posizione di scetticismo ma di apertura.
    Poi ci sarebbero altre considerazioni che io, triste cinquantenne (ah ah ah) vorrei tanto fare.
    La rivolta, la reazione e la rivoluzione (chiamiamole come vogliamo) incontrano sempre il momento in cui lotta e governo divengono antitetici.Solitamente questo si paga con lotte, scissioni e tutto questo bagaglio di cose. Non viviamo che una storia che è un formidabile deja vù.
    Magari potremmo ispirarci e trarre indicazioni dal nostro passato (per quanto vicino)
    Troppe parole, lo so.

  61. aghost on

    buzzanca a me la questione pare (relativamente) semplice.

    Ci sono infatti due approcci possibili: quello solo tecnico (che è quello mi pare affrontato da ritalia.it) e quello “politico”, che è quello mi pare adottato qui dentro su scandaloitaliano e che io condivido molto di più.

    Io non sono un tecnico ma posso riconoscere che per un tecnico informatico o esperto di quel che è, rimettere a posto il cessone, magari gomito a gomito con ibm, sia una bella sfida e anche una bella soddisfazione.

    Dal mio punto di vista però, se tutto si risolvesse in questo, sarebbe una sconfitta del movimento che si è creato in rete.

    Perchè il problema non è mettere le pezze a un portale che fa schifo, ma capire se il cittadino conta qualcosa oppure si continuano a fare i giochetti sulla sua testa.

    In IBM mica si sono preoccupati piu di tanto dei blogger, come hai visto la protesta sui media mainstream manco s’e’ vista tranne poche eccezioni. Probabilmente si sono più preoccupati quando a protestare sono state le regioni, le associazioni turistiche, magari qualche assessore che conta.

    Ma se tutto deve finire a tarallucci e vino, con qualche blogger che un domani potrà dire “si, io con ibm c’ero”… significa che ancora non contiamo un accidente.

  62. mazzetta on

    La mossa di IBM mi lascia indifferente, se non irritato

    IBM ha vinto una gara (?) pubblica, ove a fronte di un corrispettivo (molto elevato) si impegnava a fornire un prodotto.

    Questo impegno non è stato onorato, ma non solo.
    Il prodotto fornito da IBM & associati è drammaticamente inferiore a QALSIASI standard immaginabile, non solo, il prodotto è talmente scarso da produrre un danno al committente.

    In un caso come questo l’offerta di collaborazione di IBM con RItalia, pur apprezzabile da un certo punto di vista, mi sembra solo una maniera MOLTO ipocrita di non pagare dazio.

    Dico ipocrita perchè se IBM cercasse la collaborazione della -rete- in maniera non-strumentale, avrebbe messo “annunci” in rete (nel suoi siti, sul portalone etc.) invitando i navigatori alla collaborazione, anche indirizzandoli verso RItalia; al contrario IBM mantiene il massimo silenzio sulla vicenda ovunque e si manifesta solo nelle immediate vicinanze della protesta per blandirla; senza peraltro offrire alcuna “soddisfazione” si qualsiasi natura a quanti dovrebbero collaborare gratis a un progetto per il quale la stessa azienda viene lautamente retribuita con i soldi della collettività.

    Dico ipocrita anche perchè:

    – IBM non si è ancora scusata per aver messo online del vero e proprio pattume

    – IBM non ha ancora risposto alle numerose richieste di trasparenza per sapere COME è stato possibile mettere online il suddetto pattume e intitolarlo alla promozione dell’immagine italiana.

    – IBM Italia, oltre che al committente, deve rispetto a tutti quegli operatori del settore che ha danneggiato mettendo online il portalone, rispetto che evidente non ha finora dimostrato, visto che non ha speso una sola riga per spiegarsi agli operatori professionali del turismo

    – IBM Italia ha concepito un prodotto che fin dalle premesse (dal concept) si dimostra incapace di soddisfare la -mission- per il quale è stato pagato. Quindi prima di unirsi a RItalia per lucrare suggerimenti o un miglioramento d’immagine presso la blogosfera, IBM dovrebbe avere ben chiaro e definire con il committente (il governo italiano) una configurazione diversa del portale.

    – IBM Italia NON può pensare che il problema dei contenuti si possa risolvere con la correzione estemporanea (non sistematica) dei contenuti lisergici finora spacciati attraverso il portale, deve prevedere una linea di approvigianamento dei contenuti affidabile e professionale; solo in seconda battuta implementabile attraverso feedback con i lettori/visitatori del sito

    detto questo:

    IBM Italia dovrebbe riconoscere esplicitamente il proprio fallimento e fare molti passi indietro, prima di tutto rinunciando volontariamente al compenso, visto che non è stata in grado di consegnare il lavoro a norma di contratto e solo poi, eventualmente, unirsi a RItalia su base – VOLONTARIA E GRATUITA – al fine di mettere i paletti e le premesse sulle quali il governo possa indire una NUOVA GARA PER IL PORTALONE.

    Tutto il resto mi pare fuffa mista a un tentativo patetico di blandire e sopire la protesta, lusingandone gli autori con una finta apertura, ancora più sgradevole di quanto non sia lo stesso portalone.

    Che peraltro è ancora ONline, se IBM fosse in buona fede, tra l’altro, visto che lo riconosce (implicitamente) come non rispondente agli standard, lo avrebbe già messo offline.

    Questo mi aspetterei se IBM Italia fosse un’azienda seria, ma questo non accade.

    A questo punto mi chiedo anzi se non sia il caso di inviare un dossier sul portalone direttamente a IBM (sede centrale) e chiedere conto alla casa-madre, perchè mi sa che questi di IBM-Italia stiano operando ben al di sotto degli standard che la casa di Armonk dovrebbe adottare

  63. aghost on

    Il vero “trionfo” della rete non sarebbe, come è stato detto su ritalia.it, rappezzare gratis il portale con l’aiuto dei bloggher ed esperti ma:

    1) contestazione del lavoro svolto da parte del committente, soldi indietro e penale
    2) annullamento della gara
    3) indagine della magistratura su eventuali reati
    4) rifacimento della gara con criteri più trasparenti

    Questo sarebbe il vero trionfo della rete. Ma pretendere che IBM faccia passi indietro, o addirittura ammetta la cialtroneria dimostrata nel lavoro italia.it, mi pare una pia illusione :)

    Questi vogliono solo portare a casa i finanziamenti previsti. Del portale non gliene frega niente, altrimenti non l’avrebbero messo on lin quelle condizioni pietose.

    O no? :)

  64. mazzetta on

    Appunto Aghost :D

  65. mazzetta on

    immaginate di comprare un’auto sedotti da una pubblicità accattivante che promette prestazioni decisamente interessanti.

    ve la portano fino a casa e voi pensate “che gentili”

    ma l’auto proprio non va, inoltre notate che l’arredamento interno è fissato male, il padiglione pende sulla testa dei passeggeri, i sedili sono rivestiti in carta invece che in tessuto, dalla radio escono solo rumori indistinti, si accendono solo metà delle luci, quando provate a mettere le frecce suona il clacsone quando provate a suonarlo parte il lavavetri che spruzza però sul cofano, senza considerare che all’auto manca il portellone posteriore e che 2 delle 4 ruote sono ruotini d’emergenza.

    Allora telefonate a chi ve l’ha venduta, che è un amico sul quale non volete infierire, e gli fate presente che non è proprio l’auto per la quale avevate pagato il prezzo pieno (il modello doveva essere una figata e non vi avevate voglia di litigare sul prezzo con un amico.

    Questi informa il costruttore, il quale vi contatta e dice che stanno studiando come migliorare il modello, che ha qualche difficoltà di gioventù, e vi invita a fungere da collaudatore e a fare una lista dei miglioramenti che vi piacerebbero, dicendovi che di alcuni ne terranno conto.

    Purtroppo il costruttore non si sogna nemmeno di proporvi la sostizuione della vettura, vi propone solamente di far vedere l’auto ad un meccanico della casa che orienterà il lavavetri, fisserà l’arredamento con il biadesivo, metterà del nylon al posto del portellone posteriore e riuscirà a fare in modo che infilando la chiave voi possiate avviare il motore.

    Questo è quello che è successo e che sta succedendo con Italia.it, dove lo stato è lo sfortunato acquirente, l’amico venditore qualcuno dalle parti di Lucio Stanca & Friends ed il costruttore è l’IBM.
    Il testimonial pubblicitario invece è Mr. “Pliiiss, visitS itali”.

  66. astrplan on

    Sulla questione della “partecipazione” di IBM/ITS/Tiscover attraverso una voce “puntiforme” di un “generico” team IBM/ITS/Tiscover… mando al blog questo commento provocatorio:

    Qualcuno pensa di avere intuito e sa spiegarmelo del PERCHÉ (I MOTIVI) vogliono “partecipare” a Ritalia?

    Il virgolettato sul “partecipare” è d’obbligo, dato che in nessun modo nel testo si trova traccia di DARE qualcosa alla comunità di Ritalia (idee, documenti, codice, videoproiettori, sostegno finanziario per il pranzo).

    @folletto magico
    Non voglio in nessun modo criticare l’apertura a IBM & c., ma sono troppo “addestrato” per non intuire che dietro alle azioni “aziendali” si muovono delle finalità “aziendali” e non “umanitarie”.

    In tal senso (probabilmente ad tanti altri “vecchi lupi di mare/montagna”) ho una visione “diffidente” (o prudente) a priori delle adesioni aziendali condizionate dalle contingenze di un “movimento d’opinione” così plateale rispetto all’operato delle “famose” tre aziende.

    Per questo, esorto tutti ha rinviare sempre e comunque alla comunità intera le informazioni, senza indugio e senza calcolo preventivo d’opportunità (si cresce insieme anche negli “errori”); questo non solo per la tipologia stessa della libera adesione in tutte le sue fasi… ma anche per non essere “responsabilizzati” da cose che possono essere USATE come arma per scatenare una involuzione del “fenomeno” stesso (personalismi, invidie, disconoscimento, dissociazione, FINE).

    @luca carlucci, frap1964 e altri editors
    Ho visto sulla piattaforma WordPress la possibilità di mettere dei SONDAGGI on-line (o è una personalizzazione?) nel blog con istogramma (che ne pensate?) [stile “Pensate che possa essere dannosa per Ritalia la partecipazione di IBM/ITS/Tiscover? (si,no,dipende,non so) oppure “ritenete importante mandare la petizione subito o quando raggiunge x mila firme?”] a puro titolo informativo e non vincolante, ma decisamente democratico (nel bene e nel male).

    Un’altra “idea” sarebbe la possibilità sui post e sui commenti dare un “appoggio” o “dissento” o “dipende” (o similari forme, questo per dare un minimo di ranking interno automatizzato anche nelle evidenze dell’history… senza togliere nulla al fatto che tutto viene pubblicato(*) in ordine cronologico.. un algoritmo “semplice semplice” dovrebbe vedere come pesato dei “clicks” rispetto alle settimane di “alive”… quindi mano a mano che passa il tempo in settimane (u.m.) rimangono a “galla/evidenza” in ambito settimanale quelli con il miglior rapporto “clicks/alive” che in generale sono anche quelli che finalizzano in un senso o nell’altro sia i post che la discussione nel “blog tematico”).
    [CIRRILICO? Già mi immagino il pensiero di qualcuno di voi: “ma che siamo una agenzia on-demand? Abbiamo cambiato lavoro?”… è veramente imbarazzante chiedere “volontariato” quando altri hanno milioni di euro a disposizione per fare (?) e qui… lasciamo perdere mi sta risalendo la pressione]

    @aghost
    Concordo e condivido la lunghezza d’onda.

  67. frap1964 on

    Una cosa su IBM ed una su rItalia.

    IBM
    IBM è un’azienda e il suo primo compito è cercare di soddisfare il cliente in tutte le sue richieste.
    Il cliente, o meglio il suo “rappresentante primo attuale”, qui si chiama Rutelli. Se Rutelli dice “metti online il cantiere di un portale”, IBM esegue. Se il cliente dice “apri ai bloggers“, questo movimento per me (e forse anche per te) è un potenziale problema, IBM esegue. Il principio è semplice: il cliente ha sempre ragione, qualsiasi cosa mi chieda di fare eseguo, basta che paghi. Questo finchè l’ammontare in denaro che è in gioco è sufficientemente alto da poter considerare un eventuale o possibile pregiudizio d’immagine conseguente come un male minore.

    rItalia
    La forza di rItalia, sino a questo “dialogo o discesa a patti” gestita, imho, malissimo dal punto di vista della comunicazione e della percezione comune, è stato il messaggio implicito nell’iniziativa. Ovvero:
    “Cara IBM, hai fatto un cesso di lavoro per questo Paese e hai chiesto un pacco di soldi per farlo ? Brava !! Adesso ti facciamo vedere noi come si lavora e cosa e come un pugno di veri professionisti, a gratis e in breve, sono in grado di fare per questo Paese.”
    A fronte della messa on-line di un prodotto oggettivamente eccellente e superiore, in un tempo ragionevole, il danno d’immagine per IBM sarebbe gravissimo, talmente grave da pregiudicarne sensibilmente i futuri fatturati sul mercato italiano informatico, nella PA e non.
    Questo IBM lo sa molto bene, quindi “aprendo e parlando” con rItalia (ma nei modi che crede) prova a controllare e condizionare questa dinamica.
    Questo semplice concetto rItalia non lo ha capito e sulla scia del “volemose bene per il bene del Paese” pensa che dialogare con IBM sia una buona soluzione, col risultato di danneggiare irreparabilmente la propria di immagine e facendo contemporaneamente un grande favore alla multinazionale dell’informatica.

    I danni d’immagine costano molto cari e si pagano sempre e comunque:
    siano di IBM o di rItalia.

    Meditate in rItalia, meditate…

  68. aghost on

    assolutamente d’accordo con frap1964, con una precisazione: se IBM ha messo il cessone on line nonostante lo stato penoso in cui si trovava per ordine di Rutelli, allora Rutelli è corresponsabile quanto se non più di IBM.

    Delle due l’una: o Rutelli “non sapeva” e allora la colpa di questo disastro se la piglia IBM, o Rutelli sapeva e in questo caso la colpa se la pigliano tutt’e due.

    Io sono propenso a pensare che Rutelli sapesse, perché altrimenti qualsiasi altra persona seria avrebbe contestato il lavoro. Invece zitto.

    Qui ci sono troppi furbi in commedia.

  69. frap1964 on

    @aghost
    Come poteva non sapere, Valerio Imperatori, direttore editoriale di Italia.it
    QUI lo dice più che chiaramente. E ci sono altre conferme.
    E poi è sempre lui che ha guidato e preannunciato a LaStampa.it questa “apertura”; vedi link sul commento sopra e qui: “apri ai bloggers

  70. mazzetta on

    Sul “Rutelli sapeva” ci andrei piano, o qualcuno pensa che Rutelli abbia le competenze, o il vissuto, per valutare il cessone?

    In ogni caso spettava ad IBM dire: France’, er portale nun è ancora pronto (rigorosamente in vernacolo, così capiva), non rispondere sissignore. L’IBM non dipende in via gerarchica dal governo italiano, e non spetta a Rutelli “sapere” lo stato d’avanzamento dei lavori e nemmeno conoscere lo stato dell’arte dell’informatica. Evidentemente avrà chiesto che il portale andasse online e l’IBM ha fatto quel che ha potuto o voluto fare, cioè una figura di merda.

    Tanto più che IBM era già inadempiente sui tempi di consegna del portale e che IBM ha tutte le competenze per sapere che il lavoro era stato fatto a membro di cane.

    Quindi nessuna scusa per una delle maggiori aziende informatiche mondiali, ci mancherebbe altro che potesse nascondere dietro l’inabilità di Rutelli la colpa evidente di un lavoro fatto più che male (o non fatto).

    Imho le associazioni di operatori turistici dovrebbero chiedere i danni direttamente ad IBM, come succede in tutti i casi nei quali l’assegnatario di un bando provoca un danno a terzi; se quelli della TAV fanno danni a terzi durante i lavori pagano loro, così è giusto che facciano IBM, Tiscover e chiunque abbia messo online quella schifezza.

    Lo dico soprattutto a beneficio delle regioni, anche perchè l’IBM è solvibile e se perde una causa per danni non la paga con gli stessi soldi nostri.

    Si parla sempre di efficienza del privato, bene, quando il privato è inefficiente e fa danni DEVE pagare, senza se e senza ma.

  71. aghost on

    però scusa: se io rutelli dico “buttatelo in onda” si possono verificare due ipotesi:

    ibm dice “a france’ guarda che il portale fa cagare” oppure ibm dice “ok capo!”

    Se rutelli era stato avvisato, la colpa è principalmente sua che l’ha voluto in onda comunque.

    Che rutelli sapesse poi mi pare avvolorato dal fatto non NON ha contestato un lavoro così indecente. Perché?

  72. frap1964 on

    @mazzetta
    Preciso, perchè forse sono stato frainteso. IBM ha tutta la sua parte di responsabilità (ed è molto ampia), ma il portale non sarebbe online se Rutelli non avesse chiesto esplicitamente che lo fosse a tutti i costi per la BIT (rivedersi la presentazione del logo cetriolone sul sito del governo). Abbiamo conferme e sappiamo dell’esistenza di verbali in ENIT che indicano come le Amministrazioni Regionali (sovrane in materia di Turismo) non fossero affatto d’accordo con questa linea d’azione. Proprio perchè lo stato dell’arte era ben noto. Le Regioni non faranno mai causa all’ IBM, perchè sanno bene di avere la loro parte di responsabilità, che peraltro è anche legata ai meccanismi burocratici di finanziamento dei loro progetti scelti dall’allora ministro Stanca. Qui ci sono corresponsabilità ampie e diffuse da parte di tutti gli attori, i quali stanno cercando, chi più chi meno, di fare a scaricabarile a suon di “disclaimer” sul sito, annunci alla stampa, lamento di assenza reale dei finanziamenti, ricorsi alla Corte Costituzionale (Lombardia e Veneto) per riaffermare la loro centralità e competenza in materia di turismo e via discorrendo. Il contesto è molto molto più complicato e articolato di quello che sembri a prima vista. Con i vari post si è cercato di spiegarlo nel dettaglio.

  73. astroplan on

    @aghost, @frap1964
    Al ministro Rutelli, molto probabilmente, non interessava più di tanto se fosse o meno pronto o come fosse fatto dietro la “copertina” (qualcuno per lui gli avrà detto: “Fancè pensa che bello, al BIT 2007 tagli un’ altro bel nastro.. alla faccia della dx… a Francè pensa che bello.. faccemò pure un video e lo mettemò su yooouu tuuubbèè così se fammò belli! hai capito Francè? Non tè preoccupà tra tre mesi è tutto fatto!”)

    La questione è se un Cliente (Rutelli/Innovazione Italia) vuole una quinta ruota davanti al parabrezza sulla loro automobile “fuoriserie” da 9.6 milioni di euro, i tecnici/ingegneri/redattori /responsabili vari etc. etc. devono imporre il punto di vista tecnico al Cliente che con capisce un tubo? oppure tutti a 90° e via?

    Ma visto che l’informatica italiana ormai la fanno dei COMMERCIANTUCOLI da quattro soldi. Non sono più progetti di tecnologia informativa automatizzata! E’ SOLO RIVENDITA DI PELLE UMANA SUB-APPALTATA!

    La professionalità sta andando a farsi completamente benedire! (anzi, ci è già andata! OGGI CONSULENTE NON VUOL DIRE NIENTE! al massimo PRECARIO)

    [Nota: non sono contrario alla flessibilità; MA CARA LA MIA AZIENDA: QUESTO E’ UN PLUS.. LA DEVI PAGARE MOLTO DI PIÙ’ DI UN CONTRATTO DI DIPENDENZA! questa è la mela avvelenata di un sistema politico MALATO!]

    Almeno una volta c’era il rispetto del fatto che si sapevano approssimativamente le potenzialità del mezzo “informatico”, ma nei momenti topici si cercavano figure veramente competenti per evitare di fare troppe bestialità.

    Adesso per loro è tutto un videogioco di lustrini.. quindi anche un “cogl….” può mettersi in cattedra ed indirizzare la “forza lavoro” dello sviluppo senza sapere un “H” di cosa stia facendo! senza aver ANALIZZATO IL PROBLEMA DA RISOLVERE E I MODI PIÙ EFFICACI ED EFFICIENTI PER RISOLVERLO.

    Quindi, credo personalmente, c’è una GRAVE OMISSIONE DI VIGILANZA della PA (tuttora inspiegabile la mancanza di intervento in forme ufficiali) ed un’altra grave colpa di carattere tecnico-gestionale ai livelli medio-alti del progetto italia.it; Se hanno uno straccio di abilitazione professionale, gli andrebbe revocata! Alla fine della fiera: I RESPONSABILI DOVREBBERO ESSERE LICENZIATI IN TRONCO! (ma, qui la politica la fa alla grande… con gli amichetti “coperti” di quello e di quell’altro).

  74. frap1964 on

    @astroplan
    Riguardo Rutelli è esattamente come dici tu (a parte il qualcuno per lui: è lui, ci sono conferme). La sua uscita a Ballarò (vedi post) è una lampante conferma del suo modo di agire e pensare. Per il resto ti ricordo il contenzioso in atto che non è ancora chiaro se e in che modo sia stato risolto. Tra i documenti richiesti nella petizione, non a caso, c’è anche l’atto transattivo …

  75. Luca Carlucci on

    Rutelli, in sta vicenda, s’è comportato col volitivo decisionismo dei potenti, ma non capendoci una fava in materia, cioè essendo lui del tutto incompetente, è andato incontro a una impressionante serie di scivoloni e figure di emme epocali, da antologia.

    A mo’ di aneddoto forse (e spero) leggendario, e per completare il quadro, dico solo che mi hanno riferito che le due pazzesche intro del portale, quelle rimosse subito, quella collo pseudopavarotto che gorgheggiava di qualità di qualità, e quella roba inqualificabile a metà strada tra uno spot di analgesici e una puntata di X-files (quella cogli idiomi che si sovrapponevano, e il montaggio cervellotico di figa, spaghetti e monumenti) le ha scelte e imposte lui di persona poco prima dell’online. Fosse vero, saremmo in presenza di un vero e proprio Re Mida digital-comunicativo all’incontrario. Ovvio che si tratta di una voce non verificata: ma se ci sarà occasione di chiederglielo, glielo chiederemo certo se è vero.

  76. frap1964 on

    @Luca – @Rutelli
    Comunque grazie France’, siamo qui a discuterne e a chiedertene conto solo grazie al tuo acume strategico in materia di web-turismo !

    Sul Pavarotto & C., anche fosse vero, negherà sino alla morte.

  77. Luca Carlucci on

    Dai, magari fra trent’anni, quando saremo tutti vecchi, e tutto ci sembrerà lontano e poco importante, e ci ritroveremo inteorno a un tavolo a bere vino con Francesco e a rinvangare i bei tempi che furono, ce lo dirà se è vero o no.

  78. Vincenzo on

    Sono d’accordissimo con l’autore del post. Più che altro sembra un modo per fermare il clamore attorno alla cosa: si è fatto casino (le cifre erano da capogiro, dunque è anche normale) e probabilmente si vuole chiudere la cosa un po’ alla ‘volemose bene’. Se si vogliono davvero delle critiche, basta farsi un giro sul web e copiare ed incollare tutti gli spunti che sono stati pubblicati: non ci vuole molto. Altrimenti, dobbiamo forse pensare che società che hanno accettato un lavoro di questo tipo, non avessero poi tecnici per progettarlo/pensarlo/valutarlo/realizzarlo come si deve? Mi sembra strano davvero, sebbene, vivendo in Campania, abbia più volte ascoltato storie che parlano di dipendenti non retribuiti a sufficienza anche a causa dell’offerta, in alcuni casi ben superiore alla domanda (insomma, sostituire una persona come un developer JAVA, C++ ecc.ecc. sembrerebbe oggi un affare piuttosto semplice). Specifico che non parlo della ITS, che nemmeno conoscevo, ma in generale.

  79. […] spazio commenti di scandaloitaliano relativo al post che annunciava l’apertura del “dialogo” tra IBM e Ritalia, e nei commenti dell’analogo post sul blog di Ritalia stessa, il 28 marzo, dunque tre giorni […]

  80. […] cronache di italia.it lo ricordano attivo fautore dell’allora […]

  81. […] rivolto a Matteo Renzi, insieme agli attuali 600 sostenitori. Andate a rileggere questo e questo post: il tutto durò lo spazio di una breve gita a Milano di molti […]


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